
Lamezia Terme – È dal 1999 che l’Assemblea Generale degli Stati Uniti celebra il 25 novembre quale “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Ma quante violenze si sono dovute registrate per istituire una giornata, e conseguentemente per intensificare l’incontro, l’osservazione del dramma, di anno in anno sempre in aumento, infine per avviare la denuncia. Prima di ogni cosa, però, c’è la cultura. Ed è restando sul campo della comunicazione e della cultura, percorsi che camminano lenti, che presso la sede dell’Uniter si sono riunite le donne di più associazioni. L’obiettivo è quello di creare una rete comune di intenti. Questa sera l’unione ha portato inoltre ad un risultato pratico, l’inizio del progetto “Siamo tutti con te” che vede il contributo economico a beneficio della donna da consegnare ad un rappresentante del “Centro Antiviolenza Demetra”.
L’incontro, coordinato da Antonello Torchia, ha visto la presenza dell’associazione promotrice Fidapa, con la presidente Enza Galati, insieme al Club Soroptimist Lamezia Terme, con la presidente Lucia Greco, il Rotary Club nella persona di Natalia Maiello, ed ancora il Lions Club nella sua vicepresidente Rosina Manfredi, e poi l’Associazione italiana donne medico rappresentata dalla presidente Renata Tropea, ed infine i saluti della padrona di casa la vicepresidente dell’Uniter Costanza Falvo D’Urso.

Diverse le manifestazioni che si svolgono oggi intorno a un tema di valenza straordinaria. Sono 84 le denunce di donne da gennaio a settembre 2017, 61 di queste sono quelle verificate in ambito familiare, 31 i femminicidi. Il 73% delle violenze avvengono in casa, il 57% dei casi riporta il partner o il marito fra gli assassini. Questi i dati più agghiaccianti.
“Solo dal 2005 alcuni centri antiviolenza hanno iniziato a celebrare questa giornata – afferma Enza Galati, presidente Fidapa Lamezia Terme – Una violenza che può manifestarsi in diverse forme, fisica o psicologica, e stalking. Anche il Presidente del Club Soroptimist Lucia Greco è entusiasta dell’iniziativa e, credendo nell’unione che fa la forza, sostiene sia necessario “agire sul piano concreto per studiare le dinamiche che portano a comportamenti patologici, perché è dalla conoscenza che deriva la prevenzione”. Da parte di Soroptimist anche il sovvenzionamento di un corso di formazione professionale per la donna, idea rientrante nel programma nazionale dell’Associazione. Quando si parla di donne e di violenza non si può che parlare anche di pari opportunità, e quindi di arretratezza culturale. Tuttavia, la velocità delle notizie spesso non consente di soffermarsi e di approfondire la problematica. Prima del concetto di denuncia viene il concetto di ascolto, di dialogo e di apertura. Ma la voce, in questi casi, è spezzata, stenta ad uscire fuori. Il campo su cui lavorare diventa quindi molto più complesso.

“Oggi le donne si impegnano affinché venga loro riconosciuta più che la parità, la dignità di essere donne, e il rispetto della diversità – afferma il Presidente Rotary Natalia Maiello – Il cammino è quindi educativo, ma i rapporti con gli altri si sono deteriorati”.
A dare una visione ancora più stretta è la Presidente Associazione italiana donne medico, che parte dalla cultura dell’antiviolenza per arrivare a toccare il piano della ‘rete’ dell’antiviolenza. L’iniziativa all’Uniter appare essere un’azione finalizzata: “Dobbiamo unirci e dare l’idea dello schieramento – dice Renata Tropea – abbiamo iniziato con Centro Demetra a lavorare dai crocevia, dai limiti alla violenza, siamo stati il primo pronto soccorso in Calabria ad aver avviato il ‘percorso rosa’, con la legge nazionale sul contrasto di genere, una task force che mette insieme infermiere e associazioni”. Infine, il punto di vista più tecnico, ma non meno emotivo, da parte della dottoressa Rosina Manfredi, vicepresidente Lions Club Lamezia Terme, la quale ha messo in evidenza l’esperienza di recupero e il valore delle donne che subiscono violenza. “La violenza lascia un senso di annichilimento – dice la Manfredi – un percorso di avviamento al lavoro può essere di controtendenza e necessario”. Un’iniziativa che l’Uniter ha accolto, ed alla quale si auspica ne seguano altre, in un’ottica di riguardo per le tematiche sviscerate, e di totale apertura. “Abbiamo voluto offrire, oltre al contributo per il progetto, anche la nostra sede, perché qui puntualmente ci incontriamo per fare cultura – afferma in conclusione la professoressa Costanza Falvo D’Urso – La terza età è ancora una generazione capace di accogliere i bisogni della società”.
V.D.

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