
Lamezia Terme - Liriche e prose come sprazzi luce che illuminano di poesia frammenti di memoria, istantanee di un mondo antico, che forse non esiste più ma che resiste tenacemente nei ricordi di molti: in questo si risolve la produzione letteraria, finora inedita, di Rosetta Vecchi, una vita spesa fra i banchi di scuola da insegnante elementare, madre di cinque figli, che nella sua maturità trova finalmente il tempo e lo spazio di “una stanza tutta per sé” dove scrivere con garbo, con brio e con un pizzico di nostalgia del proprio passato. I suoi componimenti sono stati presentati al Circolo di via Lissania, in un recital introdotto dal presidente Paolo Palaia, con le voci recitanti della professoressa Luciana Parlati e della professoressa Michela Cimmino accompagnate dalla chitarra di Nino Benincasa.

Si tratta del primo degli eventi ospitati dal Circolo dopo la pausa forzata della pandemia, ed è con grande partecipazione che il pubblico in sala ha accolto il racconto, oggi inaspettatamente attuale, della Nicastro del primo dopoguerra in cui si dipana l’infanzia di Rosetta Vecchi: due fratelli maschi, una madre che bada più al nutrimento e alle lezioni di ricamo di Rosetta che non alla sua istruzione, un padre maestro elementare che se pure distratto e dedito al gioco la prepara per l’esame d’ammissione alle scuole medie – dimenticandosi poi d’iscriverla effettivamente. Su tutto vince la sua grande tenacia, l’affetto raccolto dalla vita semplice di un mondo antico che per Rosetta gira tutta attorno alla via dove è nata: via Conforti. Lei la racconta sotto tutti i molteplici aspetti, come una sorta di ricchissimo microcosmo, una patria pietrosa fatta di giochi all’aria aperta, di vicini, di tradizioni, di scorci di natura, d’amori rubati. Sullo sfondo una società patriarcale e l’ombra di un’austerità sempre affrontata a testa alta, che riverbera in questi scritti, nella prosa e nella poesia, nel vernacolo e nell’italiano, con il trasporto della verità. Una verità che strappa sorrisi, lacrime, momenti di empatia che mancavano.
Giulia De Sensi




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