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Lamezia Terme - I Trasfusionisti Calabresi, convocati dal Delegato Regionale della Società Italiana di Immuno-ematologia e Medicina Trasfusionale (SIMTI) Giuseppe Furlò, riuniti presso il Servizio Trasfusionale dell’Ospedale di Lamezia Terme, hanno discusso su quanto previsto dal decreto n. 30 del 3 marzo 2016 del Commissario ad Acta per il Piano di Rientro.

L’assemblea, visti gli scopi della società scientifica previsti nello statuto “promuovere l'organizzazione di servizi trasfusionali efficienti e qualificati, al fine di offrire al malato una terapia trasfusionale adeguata; contribuire al progresso scientifico, tecnico, organizzativo, sociale e morale della immunoematologia e della trasfusione del sangue; rappresentare e tutelare i propri associati sul piano scientifico, professionale, giuridico e morale; offrire agli organi decisionali e consultivi dello Stato e delle Regioni ed alle istituzioni impegnate in campo trasfusionale ed immuno-ematologico una qualificata collaborazione per la programmazione e lo sviluppo dei servizi trasfusionali” ha deciso di “chiedere il ritiro o la revisione del suddetto decreto, in contrasto con quanto previsto, per le attività trasfusionali ospedaliere, dal Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 ‘Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera’, la cui applicazione è compito prioritario della Struttura Commissariale. Decreto Ministeriale n. 70 che ha di fatto soppiantato il D.P.G.R. n. 58 del 2014, peraltro mai applicato sino ad oggi”.

“Nel decreto n. 70 - informano in una nota - le attività trasfusionali negli ospedali sono possibili solo secondo due modalità: Emoteca, prevista per “ospedali di base” con bacino d’utenza tra 80 e 150 mila abitanti ove sono presenti i reparti di medicina, chirurgia, ortopedia, anestesia e pronto soccorso; Servizio Trasfusionale e di Immunoematologia negli Ospedali di I e II livello, che nella nostra Regione sono gli 8 ospedali definiti come Spoke ed i 3 ospedali definiti come Hub”.

“Non è prevista, pertanto, nessuna altra modalità di erogazione - si legge nella nota - della attività, perché in contrasto con le norme e perché comporterebbe una riduzione di qualità e sicurezza. Le autorità, ognuna per le proprie competenze, provvedano a ritirare/modificare il decreto in oggetto ed a ri-programmare le attività trasfusionali, indispensabili per il mantenimento e lo sviluppo delle discipline mediche e chirurgiche più complesse. La Regione, per rispondere alle esigenze dei sanitari e dei pazienti, non deve limitare ma supportare l’attività dei Servizi Trasfusionali, attraverso una organizzazione funzionale, assicurando dotazioni logistiche, tecnologiche e di personale, atteso che in molte strutture le carenze attuali sono al di sotto dei limiti di sicurezza. Inoltre, non è da sottovalutare ai fini della pianificazione di tutte le attività trasfusionali, la grave carenza dei Direttori di Struttura: a tutt’oggi mancano nei 3 ospedali di II livello ed in 6 di I livello. I trasfusionisti calabresi, nonostante ataviche carenze non dipendenti da loro, continuano a lavorare con la consueta professionalità ed auspicano possa essere migliorata la raccolta intra-ospedaliera e potenziata la plasmaferesi, risorsa importante ai fini del risparmio per l’acquisto degli emoderivati da parte della regione. Infine, rimaniamo a disposizione per discutere in qualità di “stakeholder” e per dare un contributo di idee ed organizzativo, in virtù delle competenze tecnico-scientifiche, su eventuali proposte che riguardino la rete trasfusionale, collegata alla rete ospedaliera e delle emergenze, atteso che, nonostante le richieste di confronto, non siamo mai stati interpellati, neanche a solo titolo di consultazione”.

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