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Lamezia Terme - Pubblichiamo la riflessione di Enzo Vigo sulla fuga dei cervelli lontano dalla Calabria e su chi invece, prova ad investire il proprio futuro al Sud. "Scansando macchine e schivando motorini che schizzano fuori da ogni angolo, mi avventuro nel labirintico ‘pianeta’ della villetta, tra adolescenti normalmente inquieti e adolescenti decisamente inquietanti. Qua e là fa capolino qualche…’fuori quota’ ( si fa per dire) che vaga un po’ smarrito nella speranzosa ricerca di altri fuori quota. Qui brulica l’universo vivente dei quindici-ventenni che, in questo spazio strettoia, spremuto, compresso, esprimono tutta la loro briosa vitalità, i loro naturali travagli; qui galleggiano i loro sogni, le loro speranze, la loro poetica ingenuità; vanno ‘dove li porta il cuore’; alcuni, forse troppi, vanno ‘fuori strada’ o ‘lungo strade che non portano mai a niente’. Aldilà e fuori da questa specie di mura di cinta umano, sembra ormai esserci il vuoto; non esiste altro luogo (eccetto, in alcune sue lodevoli iniziative, la chiesa, quando  non vive di soli riti),dove si manifesti qualsiasi vagito di vita aggregata che possa definirsi tale. La ‘piazza’, la ‘Polis’ ha ormai da tempo perso il suo ‘prestigio’, la sua forza seducente; da tempo sembra che il pittore che l’ha dipinta, si sia dimenticato di usare altri colori e i suoi pochi, abituali ‘abitanti’, sembrano essere quelli dell’altra generazione, quella che ha forse vissuto gli anni migliori: i cinquanta-sessantenni, o giù di lì.

Altro pianeta, quasi separato, anche geograficamente, come luogo di ritrovo, quello dei più anziani, che in mancanza di panchine,, si siedono sulla loro vita, raccontandosi il passato o passeggiando sul ponte dei loro anni. Quello che sembra drammaticamente palese, è che pare esserci un drammatico vuoto in mezzo: quello dei trentenni-quarantenni; l’ossatura, la forza motrice di un paese, di una comunità, quella che dovrebbe essere o prepararsi ad essere classe dirigente, in senso lato. Il Sud ha i suoi ‘guerrieri’ più giovani e valorosi, sparsi per l’Italia e per il mondo a difendere, chissà perché,  altri paesi ed altre città. Questo è forse il vero problema , per certi aspetti il vero dramma non solo di una generazione, ma, del Sud: Aldilà delle discussioni su chi debba o non debba fare il sindaco, l’assessore, il parlamentare, ci sarebbe da chiedersi: il Sud può avere un futuro più dignitoso? Una parvenza di maggiore vivibilità umana? Certo, qualche ‘guerriero ‘ giovane e valoroso è rimasto, ma se togliamo qualcuno più fortunato, qualcun altro che…’adesso mi butto in politica’, altri che si barcamenano alla meno peggio, restano quelli che consumano il proprio tempo vissuto, in ore, giorni senza sapore, uguali, immutabili, ‘indaffarati a far niente’; per loro il Sud non sta diventando altro che attesa infinita, come una ‘stazione’ che hanno chiuso da tempo, dove forse il loro treno non passerà più( e non solo metaforicamente…). Da qualche parte, nel loro cuore, custodiscono una debole fiammella di speranza che il vento impetuoso della noia sta lentamente spegnendo".

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