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di Claudia Strangis

Lamezia Terme - Ottomila incendi in neanche tre mesi: un’emergenza senza fine quella che ha interessato la Calabria nella stagione estiva. Un bollettino quotidiano di interventi in una regione che, già tormentata dalla siccità, è stata letteralmente messa in ginocchio. A bruciare sono stati ettari ed ettari di vegetazione, mandando in fumo, letteralmente, uno dei più grandi patrimoni naturalistici calabresi. La più flagellata è stata la zona del cosentino, ma a conti fatti, anche le altre province non sono state risparmiate. Colpita anche la zona del lametino, con il monte Mancuso, che sovrasta la città della piana, in fiamme, e tanta paura nelle frazioni montane, come ad Acquafredda e San Minà, oppure a Piano Luppino, dove le fiamme hanno lambito le case. Chiusa l’emergenza estiva, non solo si devono fare i conti con gli ettari di foreste bruciati ma, soprattutto, con l’autunno che sta cominciando a fare capolino, e quindi con le prime piogge in arrivo, bisogna considerare anche il pericolo dovuto al rischio idrogeologico. La Calabria è una terra fragile, sotto molti punti di vista e per prevenire rischi ancora più grandi, la Protezione Civile ha messo in guardia 82 comuni calabresi, tra i quali rientrano anche Lamezia, Martirano Lombardo e Platania. E proprio con il responsabile della Protezione Civile regionale, il geologo Carlo Tansi, alla guida del dipartimento dall’ottobre del 2015, abbiamo cercato di capire quali sono le criticità più evidenti, le iniziative messe in atto e le novità.

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Partiamo da un dato numerico, quasi 8000 incendi che hanno interessato il territorio calabrese nel corso dell’estate. Qual è la situazione adesso, e quali gli interventi in atto?

“A parte il numero di incendi è importante, secondo me, la superficie bruciata. Potrebbero anche esserci tanti piccoli incendi che bruciano una piccola superficie. Quest’anno, a differenza degli anni passati, sono stati bruciati parecchi chilometri quadrati. Faccio un esempio: abbiamo dei dati aggiornatissimi, nella sola provincia di Cosenza, sono andati in fumo, 413 chilometri quadrati. Diciamo che, per tutta la Calabria, non dico che il dato si raddoppi, ma quasi.

Ecco, voglio chiarire un aspetto: la Protezione Civile non spegne gli incendi, perché di questo se ne occupa Calabria Verde da un lato, nelle zone boschive, e quando il fuoco arriva a meno di cinquecento metri dal centro abitato o a meno di cinquecento metri dalle strade, in quel caso intervengono i Vigili del fuoco. La Protezione Civile deve soccorrere la popolazione. Così, se il fuoco si dirige verso alcune aree abitate, la Protezione Civile, supportando i Sindaci, deve fare in modo di occuparsi della messa in sicurezza delle persone. Gli altri ambiti non spettano a noi. Si occupa anche dei problemi più grossi regionali, come quello idrogeologico, come le alluvioni o le frane. Quando ci sono gli incendi, questa situazione è amplificata, perché quando brucia una foresta, un pendio, un versante, si crea un velo di cenere che fa diventare il terreno impermeabile, quindi alla prima pioggia, l’acqua anziché infiltrarsi nel terreno e alimentare le falde, scorre in superficie, e quando scende lungo i versanti, crea dei fenomeni alluvionali perché l’acqua si porta con sé tutto il terreno che è eroso, scatenando anche delle frane. Abbiamo creato una carta degli incendi, ottenute tramite il progetto “Copernicus”, che ci ha permesso di avere tutti i dati per cartografare gli incendi. A fine stagione abbiamo preso la carta con tutte le superfici bruciate e l’abbiamo sovrapposta con le carte delle frane del Pai, e dove c’era la sovrapposizione delle frane con incendi, quelle sono risultate le zone più pericolose. E abbiamo individuato queste situazioni di criticità per 82 comuni calabresi. Sono stati tuti quanti allertati ulteriormente: già le zone sono monitorate ma se, nel corso dell’estate, quelle stesse zone sono state colpite da incendi, allora dovete stare ancora più attenti.

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Dopo questi, abbiamo il rischio sismico. I terremoti quando arrivano, non preannunciano, non è come l’allerta meteo. Non c’è nessuna allerta, almeno al momento, nessun avvertimento. E quando arriva, In Calabria, non è come quello che è accaduto ad Amatrice o l’Aquila ma, in questa regione, il terremoto più stupido ha fatto 500 vittime. Abbiamo avuto quello del 1908 che ne ha fatto 120mila, quindi l’effetto del terremoto è stato amplificato dalla qualità scadente dei terreni.

