
Roma - Ance Calabria (Associazione Nazionale dei Costruttori edili della Calabria) ha partecipato alla presentazione della prima inchiesta realizzata in Italia sul dissesto Idrogeologico realizzata da Ance nazionale unitamente al Collegio Nazionale degli Architetti a quello dei Geologi ed a Legambiente.
A margine del convegno, tenutosi a Roma, Francesco Cava, presidente di Ance Calabria ha dichiarato: “Stiamo vivendo un’emergenza che in dieci anni ha devastato interi territori (quasi duemila gli episodi di dissesto) e procurato centinaia di vittime. Nel solo Gennaio 2014 in soli 23 giorni 110 sono stati gli episodi in tutto il territorio italiano, e ciò deve necessariamente far riflettere ed intervenire Governo, Regioni, Enti Locali, Organizzazioni di settore e professionali. Così come Sardegna, Liguria, Toscana e Veneto, anche la nostra regione purtroppo non fa differenza come terra dei primati negativi per il rischio dissesto. Un territorio, quello della Calabria, di 1.157 Kmq che vede tutti e 409 comuni che la compongono ad elevata criticità idrogeologica. Le cifre stanziate per i danni subiti dal territorio regionale (circa 220 milioni di euro)e gestite dal Commissario straordinario per il dissesto, hanno visto solo e soltanto il 10% di lavori appaltati per il rispristino dei danni. E diventa paradossale quanto positivo, che, ad esempio per il disastro di Sibari, sia la società civile a dare le risposte più concrete attraverso la promozione di una sottoscrizione di Associazioni e privati nel mentre le Istituzioni ancora discutono su cosa e come fare.
I disastri di Maierato, Gimigliano e Sibari, unitamente agli eventi alluvionali di questi ultimi giorni (basti pensare al destino dell’antica Kaulon, devono far comprendere, ha dichiarato Cava, come sia necessario superare rapidamente la logica dagli interventi post eventi, ed attivare, in sinergia tra i vari livelli istituzionali, iniziative di prevenzione dei rischi e di manutenzione più mirata dei territori.
Sicuramente anche in termini di risorse finanziarie – cosa di cui oggi si discute molto – si spenderebbe molto meno di quanto non diventa poi necessario stanziare per i lavori di ripristino dei danni conseguenti agli eventi calamitosi. Una corretta predisposizione di strumenti di pianificazione, una maggior cura dei Centri abitati, una seria politica di rispetto dell’ambiente, la cura della montagna, la pulizia degli argini dei torrenti ed una corretta politica di riuso del patrimonio immobiliare, sono tutti elementi che potrebbero contribuire a costruire un futuro più positivo. Un grido di allarme che, ha concluso Cava, riporteremo in Calabria, in una prossima iniziativa unitamente a tutti gli altri soggetti interessati, per fare in modo che, ciascuno per la propria parte, possa contribuire, anche attraverso l’utilizzo delle risorse comunitarie, alla stesura e definizione di un vero e proprio patto per la difesa e la qualificazione del territorio regionale.
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