
Riceviamo e pubblichiamo
Lamezia Terme, 6 agosto - "Sono stato, purtroppo per me, oggetto di un'indagine minuziosa, solerte, dalle mille sfaccettature: la Procura di Lamezia Terme ha tirato in ballo numerosi operatori della sanità lametina, in un crogiuolo di timbrature indirette e/o presunte, nonché di lamentate assenze dal luogo di lavoro. Sono stato, purtroppo per me, oggetto di un'indagine che aveva sullo sfondo il marchio della una truffa ai danni del proprio datore di lavoro: ai danni di quel soggetto per il quale faccio sacrifici praticamente da anni e verso il quale c'è la massima riconoscenza proprio perché, grazie ad esso, ho potuto assicurare una vita dignitosa per me e per la mia famiglia. Niente di più turpe: niente di maggiormente lesivo per la mia dignità di lavoratore e di uomo! Sono stato, purtroppo per me, parte di una (legittima) azione delle forze inquirenti tesa al rispetto delle regole sociali e dei regolamenti imposti sul posto di lavoro: proprio quel luogo che mi ha visto sempre presente, anche con condizioni fisiche che avrebbero non solo consigliato, ma addirittura imposto la mia assenza. Sono stato, purtroppo per me, il nome che spiccava tra le varie testate giornalistiche che di quel'linchiesta hanno (legittimamente) fatto cassa di risonanza: Salvatore De Biase, sindacalista, politico nonché dipendente dell'ASP. Oggi ho l'obbligo - verso me stesso e verso tutti quelli che mi conoscono di far sapere che il (legittimo) giudizio finale degli organi competenti nel (legittimo) esercizio della loro funzione è stato quello per il quale, a carico di Salvatore De Biase, non vi è alcun elemento per cui procedere. Mi piace, quindi, avere avuto fiducia nella Giustizia. Mi piace averla avuta anche quando le ipotesi di accusa sono apparse - per il perverso meccanismo che, inevitabilmente, si apre all'annuncio di ogni indagine - come una sentenza di condanna definitiva e senza appello. Mi piace ricordarlo ora, alla fine della vicenda, e lontano da ogni ipotesi di ritualismo o di tentativo di captatio benevolentiae. Grazie, quindi, alla mia famiglia, ai miei avvocati, agli amici ed a tutti quelli che mi sono stati vicini: le prove, anche quelle più dure e dolorose servono ancora - nonostante l'età - ad essere temprati. Tutto ciò ha rafforzato in me il principio che si deve saper attendere, poiché la verità e la giustizia - non solo nei film - prima o poi si affermano".
Salvatore De Biase
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