
di Battista Notarianni
Lamezia Terme, 31 agosto - Antonio Borelli - 43 anni, sposato, con due figli - dal 6 giugno scorso dirige il commissariato di Lamezia Terme. E’ vicequestore. Ha un curriculum di tutto rispetto, certificato non solo dalla sfilza di lodi, encomi, encomi solenni in parte appesi al muro della sua stanza. Dopo l’addestramento alla Scuola superiore di Polizia (87-92), fu mandato a Gioia Tauro, dove restò sino al 1995 con la qualifica di vicedirigente (“Quell’esperienza mi ha forgiato”). Nello stesso anno il trasferimento alla squadra mobile di Catanzaro, lavorando con la DDA. E già da allora si occupò di Lamezia Terme. Racconta, con soddisfazione, di quando riuscirono, per primi, a installare una “cimice” dentro la casa dei Torcasio. E tra le tante raccolsero una sibilante frase della matriarca, Teresina Cerra, che all’epoca aveva i tre figli (successivamente tutti uccisi) in carcere: “Si nun escuno punimuli tutti”. Dopo l’esperienza nella squadra mobile, fu capo di gabinetto del questore, dirigente al personale prima e poi alla polizia scientifica nel 2010. Esperienze interessanti ma non adatte al suo carattere di combattente, evidente nel suo “body language”. Sembra infatti un bisonte pronto a scattare, ma non per la stazza quanto per l’ energia che trasmette. <Non mi piace il lavoro d’ufficio, preferisco l’azione. Anche se a livello dirigenziale, il lavoro di passacarte non fa per me, io voglio stare in prima linea>. E in prima linea è tornato, perché dal 6 giugno è a Lamezia Terme. Un arrivo caldo: il giorno prima era stato ucciso Villella. Una esecuzione di “stile” mafioso (una fucilata in faccia) ma che non aveva nulla a che fare con le cose di mafia. E’ da questo suo primo impatto (ma bisogna sottolineare ancora che già conosceva la realtà di Lamezia) cominciamo l’intervista.
Non era ancora insediato a Lamezia che ha avuto subito un caso omicidio. Un bel biglietto da visita da parte della città…
“Il giorno prima del mio arrivo sono stato chiamato perché era stato rinvenuto un cadavere in contrada Pullo. Non sapevo di chi si trattasse ma sono arrivato subito anche perché me ne sarei dovuto occupare ugualmente il giorno dopo. Inoltre ritengo fondamentale l’esito del sopralluogo e lo ritengo una fortuna perché poi una serie di indizi ci ha permesso nel giro di 15 giorni di arrivare alla soluzione del caso”
In un primo omento si pensava che fosse un omicidio della criminalità organizzata.
“Sì, all’inizio pensavamo che fosse un omicidio fatto dalla criminalità organizzata, invece non lo era ma l’autore materiale del delitto è una persona molto pericolosa”.
Gli avevano sparato in faccia, da qui l’impressione che fosse una esecuzione mafiosa.
“ Sì infatti. Per questo dico della pericolosità della persona, Dattilo Michele. Costui aveva passato 27 anni in carcere per quattro sequestri di persona e degli omicidi. Lui era stato l’autore materiale dei sequestri di persona a Lamezia negli anni ’70 (Bertucci, e credo Bortolami), li teneva chiusi nella sua casa. Inoltre era una persona molto violenta. Ora ha 66 anni, in quest’omicidio c’erano anche una serie di concause: la moglie che voleva toglierlo di mezzo perché era stata picchiata, Giampà per una serie di motivi e Dattilo perché gli era giunta voce che Villella voleva attentare nei suoi confronti. Non era quindi un episodio di criminalità organizzata”.
Rispetto agli anni in cui da Catanzaro indagava su fatti di Lamezia, come ha trovato, ora che è qui, Lamezia Terme?
“Da un punto di vista sociale molto migliorata. Mi ha molto colpito l’organizzazione di questi eventi sulla legalità, come Trame, cose che 15 anni fa molto probabilmente credo che a Lamezia non ci sarebbero state sicuramente. Dal punto di vista criminale non sono cambiate le dinamiche, sono cambiati i personaggi”.
In che senso, scusi.
“Significa che oggi ci sono i vincitori delle guerre di mafia di allora”.
Sono peggiori?
“ No, il problema resta sempre lo stesso e cioè quello della ricerca di un riconosciuto controllo del territorio, riconosciuto dalle altre organizzazioni criminali, quindi anche estorsioni che possono sembrare non interessare alla criminalità organizzata. Infatti, estorsivo significa, in questa zona, in sostanza questo: “Anche se mi devi dare duecento euro e sei un piccolo bar, qua comando io, e qua mi devi dare duecento euro”. Ripeto, in questo comportamento nulla è cambiato. Può essere cambiato nella misura in cui qualche organizzazione criminale ha fatto un salto di qualità e, a quanto dicono le indagini, di impiegare i soldi acquisiti illecitamente nel finanziamento di imprese commerciali”.