Il calabrese deve capire che se le case vengono costruite secondo la rigidissima normativa antisismica, in questo caso possono resistere anche a terremoti di magnitudo anche superiore a 7. Chi costruisce le case con la relazione dell’ingegnere, architetto, di quella del geologo, che è importantissima, può stare tranquillissimo. Mentre chi ha costruito le case abusivamente, non deve avere paura del terremoto, ma il terrore. C’è poi un altro aspetto, ci sono anche case o soprattutto edifici pubblici, costruiti fino agli anni 70, che non prevedevano la rigida normativa antisismica. Le leggi in Italia si sono inasprite dopo i grandi terremoti. Negli anni ‘60/’70 ci fu il boom edilizio, e le case, furono costruite non abusivamente ma secondo le leggi dell’epoca che erano meno restrittive rispetto a quelle di oggi. E allora in quel caso sarebbe opportuno farsi consigliare per chi ha paura di abitare in quelle case.

Concentrandoci sul territorio lametino, a proposito di rischio sismico, tempo fa proprio il Comune di Lamezia Comune fu inserito tra quelli “campione” per i piani di emergenza, uno strumento fondamentale.

“In caso di terremoto, una delle principali cause di morte è il fatto che le persone scappano in aree dove non devono andare, questo perché non si sa gestire l’emergenza. Emergenza non solo in caso di sisma ma anche in caso di alluvioni, come è successo a Livorno qualche settimana fa. I piani di emergenza servono a questo. Penso a Lamezia, in caso di terremoto: esistono delle aree in cui insistono dei palazzi, delle strutture che sono sicure e che sono esenti dal crollo. Mentre ci sono altre aree che sono più vulnerabili. Ecco, il piano di emergenza, che sono sempre stato visti come un atto burocratico che i comuni dovevano avere, sono fondamentali e non dovrebbero essere conosciuti esclusivamente dagli addetti ai lavori ma soprattutto dai cittadini.

Abbiamo pensato, quindi, che debbano essere divulgati ala popolazione. Li abbiamo riportati tutti online e come percentuale siamo quasi al 100%. Come numeri siamo a 404 comuni su 408 che hanno un loro piano di emergenza e a metà ottobre ci sarà la presentazione e questi piani verranno condivisi anche con il dipartimento nazionale in modo tale che anche da lì sapranno quali sono le aree che abbiamo stabilito, per gli edifici strategici, per l’ammassamento di persone, per l’atterraggio dei mezzi. Tutto ciò che è necessario per gestire l’emergenza, comune per comune. La Calabria, in caso di grande terremoto, è coperta e su questo mi sono battuto tantissimo proprio per le criticità che insistono su questa regione. Abbiamo pensato di creare un’app, così che ogni cittadino possa scaricarla e avere sul proprio smartphone il piano di emergenza. Ci stiamo lavorando e sarà attiva, probabilmente, tra qualche mese, affinché vi si possa accedere anche se offline. È facile, infatti, che in caso di emergenza saltino i collegamenti telefonici. Aspettiamo inoltre, l’ok per l’acquisto della cartellonistica, così che le persone anche visivamente identifichino i luoghi per la gestione delle emergenze e comincino a familiarizzare”.

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E per quanto riguarda la gestione delle emergenze, appunto, quale è il ruolo dei sindaci?

“In caso di eventi calamitosi, il primo responsabile è sempre il Sindaco. Per quanto riguarda Lamezia, poiché ormai è una città a tutti gli effetti, quasi più grande di Cosenza, stiamo cercando di creare un polo di Protezione Civile, discutendo con il sindaco Mascaro che dovrebbe darci a disposizione dei locali per poter mettere anche a Lamezia dei nostri mezzi, dei nostri uomini sul posto per poter organizzare l’attività. Poiché Lamezia la vedo come un grosso centro, anche strategico, con aeroporto, autostrada e ferrovie. A livello strategico, quindi, la vedo ed è, la città più importante della Calabria. E anche per gli eventi calamitosi che negli anni l’hanno riguardata, penso ai grandi terremoti come quello del 1638, voglio potenziare quella sede. Abbiamo lanciato questa app, "EasyAlert", facilmente scaricabile da Android o da Apple store, posso avere informazioni su tutti i tipi di calamità, in tempo reale. Si può anche segnalare direttamente dall’app. Quindi è una novità importante a tutti gli effetti. E la cosa positiva è che abbiamo avuto quasi un milione di visite sul sito in un mese e mezzo e quasi 10mila download. Per questo invito tutti i calabresi a scaricarla”.

La versione integrale dell’intervista sull'edizione cartacea de Il Lametino 236 in edicola

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