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Lamezia Terme - Lo scorso maggio aveva raccontato (qui l'articolo) la sua battaglia quotidiana contro la fibromialgia e quel sogno che, allora, sembrava una sfida quasi impossibile: percorrere gli ultimi 100 chilometri del Cammino di Santiago per sensibilizzare l'opinione pubblica su una patologia ancora poco conosciuta e non riconosciuta in Italia come malattia gravemente invalidante. Oggi quel sogno è diventato realtà.

Cristina Pandolfo, donna, moglie e mamma lametina, è riuscita a completare il Cammino insieme al marito, affrontando sei giorni di fatica, dolore e imprevisti fisici senza mai rinunciare all'obiettivo che si era prefissata: dare voce alle persone affette da fibromialgia e chiedere maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Un traguardo raggiunto il 23 luglio scorso, nella piazza della Cattedrale di Santiago de Compostela, dove ha concluso il suo pellegrinaggio lanciando un appello per il riconoscimento della patologia.

"Voglio essere la voce dei malati fibromialgici, voglio essere un'arma di sensibilizzazione per questa patologia gravemente invalidante, non riconosciuta dallo Stato italiano e invisibile alla società". È da questa promessa che nasce il cammino verso Santiago di Compostela intrapreso da una donna affetta da fibromialgia. L'ispirazione arriva a dicembre 2025, con l'uscita nelle sale del film Buen Camino di Checco Zalone. "Parlare di salute sul Cammino di Santiago? Sì, lo voglio fare", racconta. Da quel momento iniziano gli allenamenti e tre gare podistiche cittadine per preparare l'obiettivo finale: percorrere 101 chilometri da Vigo a Santiago de Compostela in sei giorni, trasformando il viaggio in una campagna di sensibilizzazione sulla fibromialgia.

Il 15 luglio 2026 parte insieme al marito per Fiumicino, quindi il volo per Porto. Dopo una serata nella città portoghese, il trasferimento in autobus a Vigo, dove trascorre la notte prima dell'inizio del cammino. La mattina del 18 luglio la stanchezza si fa sentire fin da subito. "La fibromialgia ti mette a dura prova già anche solo per gli spostamenti ordinari con i mezzi: il mio fisico era senza energie e già pieno di dolori". Dopo il primo timbro sulla credenziale nel B&B che li ospita, alle 8 del mattino inizia ufficialmente il Cammino. Lungo il percorso, conchiglie e frecce indicano costantemente la direzione. Per tutti i 101 chilometri porta sulle spalle uno zaino di circa cinque chili. Indossa sempre la maglietta viola con la scritta "La Chicca in cammino con la fibromialgia"; sullo zaino la bandiera italiana, il cappellino di CFU - Associazione Fibromialgici Uniti, che l'ha sostenuta durante tutto il viaggio, il laccetto ADMO Calabria, la rosa di Santa Rita donata dalla madre e la conchiglia del pellegrino con la spada di San Giacomo.

I passi si intrecciano con quelli di pellegrini provenienti da tutto il mondo: Canada, Australia, America, tutta Europa e molti spagnoli. Ogni incontro è accompagnato dal tradizionale "Buen Camino".  Tra gli incontri più significativi quello con Riccardo e Tina, coppia dell'estremo Nord Italia. Con loro nasce un legame speciale: si separano durante alcune tappe e si ritrovano nella piazza di Santiago de Compostela. "Una gioia immensa riabbracciarli". Nei momenti di maggiore difficoltà diventano un importante punto di riferimento. La maglietta viola suscita curiosità e offre l'occasione per raccontare la propria esperienza. A numerosi pellegrini spiega il motivo del viaggio: sensibilizzare sulla fibromialgia, che in Italia non è riconosciuta come malattia gravemente invalidante. A tutti consegna i propri biglietti da visita.

"Ho pianto, ho avuto paura". Attraverso i social documenta ogni fase dell'impresa e riceve il sostegno di tantissime persone. "Mi hanno fatta sentire un'eroina, ma questa dote in realtà ce l'hanno tutti i fibromialgici che ogni giorno cercano di vivere una vita di normalità nel dolore quotidiano".  Il 23 luglio, sesto e ultimo giorno, arriva finalmente a Praza do Obradoiro. Zoppicante, con le gambe medicate, dolori ovunque e il cuore colmo di emozione, raggiunge la Cattedrale di San Giacomo. Davanti alla cattedrale si avvolge nella grande bandiera italiana e poi la apre con orgoglio. Da quella piazza lancia un appello alla politica italiana: "Riconoscere la fibromialgia come malattia gravemente invalidante per tutti gli italiani affetti da tale patologia".

"Per tutta l'esperienza - informa - è seguita da Radio Rani, web radio di San Marino, e da Sabina e Laura di "Due Vite Parallele", impegnate sui temi della salute e dell'inclusione. Non mi hanno lasciata sola un attimo", Il bilancio finale racconta di 101 chilometri percorsi a piedi, 42 timbri raccolti sulla credenziale e infinite anime incontrate lungo un cammino che, come precisa, "non nasce a Vigo ma nasce dal progetto per Santiago". E conclude: "Non so se sarò in grado di compiere imprese analoghe a questa perché è stata veramente difficile, ma certamente non smetterò mai di lottare per i miei diritti".

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