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Cetraro – Pubblichiamo la lettera aperta di Adriana Toman, in qualità di rappresentante dell’impresa, che ha realizzato la caserma dei carabinieri di Cetraro che ora rischia il fallimento perché i lavori non sono stati ancora pagati.
“Una situazione paradossale è quella in cui si è venuta a trovare l’impresa che rappresento a seguito di un lavoro per la realizzazione di un’unità immobiliare da adibire a nuova sede della Caserma dei Carabinieri di Cetraro (Cs).  Si tratta di  un contratto avente come oggetto “  Locazione di cosa futura”, stipulato nel 2001 tra il Ministero degli Interni e la società 2 ML a.s, a cui è subentrata in un secondo momento la Ottagono S.R.L.. Il Presidente del Consiglio forse ignora che la zona di Cetraro è segnata da una forte presenza criminale, che ne fa un nodo di controllo per tutta l’area costiera. Quanto mai una caserma dei Carabinieri rappresenta un ausilio alla tutela della legalità. Ma le cose sono andate malissimo, per le imprese, oneste coinvolte in questo progetto, che oltre alle pressioni e le minacce della malavita organizzata in corso d’opera,  al termine della completamento della struttura si sono viste negare l’impegno contratto dal Ministero degli Interni. Le imprese hanno sostenuto un enorme esbosrso di capitali, contratto  mutui presso gli istituti di credito,  garantiti nell’ avere come controparte un committente sicuro, lo Stato,  ma al termine si sono visti negato l’impegno preso. Parole, quelle di Renzi oggi a Scalea sulla tutela della legalità,  a cui dovrebbero seguire dei fatti. Capisce il Presidente del Consiglio che laddove il lavoro onesto viene a mancare si crea terreno fertile per reclutamento mafioso? Gli imprenditori coinvolti in questa incresciosa situazione, onesti e non collusi con la malavita  sono ora in ginocchio, con le banche che pretendono rientri impossibili, e gli operai sono a spasso. Nell’eventualità di un contenzioso tra le Imprese e lo Stato, quest’ultimo,  a parere di legali di ammistrazioni locali preposte che hanno visionato il contratto, sarebbe soccombente, con aggravio di spese a carico di quest’ultimo. Ma con i tempi della Giustizia italiana, in attesa della sentenza, cosa faranno tutti i lavoratori coinvolti in questo caso? La vera disfatta sarebbe vedere la disperazione spingere onesti lavoratori a dover diventare manovalanza al servizio di quella criminalità che blocca e controlla lo sviluppo di questa terra.  Oltre al danno anche la beffa. Durante la costruzione e la realizzazione dei diversi impianti, i lavori  venivano, seguiti,  visionati ed approvati dagli organi del Ministero degli Interni, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Prefettura di Cosenza,  che hanno effettuato innumerevoli sopralluoghi…e hanno anche scelto il colore delle pareti".

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