
Lamezia Terme – Non venga soppresso il vincolo paesaggistico nell’area Ex Sir. A lanciare l’appello è l'associazione Costa Nostra che esprime “la sua più totale preoccupazione in merito alle vicende che vedono il forte interesse da parte di alcuni soggetti alla soppressione del vincolo paesaggistico posto nell'Area Ex-Sir”. L’associazione che opera sul lato della costa tirrenica proprio tra Lamezia e Curinga, che chiede “con fermezza alle figure istituzionali lametine impegnate in questi anni nella richiesta di soppressione del vincolo paesaggistico, di attivarsi piuttosto, per l'inserimento nel piano di bonifiche della Regione Calabria, delle cinque aree ricadenti nella zona industriale, per un totale di circa 15.000 mq, già sequestrate dalla Guardia Costiera”.
“Dalla relazione tecnica dell'Arpacal, infatti, - scrivono - sono emerse carenze costruttive perpetrate negli anni, rilevate sia negli atti progettuali che nelle opere realizzate, sulle aree dove sono stati interrati rifiuti speciali industriali quali fibre di cemento (eternit), uno stoccaggio abusivo di fanghi derivanti dalla depurazione, ormai quasi del tutto risucchiati in mare, cumuli di lana di vetro che attualmente, oltre a rappresentare un grave danno ambientale, sono fonte di pericolo per la salute di quanti si recano quotidianamente nell'area. Invitiamo gli enti incaricati ad una chiara presa di coscienza rispetto a questa grave problematica e ad intraprendere percorsi risolutivi che mirino al definitivo e totale ripristino ambientale onde scongiurare pericoli per la pubblica salute dato che, attualmente, del sito in questione non vi è traccia nell'elenco dei siti da bonificare, elenco approvato insieme al Piano Regionale Gestione Rifiuti. Vi è invece traccia del grande impianto, la cui documentazione, fornita nel PRGR che appare incompleta e insufficiente, ne prevede la costruzione per metà nella fascia di tutela del Sic “Dune dell'Angitola”. A nostro avviso – continuano da Costa Nostra - la programmazione del nuovo impianto nell'area appare illegittimo in quanto è titolo assolutamente escludente per la costruzione di nuovi impianti la presenza di un'area SIC e della propria fascia di rispetto/tutela. Se in maniera del tutto superficiale il progetto venisse realizzato, Lamezia vanterà un primato: diverrà la città calabrese con l'ecodistretto più grande. Gli ecodistretti sono aree legate al ciclo dei rifiuti. La metamorfosi in negativo della zona si completerebbe: da sito di pregio paesaggistico ad area agricola, poi da zona turistica ad area industriale ed infine, a ecodistretto. Da una stima fatta, prendendo in considerazione la lista ASI delle aziende insediate nell'area, circa il 20% ha già a che fare direttamente o indirettamente col ciclo dei rifiuti e un altro 10% presenta cicli produttivi a forte impatto ambientale. Su 90 aziende più di 30”.
Secondo Costa Nostra “In base a questi dati, la società che controlla l'area, più che pensare alla rimozione del vincolo paesaggistico, farebbe bene ad interessarsi, se non già fatto, del corretto collettamento di tutte le aziende insediate in quel territorio dato che fino a non molto tempo fa l'ente gestore in una nota diffusa alle aziende invitava le stesse a collegarsi a proprie spese alle reti fognarie che risulterebbero in ogni caso inadeguate dato che per il carattere e per il tipo di realtà produttive si renderebbero assolutamente necessari impianti di depurazione specifici”. Costa Nostra così propone che “prima di un ulteriore futura ripartizione dei lotti, a operare nel modo più corretto possibile, garantendo alle aziende insediate servizi primari e opere di mitigazione ambientale, quali la piantumazione di alberi lungo tutto il perimetro dell'area e dei lotti stessi, così come previsto nelle aree dove sorgono impianti industriali, prendendo in considerazione di favorire scelte produttive esclusivamente di supporto all'agricoltura, vero motore trainante dell'intero territorio in maniera da attenersi al QTRP, Quadro Territoriale Regionale Paesaggistico, che identifica l'area come territorio agricolo di pregio nel quale è possibile produrre più del 50% dei prodotti con certificazioni IGP e DOP dell'intera Regione”. “Allo stesso tempo crediamo sia necessario da parte delle figure politiche regionali che così tanto si sono prodigati per la promozione di iniziative e confronti per l'abbattimento del vincolo nell'area, a interessarsi ancor di più nel promuovere iniziative che vedano la convocazione risolutiva di tutti gli enti interessati nella vicenda della rimozione del Pontile consortile che pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, nella più totale indifferenza e in un continuo susseguirsi di rimpalli di responsabilità si sta sgretolando in mare sotto gli occhi di tutti”.
Costa Nostra sottolinea poi come “Chiunque vi si trovi a passare nell'area nel periodo autunnale potrà notare le numerose specie di grandi uccelli migratori soggiornare presso gli acquitrini formati dalla pioggia. Presso la foce del Turrina vi sono avvistamenti riguardanti cicogne nere. L'area Ex- Sir sorge infatti su una zona umida, naturale congiunzione tra i Sic Palude dell'Imbutillo e Laghi La Vota. Ci auguriamo che come previsto dalle norme paesaggistiche e dalle direttive Habitat vengano avviate al più presto le procedure per l'inserimento dell'intera area nell’elenco delle ZPS, zone di protezione speciale”.
“La promozione di uno sviluppo sostenibile legato alla bellezza di questa parte di Calabria, - concludono dall’associazione - in linea con la naturale vocazione del territorio, sarebbe il vero valore aggiunto di tutto il lametino, di sicuro non l'eliminazione del vincolo paesaggistico che anzi, si è reso fondamentale per evitare la totale devastazione”.
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