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Gioia Tauro – Sarà annunciato il prossimo 16 gennaio in Parlamento il nome del porto italiano che ospiterà la nave che ha caricato le armi chimiche siriane a Latakia. Lo ha confermato il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, a Parigi per partecipare alla riunione degli "Amici della Siria". "La scelta del porto sarà fatta in base ai requisiti tecnici richiesti dall'Organizzazione per la proibizione delle armi Chimiche (Opac) e che il ministero dell'interno e delle Infrastrutture stanno verificando", ha aggiunto il ministro. Il capo dell'Opac sarà ascoltato il 16 dalle commissioni parlamentari. Bonino ha anche annunciato che il prossimo 3 febbraio si terrà a Roma una conferenza internazionale sull'emergenza umanitaria in Siria. A chiederlo all'Italia è stata Valerie Amos, sottosegretario per gli affari umanitari dell'Onu. "Il processo politico siriano e quello relativo all'emergenza umanitaria nel paese mediorientale devono procedere di pari passo", ha spiegato il ministro degli Esteri ricordando che nel comunicato finale della riunione odierna è stata accolta la sollecitazione italiana affinché si arrivi a "pause umanitarie" e a cessate-il-fuoco. Secondo il ministro degli esteri italiano, Bashar Assad deve lasciare il potere e l'avvio di un processo di transizione richiede che il presidente siriano si faccia da parte. "Non è pensabile che il responsabile di una guerra che ha fatto 130.000 morti resti al potere", ha detto Emma Bonino. La possibilità di un ripensamento sul destino del presidente siriano "non è neanche presa in considerazione". Su questo gli "Amici della Siria" sono "netti" anche se, ha aggiunto Bonino, "non ci nascondiamo le difficoltà" legate al futuro della Siria. La comunità internazionale spinge sull'opposizione siriana affinché partecipi "in modo coordinato e inclusivo" alla Conferenza internazionale che si terrà il prossimo 22 gennaio a Montreux. "Oggi", ha spiegato Bonino, "l'incontro è stato focalizzato su questo tema. C'è la preoccupazione che le divergenze all'interno dell'opposizione rischino di far dimenticare le atrocità del regime”. La strada del processo politico verso un governo di transizione è "salita" ma, ha sottolineato il capo della Farnesina, "lavoriamo affinché questa data (il 22 gennaio) sia mantenuta e si lavori partendo dalla dichiarazione di Ginevra I".

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