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Lamezia Terme - "Così la Calabria continua nel suo inesorabile declino! Ritorno sulle pre-intese stipulate Il 2 aprile scorso, nella Conferenza Stato - Regioni, che hanno riguardato l'autonomia differenziata in alcune materie di grande importanza quali sanità, protezione civile, professioni e previdenza a favore di Piemonte Veneto, Lombardia e Liguria.  Tutte le Regioni di destra, compresa la Calabria, hanno dato il loro assenso. Mentre hanno votato contro solo le Regioni guidate dal centrosinistra: Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Sardegna, Puglia e Campania" è quanto afferma in una nota Mario De Grazia, presidente Comitato "Difendiamo la Costituzione".

"Le intese raggiunte - precisa - si inquadrano nel solco di una volontà politica conflittuale che questa destra a guida sovranista ha da tempo intrapreso nei confronti della cultura costituzionale, della divisione dei poteri e dello Stato unitario e solidale nato dalla Resistenza.  Ma prima di evidenziare i rilievi di merito che attengono alla persistente violazione dei principi costituzionali da parte del governo,  è necessario mettere in evidenza qualcosa che ci riguarda più da vicino: il comportamento politicamente contraddittorio del presidente Occhiuto.  Egli, esprimendo l'assenso a nome della Calabria, si è allineato al fronte delle altre Regioni di centrodestra, smentendo se stesso e ciò che aveva più volte sostenuto. Tutti ricordiamo infatti, che  subito dopo l’approvazione dell’autonomia differenziata da parte del Parlamento, in diverse interviste sui giornali e in tv, aveva affermato che l'autonomia si poteva concedere alle Regioni richiedenti solo dopo l'approvazione dei Lep, livelli essenziali delle prestazioni, in modo da far partire tutte le Regioni dallo stesso livello dei servizi. Ma, ancora una volta, con il suo voto favorevole, ha dimostrato il vassallaggio e la sua complice sudditanza politica a questa destra illiberale rappresentata da Meloni, Taiani, Salvini e Calderoli! Ma vi è di più".  

"Occhiuto, senza coinvolgere il Consiglio regionale, per come necessario, in casi del genere, secondo l'art. 16 dello Statuto, ha espresso il suo assenso senza che siano state definiti dal Parlamento i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni). La contraddizione del suo operato ha trovato probabilmente, pochi giorni dopo, la sua spiegazione, allorché il governo Meloni ha approvato il decreto che annunciava l’uscita della Calabria dal regime di Commissariamento del comparto sanitario. Infatti, al di là del dato illusorio e di pennacchio, a poco serve l’uscita dal commissariamento senza un effettivo rientro dal deficit strutturale sanitario che resta certificato in circa 120 milioni dalla Corte dei conti e che continuerà a pesare come un macigno sul mancato potenziamento della sanità territoriale e che sarà destinato ad ampliare l'inarrestabile "emigrazione" sanitaria per medici e pazienti.
Ma, detto delle incoerenze politiche di Occhiuto, occorre ribadire che il Governo e le Regioni del Nord hanno predisposto la devoluzione della Sanità senza prima aver definito i livelli essenziali delle prestazioni e, quindi, indipendentemente dal rapporto tra costi e fabbisogni standard su tutto il territorio nazionale".

"Una scelta, occorre ribadire, del tutto inconstituzionale che specificatamente si pone in evidente contrasto con gli artt. 3, 32, 97 e quindi con l'uguaglianza e i diritti di tutti i cittadini, indipendentemente dallo loro residenza, che svuota il ruolo dello Stato unitario nella tutela della salute, creando senza alcun beneficio generale, disomogeneità, frammentazione amministrativa e discriminazione finanziaria e di bilancio, nonché in evidente contrasto con la legge n. 833/78 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e gratuito. Governo e Regioni a trazione leghista, hanno volutamente ignorato la sentenza della Corte costituzionale n. 192/2024, che esplicitamente richiamava il divieto di di devoluzione alle regioni di intere materie con l'obbligo di non violare mai i principi di sussidiarietà ed equità. Specificando che la differenziazione richiamata dall’art. 116, terzo comma, può esplicitarsi solo nel rispetto dei principi di specificità e di sussidiarietà e che, quindi, l’attribuzione di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” a una Regione, da motivare sempre con rigore e puntualità, "non può che riferirsi a specifiche e circoscritte funzioni legislative e amministrative, e mai ad intere materie o ambiti di materie; e che tale attribuzione debba, in ogni caso, essere valutata in base a tre criteri: efficacia/efficienza, equità e responsabilità dell’autorità pubblica nei confronti della popolazione interessata".

"Tali gravi forzature sono destinate a comportare l'aumento del divario già esistente tra Nord e Sud in un settore tanto rilevante per la salute e le prestazioni assistenziali alle persone in difficoltà. In questa ottica è urgente che le Regioni di centrosinistra, che si sono dichiarate contrarie, si preparino al ricorso e, coordinandosi tra loro, impugnino queste intese davanti alla Corte Costituzionale per l'evidente elusione della sentenza 192/2024. Per queste considerazioni, il Comitato "Difendiamo la Costituzione" in piena adesione al Tavo nazionale NO AD, indice per martedì 28 APRILE 2026, a Lamezia nella sala del Chiostro di San Domenico, un Incontro Pubblico con i Partiti di opposizilne, i Sindacati e le associazioni e i movimenti, per le necessarie determinazioni unitarie che siano capaci, nei vari livelli, di contrastare questa deriva istituzionale che mortifica e aggrava, in un settore tanto importante, leg condizioni del Sud e della Calabria in particolare".