Esiste a Lamezia quello che Falcone e Borsellino hanno chiamato “Terzo livello”, quello della collusione, la zona grigia tra ‘ndranghetisti e politici o professionisti, prestanomi per riciclare i soldi sporchi?
“ Questo ancora non ho elementi per dirlo non fosse altro perché sono qua da un mese e mezzo. Perciò per adesso su Lamezia non posso fare un’analisi di questo tipo. Ma, come dappertutto, le organizzazioni criminali cercano di entrare nei gangli della amministrazione, e nemmeno ai “piani alti” perché anche l’amministrazione comunale a livello di ufficio tecnico per sapere, per esempio, quali sono gli appalti, può servire. E credo che questo si cerca di farlo anche qui, come dappertutto”.
Le cosche hanno bisogno di persone insospettabili per il riciclaggio dei soldi sporchi.
“Sì, ma questo comporta un livello superiore”.
Questo livello superiore a Lamezia è già operativo secondo lei?
“ Sì. Non di tutte le cosche ma per alcune sì, hanno già “investito”. D’altronde quando si fanno grossi traffici di droga il guadagno è talmente ampio che questi soldi bisogna reinvestirli, non possono essere interrati in dei sacchi… Anche perché reinvestendoli diventano puliti. Da questo punto di vista devo dire però che le attività che sta facendo la Procura e anche noi come Polizia con sequestri e confische dei beni sono state rilevanti. Per quello che ho visto, anche nel passato”.
Lei ritiene che la collaborazione della città, dei cittadini, il supporto nei confronti della Polizia nella lotta per la legalità sia sufficiente?
“ Si può migliorare di molto”.
Vuol dire che la collaborazione è minima?
“La città risponde se vede che dall’altra parte c’è efficienza. Ma attenzione, io faccio due tipi di classificazione: la città intesa come cittadino è fondamentale per gli arresti che fanno le volanti. Ma non stiamo parlando di attività investigativa contro la mafie bensì di furti, danneggiamenti, spaccio di droga. La segnalazione del cittadino è fondamentale. E le segnalazioni non sono moltissime ma ci sono. Queste segnalazioni ci consentono di arrivare dove noi non possiamo arrivare. Il cittadino che vede una cosa può continuare a vederla, mentre se passa la volante quello che sta spacciando prenderà le sue precauzioni. E questo è il primo livello di collaborazione”
Il secondo livello di collaborazione qual è?
“E’ quello che può dare un imprenditore taglieggiato, e qua ci sono stati dei segnali che sono stati forti ma sono rimasti circoscritti a un numero limitato di imprenditori. Ora se il fenomeno estorsivo è vasto, come noi pensiamo che sia, tre-quattro-cinque imprenditori che collaborano oppure dicano di avere ricevuto pressioni e intimidazioni a scopo estorsivo sono pochi”.

Quindi le risposte all’usura sono ancora scarse rispetto alla grandezza del fenomeno.
“Sono scarse rispetto al fenomeno però sono molte rispetto al passato, perché nel passato non ce ne erano per nulla, in passato non c’era collaborazione. Tuttavia se guardiamo all’oggi nel complesso sono ancora poche. Ci sono tante organizzazioni criminali, tanti centri commerciali: se parliamo di imprenditori che reagiscono al racket e collaborano con noi, dico che si contano con una mano e non si arriva neanche a cinque. Sì, il numero è inadeguato”.
La lotta alla criminalità organizzata è il vostro primo fronte. Ma quali sono gli altri?
“Ricordo innanzitutto che il commissario è anche autorità locale di pubblica sicurezza. Gli altri fenomeni che possono inficiare l’ordine e la sicurezza pubblica qui a Lamezia sono quelli relativi a una mancata integrazione della popolazione Rom. Perché noi oltre a occuparci di criminalità organizzata, ci stiamo occupando di demolizioni di manufatti abusivi appartenenti anche alla criminalità organizzata ma non solo, e anche allo sgombero e relativa demolizione del campo Rom. Noi dobbiamo ottemperare alle esigenze della popolazione Rom, ma lei sa benissimo che quando dobbiamo trasferire famiglie Rom in quartieri c’è una levata di scudi sia da parte loro che da parte di alcuni esponenti della politica e questo è un fenomeno che noi dobbiamo affrontare con metodo”.
Ha parlato di levata di scudi anche di politici.
