
Lamezia Terme - “La Calabria che decolla: quando i risultati parlano più forte delle polemiche”. In una lettera aperta ai calabresi, una calabrese che ha a che fare con il trasporto aereo ripercorre la trasformazione degli scali negli ultimi anni e invita a guardare con soddisfazione alle opere e agli investimenti in atto per valorizzare un modello che ha portato gli aeroporti regionali a numeri record, oltre le polemiche.
“C'è una Calabria che per quarant'anni ha guardato il cielo da terra. Per quarant'anni ci hanno insegnato una sola cosa, e l'abbiamo imparata troppo bene: in Calabria certe cose non si possono fare. Poi - scrive nella lettera aperta ai calabresi una calabrese che ha a che fare con il trasporto aereo - in pochi anni di un governo fatto da uomini e non da colori, quelle stesse cose impossibili sono state fatte e funzionano. E adesso che funzionano, qualcuno vorrebbe smontarle, ma questo sarebbe l'errore più grande della nostra storia recente. Partiamo dai numeri, perché i numeri non hanno colore politico e non si offendono. Prima avevamo due voli su Reggio, il più fatiscente dei tre scali, due su Crotone, completamente abbandonato e Lamezia - uno scalo internazionale allora sulla carta - con strutture che raccontavano l'abbandono meglio di qualsiasi statistica, un aeroporto "internazionale" che dell'internazionale aveva solo il nome scritto male su un'insegna spenta. Era la fotografia di una regione che si era abituata a non pretendere, a non aspettarsi nulla, a considerare il sottosviluppo una condizione naturale. Questa non è propaganda: è la memoria di chiunque di noi calabresi abbia preso un aereo da queste parti dieci anni fa. Poi qualcosa è cambiato e i calabresi farebbero bene a guardarlo con i propri occhi, prima di ascoltare chi racconta un'altra storia per prendere qualche like sui social”.
I Numeri
Nel 2025 i tre scali calabresi - Lamezia, Reggio, Crotone - sottolinea: “hanno superato 4,3 milioni di passeggeri. Una crescita del 21% in dodici mesi, mentre l'Italia cresceva del 5% e l'Europa del 4,4%. Reggio Calabria, l'aeroporto che fino all'altro ieri agonizzava, ha sfiorato il milione di passeggeri con un +56%. Crotone è cresciuto del 25%. Il gruppo ha chiuso il bilancio con un utile di oltre 5,4 milioni di euro e un margine operativo che, dal 2022, è aumentato di oltre sei volte”.
“Le opere che dicevano impossibili”
Negli ultimi quattro anni, sotto la guida dell'amministratore unico di Sacal e con il sostegno costante della Regione e di alti organi dello Stato, analizza nella lettera: “gli aeroporti calabresi hanno conosciuto una trasformazione che non ha precedenti nella storia recente di questa terra. A Lamezia la nuova zona partenze è nata battendo record di cantiere, e l'ha fatto perché c'era gente che in cantiere ci andava davvero, ogni giorno, a guardare in faccia le imprese e a chiedere conto dei ritardi. A Reggio Calabria è stata inaugurata una nuova area partenze realizzata in dieci mesi, con i 25 milioni di un emendamento ottenuto a Roma da Francesco Cannizzaro. Dieci mesi. Chi conosce i tempi delle opere pubbliche in questa regione sa che è una cifra che rasenta il miracolo. Un'opera che restituisce dignità a uno scalo che sembrava condannato. Tutto questo si chiama presenza. Si chiama responsabilità. È esattamente ciò che ci è mancato per decenni. In cantiere c’erano Occhiuto e Cannizzaro, sempre in prima linea a sporcarsi le mani con i loro obiettivi per la Calabria, ma ancora più frequentemente c’era Franchini, che ogni giorno in abito elegante ma con scarpe da lavoro supervisionava i dettagli, i tempi, le squadre dei lavoratori, gli ostacoli, cercando soluzioni e mai colpevoli. Il tutto senza dare disservizi, senza soluzione di continuità per i passeggeri. Tutto questo è stato possibile non per miracolo, ma per metodo: cantieri seguiti giorno per giorno, imprese incalzate, scadenze rispettate. Chi conosce le opere pubbliche in Italia - e in particolare nel Mezzogiorno - sa quanto questo sia raro e sa che dietro ogni cantiere chiuso in tempo c'è qualcuno che ha rinunciato alla comodità della scrivania per stare sul campo. E tutto questo - vale la pena sottolinearlo - senza ombre, senza inchieste, senza un centesimo finito dove non doveva finire. In una terra dove troppo spesso le grandi opere hanno fatto rima con grandi scandali, questa è forse la notizia più rivoluzionaria di tutte”.

