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Lamezia Terme – Prendendo spunto dalle vicende della recente operazione Perseo, l’incontro tenutosi nell’auditorium del liceo Tommaso Campanella, organizzato da Sel, ha avuto come tema principale gli intrecci tra politica e ‘ndrangheta, evidenziati in particolare con le ultime vicende giudiziarie. “Dobbiamo avere la consapevolezza che siamo ad uno snodo cruciale”  ha detto l’onorevole Costantino Fittante che ha fatto un’introduzione per “focalizzare la situazione di Lamezia”. “Grazie alle due operazioni portate avanti da magistratura e forze dell’ordine è emersa una fitta rete di collusioni, svelando il rapporto politica - mafia. E dopo tutta la curiosità, ora sembra essere calato un silenzio dopo gli arresti”. Un silenzio che non riesce ad accettare soprattutto da parte della cittadinanza, perché proprio da questa deve partire la collaborazione, “altrimenti c’è il rischio che tutto questo si riassorba. Quello che bisogna fare – conclude – è prendere una reale presa di posizione e rendersi conto che c’è bisogno di più mezzi, più partecipazione da parte dei cittadini. E per le prossime elezioni amministrative bisogna dimostrare una nuova morale della politica, partendo proprio dalle liste pulite”. Un territorio non facile quello di Lamezia, che si trova in una posizione cruciale, preda facile di uomini con molti interessi e pochi scrupoli. Un territorio difficile come quello da cui viene il don Pino De Masi di Libera, originario di Cittanova mentre opera nella piana di Gioia Tauro. Nel suo intervento cita Papa Francesco, che guarda in faccia e chiama le cose con il loro nome e non ha paura a parlare di corruzione. Lui, Don Pino De Masi, ha portato la sua esperienza di calabrese e di prete, spiegando che in realtà il problema non è tanto di analisi, quanto piuttosto di scelte di vita: “Io ho scelto di mettermi in gioco, come persona, ma anche come prete, e ho scelto di lavorare in quest’ottica. Quello che sto portando avanti – spiega don Pino – è l’educazione dei ragazzi. Li educo, insegno loro che espressioni come legalità e giustizia devono essere il loro pane quotidiano. Non lo faccio da prete, ma da cittadino”. Guarda ai giovani, che “devono essere i protagonisti del cambiamento e a questo dobbiamo educarli”, e spiega che anche in territori come i nostri un cambiamento reale è possibile, “sporcandosi le mani e mettendosi insieme, e forse in questo – conclude – rispetto alla mafia, l’antimafia è meno organizzata”.

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Stessa opinione di Fittante anche per l’onorevole Angela Napoli, che rimarca il fatto che dopo la grande risonanza ottenuta dalle operazioni Medusa e Perseo, tutto sembra scemare, e chi china la testa e fa finta di non sapere, “criminalizza in realtà – spiega – i cittadini onesti”. “È la politica che si serve della ‘ndrangheta. E la nuova ‘ndrangheta è quella che si veste di perbenismo. Perché alcune persone non sarebbero mai diventate così grandi e potenti se non avessero avuto tutto il contorno che gli ha permesso di diventare tale”. “Se vogliamo essere persone libere, - conclude - dobbiamo trovare la forza di indignarci di fronte ad alcune situazioni”. L’emergenza invece, per il vicecommissario della commissione antimafia, l’onorevole Claudio Fava, è molto più preoccupante. Quando si parla di ‘ndrangheta, secondo l’onorevole, non ci si può limitare esclusivamente al territorio calabrese, ma allargarlo a quello nazionale. Una situazione che però si è palesata da tempo, come in Lombardia, dove c’è stato il primo comune sciolto per mafia. “La commissione antimafia, - spiega – parte con un colpevole ritardo, ma ha necessità di recuperare e di ricostruire la fotografia dei rapporti politica – ‘ndrangheta”. Come gli altri che l’hanno preceduto negli interventi, anche per l’onorevole è chiaro che il rapporto è andato modificandosi profondamente nel corso del tempo, e che ora il livello di interdipendenza tra i due “poteri” rende ancora più complesso lo scioglimento. “In Calabria, ad esempio, - afferma il vicecommissario – è significativo il fatto che dopo tutto quello che è successo, non c’è stata una reazione netta di condanna da parte della politica stessa. E questo rappresenta come se bisognasse rassegnarsi ai fatti. Non parlo solo delle ultime vicende giudiziarie, ma penso anche a quei comuni sciolti per infiltrazioni, o alle minacce che ancora devono subire qualcuno dei rappresentanti delle amministrazioni, che li costringono a vivere in un clima di tensione”. Per tutti questi motivi ha spiegato che la Calabria sarà una delle priorità per la commissione antimafia di cui ricopre il ruolo di vicepresidente. Altra priorità della commissione sarà una bonifica radicale, nei casi di scioglimento di consiglio comunale per quanto riguarda le amministrazioni, perché “molti tentativi di scioglimento non hanno portato a grandi risultati, vedi il caso di Taurianova. Casi come quello fanno capire che non bisogna permettere a determinate persone di tornare ad amministrare quelle città”. Parla anche di ripensare la legge Rognoni-La Torre nel senso di valutare la possibilità del reinserimento dei beni sequestrati, come alcune fabbriche, nel ciclo produttivo, e quindi accompagnarle in questo percorso. L’onorevole Fava chiude lanciando un appello a “dimostrare che è conveniente fare la lotta alla mafia” e a lavorare sul linguaggio dei simboli, ma non “quello che dice il campetto di Gioiosa Ionica, in gestione ad un’associazione, e in dotazione ai ragazzini, ora dovrà pagare un conto di 185 mila richiesto dal Presidente della regione Scopelliti. Quello stesso presidente, - aggiunge Fava – che mantiene tre consiglieri regionali arrestati per voto di scambio”. “Questo non è il linguaggio di cui abbiamo bisogno e questi sono i simboli sui quali noi costruiamo una risposta attrezzata ed adeguata contro quella cultura delle mafie, che – conclude - passa dalla commissione antimafia, ma soprattutto attraverso ciascuno di noi”.

E a chiudere il convegno, l’intervento del sindaco Gianni Speranza, che tiene a precisare come il silenzio, in ogni caso, sia colpevole e che invece è valido “per i singoli casi, ma non su tutto quello che c’è intorno”, il garantismo. Alle polemiche delle ultime settimane, se ci fossero dei consiglieri comunali della sua giunta indagati, Speranza risponde nuovamente che qualora dovessero esserci, chiederà le dimissioni. “Se non dovessero arrivare le dimissioni, allora mi dimetterò io stesso”.

Claudia Strangis

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