“Con questi interventi di esponenti politici, noi siamo sconfitti in partenza così”.
Serve una maggiore collaborazione…
“Il nostro questore parla di sicurezza partecipata, sicurezza partecipata significa che per risolvere un problema di salute sociale si deve fare rete. Davanti ci vogliono magistratura e forze dell’ordine ma poi anche scuola, famiglia, ci vuole il comune, la provincia, la regione. Devono collaborare tanti enti. Noi quando andiamo a fare gli sgomberi per le demolizioni, portiamo gli assistenti sociali se ci sono minori, la croce rossa per eventuali malati, noi andiamo là cercando di coinvolgere tutti gli enti. Perché da soli è una battaglia persa. La scuola è fondamentale in questo perché noi dobbiamo pensare a fra vent’anni, trent’anni. Noi facciamo incontri per la legalità, bisogna dare dei piccoli segnali, non possiamo pensare di fare tutto da soli”.
C’è una guerra all’interno delle cosche?
“In questo momento c’è senz’altro una cosca soccombente”.
Quale cosca ha organizzato questi omicidi? Può dirlo?
“No perché su questa notizia vige il segreto istruttorio, se ne stanno occupando i carabinieri”.
Importante la collaborazione dei cittadini per il vostro lavoro.
“È fondamentale per avere un maggiore controllo del territorio, per sapere ciò che succede in città. Importante la partecipazione dei cittadini nel denunciare tutto ciò che subiscono, perché noi sappiamo che il dato che emerge è la punta di un iceberg, perché c’è gente che rinviene due proiettili di fucile e cerca di risolvere la questione da solo e sono queste persone che noi dobbiamo portare a fare la denuncia. Quindi è fondamentale la partecipazione dei cittadini perché insieme a loro possiamo avere risultati. Se invece restano indifferenti, non siamo destinati a vincere”.
Come giudica la situazione del Cie di Lamezia?
“Attualmente la situazione del Cie da un punto di vista dell’ordine pubblico è ok. Prima che arrivassi c’erano segni di malessere all’interno, soprattutto da persone che stavano in carcere e che vogliono ritornare nel loro Paese. Però sono stati fatti lavori nella struttura per aumentare la sicurezza. Inoltre c’è maggiore sicurezza rispetto a prima soprattutto per il fatto che abbiamo meno ospiti rispetto al passato. In questo mese e mezzo non abbiamo avuto problemi. Poi anche al Cie bisogna tentare di dialogare con i suoi ospiti. Ricordiamo che gli ospiti del Cie sono persone o in attesa di identificazione o in attesa di espulsione”.
Essere clandestini secondo la vecchia legge era un reato. Ora, su input della Comunità europea, è stato derubricato a violazione amministrativa. Ha portato più carichi di lavoro per le Forze dell’Ordine?
“Qui no perché non c’è un numero elevatissimo di extracomunitari, sono molti di più al Nord”.
Ma in generale?
“ In generale sì”
Il controllo del Cie è di vostra competenza?
“Sì, noi abbiamo personale lì, e c’è anche un ufficio per le pratiche burocratiche. Le persone che arrivano devono essere portate qui, essere scortate, dotate di certificato medico; bisogna chiedere i documenti ai consolati e una volta che si è ottenuto il passaporto e il documento di riconoscimento li devono riconoscere i consolati dei Paesi di appartenenza e infine devono essere riportati in patria. Però, ripeto, è una situazione che adesso giudico positivamente perché si è instaurata una sorta di dialogo con questi immigrati. Il personale che è lì fa grandi sforzi per dialogare con queste persone. Poi in casi di estrema violenza, abbiamo replicato con fermezza arrestando persone molto violente”.
C’è molto lavoro clandestino di immigrati nella zona di Lamezia, come accade a Rosarno?
“No, qui non siamo a quei livelli. Qui ci sono stranieri, sono soprattutto dell’Est europeo e in maggioranza si tratta di donne che fanno le badanti. C’è anche qualche clandestino o qualcuno che viene solo per fare un “soggiorno” di tre mesi, ma non siamo ai livelli di altri paesi, a Rosarno la situazione è esplosa”.
Il 9 ottobre arriva il Papa. La zona per la messa non sarà più Rotoli, come sinora previsto. Per quali motivi?
“Il comune sta elaborando un piano sulla base del quale noi prenderemo le misure adeguate per garantire l’ordine. I numeri che il comune ha dato non erano compatibili con il sito scelto in precedenza, che poteva ospitare intorno a 90.000 persone, noi ora daremo dei consigli al comune su come elaborare questo piano. E nei prossimi giorni sarà discusso in sede di prefettura. È stata scelta, ma questa è una scelta del comune, l’area ex Sir, che è un’area molto ampia in grado di ospitare un gran numero di persone, 150.000, che devono arrivare e che devono anche parcheggiare. Bisogna pensare, oltre che alla sicurezza del Papa, all’operazione di afflusso e deflusso dei fedeli. C’è la sicurezza del papa e del suo seguito e di chi viene”.