“La modernità non è un'offesa”
La riflessione si spinge su altri temi, dagli spazi pubblicitari, ai parcheggi, alla tecnologia degli scali: “tutto è stato rimesso a gara, con procedure di evidenza pubblica e project financing. C'è chi oggi si lamenta dei parcheggi a pagamento, delle regole sulla viabilità, delle multe a chi sostava dove e come voleva. Ma fermiamoci un istante: in quale aeroporto d'Europa si parcheggia gratis davanti al terminal? In quale scalo internazionale la viabilità è terra di nessuno? La Calabria fa parte dell'Europa. Non può pretendere infrastrutture europee e regole da zona franca. Non può chiedere servizi di qualità e rifiutare gli standard che quella qualità la rendono possibile. L'affidamento dei parcheggi attraverso una gara pubblica di project financing trasparente ha portato un operatore internazionale che ha assunto lavoratori calabresi, garantisce un servizio prima impensabile e restituisce royalty alla società di gestione. Prima ogni sbarra rotta, ogni intervento da remoto era un costo che mangiava i ricavi della società pubblica. Oggi quei soldi restano dentro Sacal. Oggi il sistema funziona, produce valore e servizi e dà lavoro. Questa non è ideologia: è aritmetica. Lo stesso vale per gli spazi pubblicitari: aeroporti che erano spenti oggi brillano di tecnologia. Lamentarsi di due euro di parcheggio mentre intorno sorgono infrastrutture da decine di milioni significa guardare il dito e ignorare la luna”.
“Il rischio che la Calabria non può permettersi”
Sulle voci di cambi al vertice, di nuovi assetti, di riorganizzazioni, afferma: “È legittimo che la politica discuta di governance. Ma i calabresi devono sapere una cosa: i risultati non nascono dalle poltrone, nascono dalle persone. E le persone capaci di trasformare una regione - quelle con esperienza vera, che hanno già costruito in altre parti del mondo, che non hanno bisogno di un incarico per vivere ma lo accettano come una sfida e una missione - non si trattengono con i veti e le polemiche. Semplicemente, a un certo punto, vanno altrove. Dove il loro lavoro viene riconosciuto. In queste settimane si scrive molto, e male, sull'amministratore e sulla gestione di Sacal. Si dice che decide troppo, che pretende troppo, che è severo. Verissimo: è esigente, è duro, fissa un obiettivo e lo raggiunge. È un tecnico che ha già costruito aeroporti in altre regioni d'Italia, non un improvvisato a cui abbiamo affidato le chiavi di casa. Si pretende così quando si vuole un risultato. Lo sa chiunque abbia mai guidato qualcosa di vero. E a chi chiede controlli, rispondo da calabrese: controllate. I bilanci sono pubblici, approvati in assemblea, depositati. La vigilanza è sacrosanta, e chi lavora bene non ha nulla da temere da chi vigila sul serio. Ma c'è una differenza enorme - e ognuno di voi la sente - tra la vigilanza e il sabotaggio. Tra chi pretende conti, e chi rimpiange semplicemente il tempo in cui a nessuno, dentro certe stanze, veniva chiesto un risultato. Le indiscrezioni che oggi alimentano i titoli non arrivano dal nulla. Arrivano da chi ha perso una rendita di posizione e oggi la riscuote in altro modo: avvelenando il pozzo. La storia dello sport e quella delle imprese insegnano la stessa lezione: le squadre che vincono non si smontano a metà campionato. Chi lo ha fatto, se ne è quasi sempre pentito. I calabresi non scelgono gli amministratori, è vero. Ma hanno il diritto di sapere che cosa è stato fatto per loro, e il dovere di giudicare con onestà. Ogni nuovo gate, ogni volo in più, ogni turista che atterra a Lamezia o a Reggio è un pezzo di futuro che resta qui: lavoro, economia, opportunità per i giovani che oggi sono costretti a partire”.
Una scelta di campo
“Questa gente non lavora per i soldi. Per persone con questa esperienza, la Calabria - sostiene inoltre - non è la destinazione più comoda né la più remunerativa: è una sfida, una questione di prestigio, quasi una missione. E le missioni, quando diventano un campo di tiro a segno quotidiano, si abbandonano. Non vengono cacciate: se ne vanno. E quando se ne vanno, non tornano. Tornano invece - puntuali - il declino, le strutture spente, i due voli al giorno, l'ultima fila. La Calabria si trova davanti a un bivio antico: continuare a cercare il marcio anche dove non c'è, coltivando quella sfiducia che è stata per decenni la nostra condanna, oppure riconoscere che qualcosa di grande sta accadendo e proteggerlo. Cerchiamo quello che non è stato fatto e che ha generato conseguenze anche dove finalmente c'è qualcosa di sano, perché ci hanno disabituati a riconoscere il buono quando arriva. Ed è ora di smettere. Non per fede in un uomo o in un partito: per rispetto verso noi stessi. Non si tratta di tifare per qualcuno. Si tratta di difendere i risultati. Perché le infrastrutture restano, i voli restano, il turismo resta. Le polemiche, invece, passano e quando passano, troppo spesso si portano via anche le persone che quei risultati li avevano resi possibili. Questa terra ha aspettato quarant'anni per vedere i propri aeroporti diventare porte d'Europa. Sarebbe imperdonabile chiuderle proprio adesso che si sono aperte. Per la prima volta da una generazione, qualcuno ci sta proiettando nel futuro invece di gestire il nostro declino. Possiamo continuare a sparargli addosso per futili motivi, fino a farlo andare via. Oppure possiamo fare la cosa più rivoluzionaria che a un calabrese sia mai stata chiesta: difendere ciò che funziona”.
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