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Lamezia Terme - La Domenica delle palme è la domenica che precede la Pasqua nel cristianesimo, in cui, si ricorda l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme accolto dalla folla festante. È un periodo importante che ci condurrà alla Pasqua. Le palme intrecciate e i rametti di ulivo sono i simboli del ‘divino e della vittoria’ ossia la vittoria di Gesù sulla morte e, con l’ulivo, della pace. Come ogni anno un nutrito gruppo di fedeli si è raccolta stamattina in piazza Ardito per la benedizione delle Palme da parte del vescovo Parisi, prima della breve processione verso la Cattedrale.

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Palme e rametti hanno da sempre fatto ‘bella mostra’ fra i banchi delle chiese e ai quali è impartita la benedizione; queste, portate con rispetto e devozione da grandi e piccoli hanno percorso dapprima le vie cittadine sino al loro arrivo nelle parrocchie per essere benedette e poi, dopo la funzione, essere riportate nelle proprie case e donare ora come allora, un tocco di protezione alla propria abitazione. Esiste ancora l’usanza di donare come gesto di protezione, a un proprio parente, un malato, un conoscente stretto o a chi ha avuto qualche impedimento ad assistere alla messa del giorno, un ramo di ulivo che è stato benedetto durante la funzione religiosa. Il tutto, come vuole la tradizione è impregnato nella nostra memoria sia passata sia presente. 

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Oggi come in passato sono tante le persone o le famiglie che compostamente nelle chiese hanno seguito la Liturgia del giorno e fatto benedire i loro rametti di ulivo e alloro. La domenica odierna ha così aperto i riti della Settimana Santa. I suoi principali ‘protagonisti’ oltre che fedeli e devoti sono i momenti di preghiera e celebrazioni di cui questa settimana è attorniata, come la processione del Venerdì Santo che rientra nel Triduo Pasquale cuore dell'anno liturgico cattolico e che celebra il mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù nei suoi tre giorni principali (giovedì, venerdì e sabato). Nella partecipazione alla Domenica delle palme, queste, assieme ai ramoscelli, vengono benedette in tutte le chiese. Un momento che, come da sempre, da anno in anno, viene partecipato assumendo e portando quel suo attimo pregno di profonda spiritualità e devozione.

F.I.

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“Dio ci vuole bene lo stesso anche quando quel calice passa dentro di noi, attraversa la nostra vita. Anche quando, purtroppo, siamo chiamati a restare inchiodati su quella croce che è stata scelta per noi”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nell’omelia della santa Messa della Domenica delle Palme in Cattedrale. 

“Anche se quel calice attraversa la mia vita – ha aggiunto il Vescovo - non si può rompere quella relazione di fiducia filiale, di intimità intensa tra il figlio e il padre. Attraversato da quel calice, non sono solo, sono invece legato a Dio Padre che è Padre di me, e questa è la forza. Quindi, anche nella difficoltà, nella sofferenza, nel dolore, nei fatti incomprensibili che attraversano la nostra vita, lì dobbiamo riconoscere la forza della relazione che ci salva”. “Per credere – ha proseguito monsignor Parisi -, per farci credere, Gesù non discende dalla Croce, ci rimane sopra. E se il Figlio di Dio resta sulla croce possiamo restarci tutti perché quel restare sulla croce dice che se questa è la fiducia che il Figlio ha avuto in Dio Padre, allora, è così che si realizza il nostro vero credo”.

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Prima della celebrazione della Santa Messa, il Vescovo, ha benedetto le palme ed i ramoscelli di ulivo in piazza Ardito per poi giungere in processione in Cattedrale: “Noi – ha detto monsignor Parisi - crediamo in Gesù Cristo morto e risorto e questo dovrebbe essere il motore, oggi diremmo il sistema operativo, della nostra vita. Morto e risorto significa che ogni situazione di negatività, di male, di discordia, di divisione, di mancanza di giustizia, di pace, di lavoro, tutte quelle prove, cioè, che impediscono al bene comune di potersi impiantare, col nostro contributo, stabilmente nel mondo e nella storia, può essere trasformato: se un morto torna in vita, se un crocifisso risorge, vuol dire che c'è speranza. E, allora, questi rami di ulivo e di palma prendiamoli proprio come il simbolo di questa vita, non solo che rinasce, ma che vuole anche splendere e governare il mondo e la storia”.

“Quello che stiamo facendo adesso – ha affermato il Vescovo – non è solo ricordo: stiamo vivendo un momento che deve ricordare ad ognuno di noi che dentro la storia dobbiamo essere coloro che portano la parola bella del Vangelo che salva, che cambia i cuori, che trasforma la vita dell'uomo e, dunque, può trasformare il corso della storia dell'umanità. Annunciando il Vangelo, che è parola di vita, di gioia, di salvezza, di speranza, e che può cambiare la nostra vita, noi annunciamo al mondo che la strada della guerra, degli odii, delle divisioni, non è quella giusta. Invece, dobbiamo prendere quella che ci indica Gesù, che è faticosa perché è la via della Croce, ma giunge alla vita e alla resurrezione”. Da qui la sollecitazione ad un “impegno che ognuno di noi deve prendere, a partire dal proprio piccolo, dal proprio ambito” perché “la storia si cambia proprio così”.

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