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Roma - Controlli a tappeto, in impianti di trasformazione delle uova ma anche negli allevamenti di galline, in attesa della riunione di mercoledì a Bruxelles per fare il punto con tutti i paesi coinvolti. E' quanto stabilito nell'incontro di oggi al ministero della Salute, con la partecipazione del ministro Beatrice Lorenzin, tra le Amministrazioni principalmente interessate alla tematica della contaminazione di uova da fipronil (Ministeri della Salute, delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico) e le principali organizzazioni della filiera produttiva. L'incontro era finalizzato a illustrare le azioni adottate dal ministero della Salute, anche in vista della riunione del Comitato PAFF nella Sezione che si occupa della sicurezza tossicologica nella catena alimentare, che avrà luogo appunto mercoledì 30 agosto.

Il ministero della Salute ha comunicato, ricevendo apprezzamenti da parte di tutte le Associazioni presenti, le ulteriori iniziative riguardanti il controllo ufficiale avviato negli allevamenti del territorio nazionale, che prevedono prelievi di campioni in 845 unità, e la prosecuzione - che sarà rimodulata sulla base degli esiti della prima serie di controlli eseguiti - di quelli sulle fasi successive alla produzione primaria. Le parti presenti hanno concordato di chiedere alla Commissione europea di adottare proprie iniziative al fine di armonizzare gli interventi in corso nei diversi Stati Membri, riservandosi comunque l'adozione di ulteriori misure nazionali. Nel contempo, le Associazioni hanno manifestato il loro impegno a rafforzare l'autocontrollo mirato alla ricerca del contaminante, estendendolo a tutte le unità produttive degli associati.

Coldiretti, bene controlli, no allarmismi

"Gli ottimi risultati dell'attività di contrasto dimostra che in Italia il sistema dei controlli funziona ma va sostenuto da un forte responsabilizzazione della filiera per la "certificazione Fipronil free" ed un impegno sul piano della trasparenza dell'informazione estendendo l'obbligo di indicare l'origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati e togliendo il segreto sulla destinazione finale dell'import". È quanto afferma la Coldiretti in occasione dell'incontro al Ministero della salute per valutare la problematica delle uova contaminate. "In attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione l'attività di autocontrollo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline è - precisa la Coldiretti - una azione di grande responsabilità dei produttori nazionali che rafforza le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie contro il rischio di allarmismi. Ma l'Italia ha importato 38,1 milioni di chili uova fresche di galline nel 2016 e ben 11 milioni di ovoprodotti per i quali occorre garantire trasparenza e controlli dopo con l'allarme che è esteso in tutta Europa. A livello nazionale - continua la Coldiretti - consumano in media circa 215 uova a testa all'anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Sulle uova in guscio l'indicazione di origine è presente ma è necessario - spiega la Coldiretti - migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici mentre bisogna togliere dall'"anonimato" gli ovoprodotti ed i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall'estero. Una mancanza di trasparenza situazione che alimenta incertezza e frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali". Per combattere gli allarmismi e dare garanzia ai consumatori e ai produttori "l'esperienza delle emergenze degli ultimi anni ha dimostrato l'importanza della trasparenza delle informazioni con l'introduzione dell'obbligo di indicare in indicare in etichetta l'origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti, ma - conclude Coldiretti - va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l'indicazione delle aziende che importano materie prime dall'estero per consentire interventi mirati".

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