
Lamezia Terme, 28 agosto - La situazione liquidatoria dell’Afor, di cui si discute in questi giorni serratamente tra l’assessore regionale Trematerra e i vertici sindacali calabresi, sta mettendo a rischio il posto di lavoro di centinaia di operai e forestali. Tra i tanti finiti in cassa integrazione dal 21 agosto, figurano anche 13 lavoratori di una delle maggiori aziende vivaistiche della Calabria e, sicuramente, la più importante della provincia di Catanzaro, ovvero l’”Acqua del Signore”. Un giorno tristemente storico questo 21 agosto 2012, poiché, dalla sua costituzione, l’azienda, non aveva mai messo in mutua i suoi dipendenti. Fra l’altro l’azienda in questione, viene ricordata sempre per aver aderito anch’essa alla lodevole iniziativa, promossa dall’allora Vescvo di Locri-Gerace, Mons. Bregantini, di impiantare i famosi lamponi della Valle del Bonamico contro la ‘ndrangheta che impiegavano anche ex detenuti, poi svanita nel nulla.
Certo, le condizioni economiche attuali in cui versa il nostro Paese e, in particolare, quelle della nostra provincia, hanno fatto sì che la situazione precipitasse. Una situazione già molto instabile da almeno un paio d’anni (già nello scorso ottobre gli stessi operai dell’azienda vissero un mese senza poter lavorare nda), ma che, negli ultimi mesi, è peggiorata, al punto che gli stessi lavoratori sono stati costretti, per svolgere le consuete attività vivaistiche, sono stati costretti ad auto finanziarsi per acquisto d materiali, benzina, gasolio, terriccio e quant’altro servisse al mantenimento della struttura. Iniziativa, ovviamente, interrotta alla comunicazione dei vertici regionali di sospendere le loro attività lavorative. Per giunta, gli stessi lavoratori non percepiscono salario da circa tre mesi.
A spingere verso la protesta scritta gli stessi dipendenti dell’azienda, però, non è stato tanto il ritardato pagamento o la cassa integrazione, quanto la sordità e cecità della Regione, al cospetto di un impegno fuori dall’ordinario che i suddetti operai avevano garantito per tutelare tutto il patrimonio “verde” giacente in azienda. Centinaia, infatti, sono le piante che rischiano inesorabilmente di disseccare. E’ inutile dire l’immenso valore economico destinato a perire. Svariate tipologie di arbusti sono in pericolo: dagli oleandri agli aceri, cedri, ulivi, castagni, varie conifere e tutte le piante da frutto più comuni quali peri, meli, prugni, ciliegi e ribes. E ancora, lecci, salici, floreali ornamentali come ortensie, rose. Un’infinità di specie che, se non curate, saranno destinate all’immediato deperimento. Già in parte avvolte dall’erba che, col caldo eccezionale di questi ultimi giorni cresce a dismisura e appassite dalla mancanza d’acqua che non può essere più pompata dal pur vicinissimo fiume Corace. La determinazione dei 13 operai dell’azienda, comunque, se non saranno presi provvedimenti immediati, è destinata ad aumentare e a tradursi, quanto prima, in ulteriori e più pesanti forme di protesta a quel punto non solo scritte.
Alessandro Cosentini
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