
Cosenza - “Ci sono due modi per affrontare i problemi attuali che riguardano lo stallo dei progetti sulla statale 106 (pur inserita fra le opere prioritarie). Un modo è diffondere bugie e illusioni, presentare ordini del giorno, scrivere articoli fuorvianti della verità, invocare l’impossibile. L’altro modo è ragionare sulle condizioni oggettive che non hanno finora permesso il finanziamento dell’intero Megalotto 3 e la progettazione dei tratti verso sud. Leggiamo in questi giorni che un gruppo di parlamentari e di sindaci chiedono “l’avvio dei lavori” del megalotto 3. L’avvio dei lavori sarebbe un atto possibile (e naturale) se fosse stato approvato e finanziato il progetto definitivo, se fossero state applicate le tante e pesantissime prescrizioni nella redazione del progetto esecutivo, se quest’ultimo fosse stato redatto e approvato dagli stessi Ministeri che hanno posto le prescrizioni e pretendono di verificare ex-ante la loro osservanza, infine se Anas avesse consegnato il cantiere. Non solo. Se si fosse riunito il tavolo tecnico per definire quali opere compensative entrano nel 2% di legge e che fine faranno i lavori supplementari promessi in Conferenza dei servizi da chi non ha il potere e i mezzi per mantenere la parola. Tutti questi step sono a tutt’oggi mancanti e attendono la definizione nello stesso periodo in cui è stato arrestato il responsabile della struttura tecnica del Ministero Infrastrutture, è stato sostituito il Ministro, si è dimesso il presidente di Anas, l’Autorità anticorruzione ha acceso la lente d’ingrandimento sugli appalti, il Presidente della Repubblica non perde occasione per stigmatizzare il malcostume e la disonestà negli affari e il Governo si è impegnato a modificare (o abrogare) la Legge Obiettivo, cioè il castello che regge anche il progetto del Megalotto 3. Da non dimenticare, poi, che in tempi non sospetti, all’approvazione del progetto preliminare (nel 2007) tutti i soldi per permettere la gara e l’intera esecuzione c’erano. Ma un colpo di mano, con la consapevolezza e l’acquiescenza della regione Calabria, ne ha fatto sparire la quota che oggi risulta mancante. La stessa Regione, con gli stessi personaggi protagonisti, che nei giorni scorsi ha approvato un ordine del giorno sollecitando il Governo".
"Del resto, tutto l’ammodernamento della statale 106 nel tratto calabrese, stimato in 7,8 miliardi di euro, è carente del 78% dei fondi, cioè risultano mancanti 6,2 miliardi. E l’opera, considerata strategica ed inserita nelle modalità della legge obiettivo, è totalmente priva di uno dei requisiti richiesti dall’UE per l’erogazione dei suoi fondi: la partecipazione finanziaria dei privati. In tale quadro reale, ben più complesso di quello che qualcuno voglia far credere, non sembra che ordini del giorno, urla e proclami siano sufficienti a sbloccare il complicato problema. Soprattutto tenendo conto che le Autorità, i rappresentanti istituzionali, i funzionari ministeriali (anche quelli che assicurano la bontà del progetto, ma puntano il dito verso capricci politici), i tecnici di Anas e i Sindaci del territorio conoscono benissimo la verità. Dal Ministro del Rio abbiamo sentito affermazioni di buon senso circa il risparmio di pubbliche risorse e di patrimonio, da raggiungere anche progettando le opere in modo da recuperare al possibile l’esistente. Fin dalla presentazione del progetto definitivo (febbraio 2014), che stravolgeva totalmente il preliminare approvato, violando vincoli e non rispettando le prescrizioni ambientali, era chiaro che non si trattava di un buon progetto. Ovvero, che il preliminare era stato fatto con i piedi. Le modifiche e integrazioni richieste dalla Commissione Via e dal Ministero dei Beni culturali, oltre alle pesantissime prescrizioni che vincolano i loro pareri, ne disegnano un progetto ancora più stravolto e rattoppato, con l’aggravante dei costi aumentati a dismisura e del disconoscimento delle opere compensative richieste dai Comuni".
"In tale contesto, ferma restando l’assoluta necessità di ammodernare la statale 106, l’atteggiamento più serio e responsabile è quello di chiedere al nuovo Ministro un tavolo di riflessione, in cui esaminare tutte le criticità e trovare una soluzione alternativa all’attuale tracciato Sibari-Roseto. Soluzione alternativa che a parere del Comitato Cittadini Alto Jonio è sempre il raddoppio dell’esistente E90 ove possibile, bypassando i paesi di Roseto, Amendolara e Trebisacce con doverose gallerie, ricongiungendosi al bivio di Doria con il tratto de Megalotto 4 da allungare fino lì. La soluzione ha solo aspetti positivi: minore spesa, minore devastazione ambientale, nessuna necessità di abbandonare l’attuale E90 come relitto da riqualificare con ulteriori spese, più veloce esecuzione, più tempo e soldi per proseguire con i tratti verso sud. L’ostinazione di Anas e dell’ex-Ministero Infrastrutture nel difendere un progetto indifendibile è stata ampiamente spiegata dal venuto alla luce losco sistema affaristico che sta alla base degli appalti e dei progetti e che per fortuna per ora è stato bloccato. Ma non si comprende più l’ostinazione a disconoscere la verità da parte di chi continua a negare l’evidenza e non vuol vedere la soluzione che c’è. Inoltre, non si capisce la testarda fissazione sullo sblocco del Megalotto 3 (in massima parte già costruito ex novo trent’anni fa, con due corsie ben più larghe che nel resto della 106), quando molto più pericolosi sono i tratti verso sud, urgentissimi e la cui esecuzione non è vincolata al Megalotto 3. Si spera che il nuovo Ministro, l’Autorità Anticorruzione e il Cipe mantengano fede alle intenzioni del Governo nel fare chiarezza sugli appalti e sui costi, nell’individuare i progetti giusti, nel finanziare le opere necessarie sì, purchè realizzate bene e rispondenti alle norme generali e alle prescrizioni”.
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