Ci sarà un incremento provvisorio dell’organico?
“Sicuramente. Il papa farà poi una breve tappa a serra San Bruno ma sarà una piccola tappa questa, limitata sia nel tempo e sia negli spazi. Verranno in molti per questo viaggio, anche dalla Sicilia e dal resto della Calabria e queste sono solo le indicazioni che ci dà la curia. Per questo il comune ha deciso di non farla più in contrada Rotoli”.
Il comune ha l’elenco delle richieste di partecipazione?
“Sì, ma la curia sta curando questa cosa”.
Al commissariato di Lamezia c’è un avvicendamento dirigenziale che si potrebbe definire veloce. Massimo due anni e poi il trasferimento. Perché?
“L’amministrazione si muove in base alle esigenze e non delle richieste poi è l’amministrazione che chiama. Però non è che sia sempre così. C’è stato solo un caso di un dirigente che è stato qui solo un anno e mezzo”.
Il senso di questa domanda è questo: uno acquisisce solo col tempo conoscenza, affinità, insomma il background personale che può servire meglio di qualsiasi documentazione. Acquisisce l’esperienza sul territorio.
“Non penso che a Lamezia Terme si possa lavorare per vent’anni di seguito, sarebbe anche demotivante da un certo punto di vista perché Lamezia è un posto di frontiera e non lo dico io, lo dicono i fatti. In passato ci sono stati dirigenti che sono stati qui per un certo numero di anni. Ma non credo che sia stato un atto voluto dall’amministrazione. Ad esempio un collega, Cannizzaro, è stato qua solo per un anno e poi è stato chiamato dall’amministrazione per dirigere l’Expo 2015 in un ufficio dell’ex Criminalpol, a Roma. Comunque bisogna stare almeno un anno qui a Lamezia per iniziare a conoscerla”.
C’è stata una polemica tra il Coisp e il sottosegretario all’Interno Mantovano, poi rientrata dopo un chiarimento. Tutto era nato da una denuncia del Coisp sulla situazione del commissariato di Lamezia.
“Noi non siamo un piccolo commissariato, siamo uno dei commissariati più grandi della Calabria. In organico attualmente siamo 94, prima eravamo di più poi siamo diminuiti perché è andato in pensione del personale. E’ un fatto a livello nazionale. Siamo in 94 e con questi numeri riusciamo a ottenere dei risultati. Più siamo e meglio è ma anche in 94 abbiamo ottenuto dei risultati. Bisogna lavorare di più sull’organizzazione e la strutturazione dei servizi. Se abbiamo meno personale (agenti) dobbiamo risparmiare, ma non per quanto riguarda la legalità. Ma se ad esempio c’è un concerto invece di mandare 10 agenti ne mandiamo 5. Bisogna razionalizzare le risorse. La nostra struttura è bella, il personale è motivato e con i mezzi che abbiamo produciamo quello che possiamo produrre. Ma sul fronte antimafia anche se avessimo tantissime risorse di uomini non cambierebbe molto, perché nelle investigazioni conta soprattutto la qualità e non la quantità, che è importante soprattutto nei servizi di ordine pubblico o di controllo sul territorio. Ripeto, i nostri sono numeri conformi a quella che è la pianta organica. In vent’anni è cambiato molto, poi se non escono concorsi non possiamo aspettarci di avere nuovi agenti”.
Deve comunque esserci un equilibrio tra qualità e quantità.
“Esatto, ci deve essere questo equilibrio tra qualità e quantità.
Come giudica la qualità di questo commissario?
“Elevata. Sono state fatte tante operazioni e da queste sono stati scoperti molti omicidi. E una cosa a cui io tengo molto è la collaborazione fra noi e gli altri uffici della provincia, che è fondamentale. La scorsa settimana c’è stata una brillante operazione della squadra mobile alla quale noi abbiamo collaborato con l’arresto di alcuni arresti della cosca Giampà e quella è stata una bella operazione. Io tengo molto a collaborare con gli altri uffici, più siamo e meglio è. Togliere dalla strada i mafiosi è un bene. L’arresto di Giampà ha dimostrato che c’era un’operazione estortiva in atto con altri tre fiancheggiatori nei confronti di un imprenditore”.
Una domanda che si aspettava?
“Mi ha chiesto tutto ciò che mi aspettavo. Grazie”.
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