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giovanni-cimino_OK_-10312016-104840.jpgLamezia Terme - Dopo un’ulteriore violenta scossa di terremoto che ha devastato il centro Italia, interviene l’ingegnere lametino Giovanni Cimino, riportando in Calabria, e a Lamezia, le problematiche legate alla prevenzione sismica. “I Comuni Calabresi - afferma Cimino - dovrebbero essere dei cantieri aperti, in piena attività almeno per mettere in piedi tutte le iniziative possibili e necessarie per indicare e verificare i comportamenti emergenziali da tenere in caso di sisma in questa terra, che, guardando la “Carta litologico- strutturale e dei movimenti in massa”, sembra un pezzo di “formaggio svizzero”, ove i buchi sono tutte le faglie sismiche attive. Ma, nessun “Piano di Protezione Civile” viene redatto e/o messo in atto per verificarne con il coinvolgimento dei cittadini la validità di quanto “messo sulla carta”. 

Il prof. Colonna (all’epoca direttore del Dipartimento delle Terre dell’Università della Calabria) in un convegno a Lamezia Terme affermò “Lamezia e in generale in Calabria entro dieci anni si deve aspettare un terremoto di elevata intensità. Se non dovesse accadere, non si può stare tranquilli: sarà più forte” Di anni ne sono trascorsi trenta. Nessun terremoto si è verificato a Lamezia! Per fortuna! Si può stare tranquilli? No. In tutti i sensi. In questi anni, dopo l’emanazione della normativa in materia di indagini geologiche sui siti edificabili (1981, in seguito al terremoto in Irpinia), si è avuto la nuova classificazione sismica del territorio nazionale (Lamezia da 2^ categoria è divenuta di 1^) e l’emanazione della nuova normativa antisismica di progettazione, esecuzione e collaudo delle opere edilizie ed infrastrutturali. 

Ma stiamo veramente costruendo bene? Le nuove opere edilizie e strutturali hanno veramente caratteristiche antisismiche? I materiali che vengono impiegati hanno le proprietà chimiche, fisiche e meccaniche previste in progetto? I Laboratori tecnologici certificano realmente le proprietà dei materiali che sottopongono a prove? La mia risposta è: Non sempre - prosegue ancora l’ingegnere - Molte “cose” ho imparato in quarant’anni di esperienza professionale! Si predica (progetta) Bene, ma si “razzola”(realizza) “Male”! Guardiamo tutto il patrimonio edilizio preesistente alla nuova normativa antisismica e in modo particolare i “cosiddetti centri storici”: in caso di sisma di pari grado di quello avvenuto domenica mattina (6,5) a Lamezia Terme una grossa percentuale finirebbe in “macerie”. Non sono catastrofico, ma realista. Chi ha letto il testo “Terremoti in Calabria”, ha una idea precisa e reale di cosa “significa un sisma in Calabria”! 

Negli anni si è costruito malissimo! E’ stata impiegata persino la sabbia di mare (senza lavarla) per preparare gli impasti di calcestruzzo e realizzare “case”. Molti degli edifici pubblici e anche privati, costruiti con strutture portanti in “cemento armato” andrebbero demoliti e ricostruiti o adeguati simicamente (non ristrutturati mediante rifacimento intonaci, pavimenti e copertura, come è avvenuto negli ultimi anni a Lamezia, che ha perso anche l’occasione – forse per molti altri impegni!- di partecipare al bando della legge 107/2015 per realizzare un nuovo edificio scolastico secondo tutte le norme antisismiche e di sicurezza). La vetustà (oggi la vita di un edificio pubblico- scuola, uffici- è di 100 anni, secondo la “classe di uso 3” della nuova normativa) e l’utilizzo di materiali scadenti rendono altamente insicuri edifici come il Maggiore Perri, il Vecchio Ospedale (adibita a Caserma dei CC), il Complesso S.Domenico, il Municipio di Corso Numistrano, la Scuola Don Milani (soprattutto per il sito) e tanti altri. 

Alla distruzione del patrimonio edilizio si aggiungerebbe l’impossibilità di raggiungere molti centri (frazioni e comuni) per il crollo di ponti e ponticelli. Lungo la ex SS 18Dir (Lamezia –Gizzeria- Nocera), la ex SS 109 (Lamezia – Sila Piccola) e le altre strade Comunali e provinciali tutti i ponti e ponticelli dall’epoca della costruzione (molti in muratura – pietre e mattoni-) non vengono controllati e non sono mai stati sottoposti a manutenzione e ad adeguamento statico (all’epoca non erano percorsi da autotreni ed autosnodati con carichi eccezionali). Eppure, esiste una normativa tecnica nazionale per verificare e progettare la messa in sicurezza delle strade esistenti e di nuova costruzione! 

Sempre in caso di sisma la percorribilità delle strade potrebbe essere impedita dalla caduta di alberi e massi, lungo i cui margini sono spesso presenti (non dimentichiamo che un semplice vento forte in via Murat ha provocato la caduta di un albero, mettendo in pericolo la vita di una donna alla guida della sua auto - salva per pochi centimetri-: eppure ai tecnici comunali qualche anno addietro era stato chiesto lo studio di messa in sicurezza di tale via!). 

Sempre per attirare l’attenzione degli amministratori locali (comunali, provinciale e regionali), affinché possano avviare tutte le iniziative del caso: il territorio lametino - aggiunge Cimino - in caso di sisma potrebbe trovarsi “tagliato” in tre parti senza possibilità di portare aiuto ai cittadini, se si tiene presente che da ovest ad est, a nord delle terme di Caronte, di Sambiase, di Bella, di metà Corso Numistrano nel PSC adottato viene riportata una faglia sismica attiva, e che un’altra faglia sismica attiva, nello studio del CNR e nel PTCP di Catanzaro, da ovest ad est, è posta a valle di Zangarone, a metà circa del centro di Nicastro e Sambiase, a valle delle Terme, fino al bivio Zinnavo (confine col Comune di Gizzeria). Quante incertezze e pericoli per i cittadini! Anche dove e quando si spendono risorse economiche non indifferenti (a carico dei contribuenti), non si riesce ad avere da cittadini tutto ciò che è un diritto: la salvaguardia dell’incolumità personale e dei beni propri e comuni! Le responsabilità? Forse un domani - conclude - dopo un sisma, (e vorrei che non avvenisse mai) la Magistratura aprirà un “fascicolo” per omissioni ed omicidio plurimo colposo". 

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