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Reggio Calabria - Sono più mille i lavoratori Lsu-Lpu che si sono concentrati davanti palazzo Campanella a Reggio, in attesa del Consiglio regionale che dovrebbe iniziare alle 13:00 e che dovrà decidere del loro futuro. Assieme a loro molti Sindaci con la fascia tricolore a sostegno dei lavoratori diventati ormai indispensabili per il funzionamento degli enti locali. “Le manifestazioni di protesta - spiegano i sindacati Usb - di questi precari a vita sono scoppiate nei giorni scorsi, a seguito delle notizie giunte, per cui, non solo la regione non sembra in grado di programmare la più volte richiesta stabilizzazione di questi  5.200 lavoratori, ma addirittura sembra mettere in discussione il rinnovo della convenzione per il prossimo anno ed il pagamento delle spettanze per gli ultimi mesi di quest’anno”. L’Usb, che guida la protesta, assicura che oggi non si tornerà indietro senza avere i risultati richiesti.

Sindaci scendono in strada con precari per difendere servizi

I Sindaci dei comuni calabresi non intendono abbassare la guardia. "Siamo con i lavoratori - dicono - e per difendere la continuità dei nostri servizi e la loro dignità siamo intenzionati ad andare a manifestare a Roma". Lo hanno fatto nel corso di un confronto nella Sala Commissioni di Palazzo Campanella. Hanno chiesto di incontrare, prima dell'avvio dei lavori del Consiglio regionale, gli assessori al lavoro, Nazareno Salerno, e al Bilancio, Giacomo Mancini. "Vogliamo sapere quali decisioni intendono adottare oggi, e vogliamo partecipare ai lavori del Consiglio regionale". All'incontro hanno partecipato molti consiglieri regionali: Alfonso Dattolo, Mario Franchino, Candeloro Imbalzano, Demetrio Naccari Carlizzi, Nino De Gaetano, Giovanni Nucera. Molti sindaci hanno ribadito le difficoltà che deriverebbero dal mancato utilizzo dei lavoratori precari, che per grandissima parte svolgono mansioni e servizi essenziali ed insostituibili per la vita dei Comuni.

"Il problema non è - hanno ancora detto - la copertura delle mensilità 2013, ma la proroga dei contratti fino al 31 dicembre 2014, nel corso del quale pensare ad avviare e completare le procedure di stabilizzazione dei lavoratori Lsu-Lpu di tutta la Calabria, senza i quali molti comuni, grandi e piccoli della regione, sarebbero costretti a chiudere persino i loro uffici". "Le emergenze della Calabria a Roma non le capiscono - ha affermato stizzito un sindaco di un comune della provincia di Cosenza - ma non si tiene conto del fatto che l'utilizzo di questi lavoratori, quasi 'in nero', calpesta i diritti più elementari di ogni lavoratore". Al termine della riunione i Sindaci, scenderanno in strada per manifestare accanto e con i lavoratori che da stamattina manifestano davanti a palazzo Campanella.

Aggiornamento

Bottigliette vuote e uova sono state lanciate contro il cordone formato di carabinieri e polizia dai lavoratori Lsu-Lpu che stanno manifestando davanti alla sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria. Sale la tensione e la rabbia tra i precari che rivendicano soluzioni e, per questo, attendono notizie dalla delegazione composta da sindacalisti e sindaci che in queste ore, nella sede dell'assemblea calabrese, sta incontrando il presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti e l'assessore regionale al Lavoro, Nazzareno Salerno. Le forze dell'ordine in tenuta antisommossa presidiano l'area antistante l'ingresso dell'edificio.

I Consiglieri dichiarano che la Regione non ha carte in regola

Al termine dell’incontro del presidente della Giunta regionale con i sindaci e le forze sociali sulla tematica Lsu-Lpu, i consiglieri Nicola Adamo, Antonino De Gaetano, Mario Franchino, Pietro Giamborino, Giuseppe Giordano, Carlo Guccione, Damiano Guagliardi, Rosario Mirabelli, Sandro Principe, Francesco Sulla, Domenico Talarico, Pasquale Tripodi hanno sottoscritto questo documento:

“L’amministrazione regionale sulla vertenza degli Lsu-Lpu non ha le carte in regola. La Giunta regionale, nonostante gli impegni assunti al momento dell’approvazione del Bilancio preventivo 2013 ed ufficialmente rinnovati dall’assessore regionale al Lavoro nei mesi scorsi, non ha finanziato la quota di risorse di propria competenza per la copertura delle indennità e dei sussidi. Nella programmazione finanziaria non c’era da improvvisare nulla, si doveva solo riportare la quota ormai storicizzata di cofinazniamento regionale che, negli anni precedenti, almeno dal 2007 ad oggi non è sostanzialmente variata. Al Governo nazionale si possono anche chiedere maggiori risorse ma in Calabria bisogna aver fatto il proprio dovere. Non intendiamo assolutamente fare sconti alle responsabilità nazionali  ma riteniamo sia una debolezza invocare ora in Calabria il ‘tutti uniti contro Roma’. Abbiamo il diritto di essere ascoltati a Roma ma dobbiamo per questo presentarci con maggiore dignità e con una proposta che non può essere subordinata alla necessità di dover fronteggiare una esasperata condizione emrgenziale. Avere le carte in regola deve significare poter avere il diritto di ‘alzare la voce’ per rivendicare prioritariamente una soluzione strutturale per una stabilizzazione definitiva dei lavoratori e per un programmato, rapido percorso di svuotamento del bacino che costringe da oltre quindici anni i lavoratori in condizioni di precarietà. Le spettanze dei lavoratori maturate nel 2013 debbono essere garantite e corrisposte dalla Regione e non debbono essere addirittura scaricate sulle spalle dei sindaci, i quali già non riescono a fronteggiare le criticità dei loro bilanci. Solo così possiamo avere la forza di rivendicare a Roma un’approvazione immediata di norme legislative che superino i vincoli ostativi alla stabilizzazione, garantiscano i diritti pensionistici, istituzionalizzino un ruolo soprannumerario specifico per le assunzioni a tempo indeterminato e finanzino l’esodo volontario”.     

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