
Reggio Calabria -"La magistratura non intende riversare sugli altri poteri dello Stato l'intera responsabilità della disfunzione giudiziaria, ma non può nemmeno farsi carico di colpe altrui riaffermando che senza innovazioni legislative di vasta portata, senza una consistente provvista di risorse umane e materiali, la giustizia affonderà nella palude, scuotendo le fondamenta dello Stato". Lo ha affermato, aprendo a Reggio Calabria l'anno giudiziario, il presidente della Corte d'appello, Giovanni Battista Macrì. Macrì ha anche aggiunto che "l'odierna cerimonia che il legislatore ha voluto ascrivere nel novero delle udienze solenni andrebbe abolita essendo ormai obsoleta, barocca e, soprattutto, ripetitiva e priva di qualsiasi novità o serio contributo alla risoluzione delle problematiche che affliggono la giustizia". Parlando infine della scopertura degli organici, Macrì ha detto che si tratta di una situazione "allarmante: 24 magistrati giudicanti in meno, su un totale di 142 in organico, deficit riscontrabile anche presso l'organico degli uffici del requirente, a Reggio, Palmi e Locri. Le scoperture citate negli uffici - ha concluso - rendono estremamente difficoltoso perseguire una reale efficienza operativa”.
"Il contrasto alla criminalità si attua soprattutto fronteggiando l'economia mafiosa e aggredendo con la confisca i patrimoni. Per questo obiettivo è necessario investire risorse che consentono il recupero di consistenti ricchezze della 'ndrangheta e delle altre organizzazioni mafiose. Su questo obiettivo vi è ancora poca consapevolezza, soprattutto ai livelli più alti, ove probabilmente non è apprezzato il valore dei sequestri, che anche quest'anno ha sfiorato il miliardo e mezzo di euro". E' quanto ha scritto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, nella relazione allegata a quelle lette in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "L'affermazione di Paolo Borsellino, secondo cui la mafia è un sistema alternativo che offre servizi che lo Stato non riesce ad offrire - ha aggiunto - è attualissima. La dimensione organizzativa avanzata, che connota oggi la 'ndrangheta le consente di stringere relazioni di potere, di esplicare la capacità di infiltrazione o condizionamento della sfera politica ed istituzionale, di esercitare l'impresa mafiosa interferendo sul mercato e condizionandone lo sviluppo locale. Un sistema complesso in cui la struttura militare, dedicata al controllo del territorio ed alla consumazione di reati tradizionalmente mafiosi, è servente rispetto a quella economico-imprenditoriale, fatta non solo di imprenditori collusi, ma anche di commercialisti, avvocati, professionisti.
De Raho, inoltre, ha evidenziato "l'evanescenza del confine tra mondo del crimine e società civile, una rete collusiva stabile di rapporti ben diversi da quello tradizionale, tra delinquenti e vittime del reato. La rottura del confine - ha sottolineato - tra 'aggressore' e 'vittima', è risultata evidente nei rapporti di natura illecita tra criminalità organizzata e imprese appaltatrici di lavori pubblici, accertati a seguito di indagini dalle quali emerge, in alcuni casi, che sono state le stesse imprese legali a richiedere a gruppi mafiosi i capitali per potere ampliare i loro mercati. Le infiltrazioni della 'ndrangheta nelle attività imprenditoriali lecite sono facilitate dalla intrinseca debolezza e permeabilità delle istituzioni locali rappresentative della collettività".
Procuratore Generale Di Landro: “Contro di me attacco frontale”
”La mia vita professionale e privata è stata caratterizzata dall'anomalo, inusitato attacco frontale, condotto con particolare violenza dalla criminalità organizzata, ormai divenuta tanto potente da assumere dimensione internazionale''. Lo ha detto il procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro nella sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. ''La 'ndrangheta - ha aggiunto - è organizzazione unitaria con un governo di vertice che ne governa gli assetti, definito provincia o crimine, che assume o ratifica le decisioni più importanti ed ha la forza di farle rispettare anche con il sangue". Riferendosi direttamente agli attentati compiuti nel 2010 prima contro la sede della Procura generale e poi contro la sua abitazione, Di Landro ha sostenuto che "anche accedendo alla tesi della condotta materiale riconducibile alla cosca Lo Giudice, rimane ineludibile la domanda del contesto generale e della causale, da escludersi per il predetto modesto clan. E' possibile che gli attentati siano stati posti in essere dalla predetta cosca, ma quel che non si è assolutamente accertato è la motivazione di tali fatti criminosi, di gravissima portata pure per questa terra”.
Vice presidente Consiglio regionale Nicolò: “In relazione Macrì evidenziati mali della giustizia"
''La relazione del Presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria Giovanni Battista Macrì, riassume le preoccupazioni sullo stato della giustizia in questo distretto che affliggono i cittadini nel loro rapporto con le istituzioni giudiziarie". Lo afferma il vicepresidente del Consiglio regionale Alessandro Nicolò, che ha preso parte stamani alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2014 in rappresentanza dell'Assemblea di Palazzo Campanella. "Il Presidente della Corte d'appello - prosegue - ha fornito uno spaccato sui mali della giustizia che interroga le istituzioni tutte: dalla carenza degli organici, alle modifiche delle procedimentalità; dagli strumenti di indagine, ai tempi della giustizia, elementi che confermano la necessità di una forte azione dello Stato nel nostro territorio, tra i più esposti alle infiltrazioni della criminalità nella vita pubblica e nel sistema delle imprese. E' auspicabile che il Governo ed il Parlamento assumano le indicazioni emerse dalla relazione del dottor Macrì e da quelle allegate dei capi degli uffici giudicanti e requirenti del distretto giudiziario reggino, decidendo interventi finalizzati a colmare quelle lacune che frenano ed impediscono oggettivamente una giustizia giusta, certa, efficace, pilastro fondamentale nel rapporto tra il cittadino e lo Stato".
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