
Roma, 30 novembre - Sono tante, il 90%, le aziende che falliscono una volta sequestrate alla criminalità organizzata e fatte emergere dall'illegalità: "i costi di gestione lievitano, il 90% non riesce a restare sul mercato e viene messo in liquidazione. I dipendenti perdono il lavoro e non hanno alcuna forma di tutela". La denuncia è degli Amministratori giudiziari (Istituto nazionale amministratori giudiziari-Inag), riuniti in congresso nell'ambito del Salone della Giustizia. "Condividiamo alcuni aspetti dell'iniziativa della Cgil nazionale, che sta raccogliendo firme per una legge di iniziativa popolare per 'l'emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzatà", dice Donato Pezzuto dell’Inag. Gli amministratori giudiziari fanno notare che "nel passaggio dall'area dell'illegalità a quella della legalità i costi di queste aziende aumentano: prima non venivano pagati i contributi ai dipendenti, i salari e gli stipendi erano ridotti in violazione dei contratti collettivi e Irpef e Iva erano evase in parte o in toto". Le conseguenze sul fronte dell'occupazione, aggiungono, "sono disastrose: migliaia di posti di lavoro vengono persi. Sul piano sociale viene alimentata la sfiducia nella capacità dello Stato di dare lavoro, a vantaggio della credibilità, paradossalmente, delle diverse mafie territoriali".
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