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Lamezia Terme - Lamezia è scesa in piazza stamane per manifestare il suo dissenso al depotenziamento dell’ospedale Giovanni Paolo II, deciso con il decreto emanato dal Commissario Scura per l’adeguamento della rete ospedaliera agli standard nazionali. E proprio lui, Scura, è stato il grande protagonista della manifestazione, seppur in negativo. Ampiamente criticato, (già da ieri sera il governatore della Regione Mario Oliverio aveva espresso pesanti perplessità sul suo operato), anche oggi su di lui sono piovute accuse sulle modalità di gestione della sanità calabrese.

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Una sanità che arriva da anni di commissariamento e che, nonostante questo, non è riuscita a risalire. E, a farne le spese, sono i cittadini. Cittadini che stamattina sono scesi in strada, seppur timidi in un primo momento e poi via via sempre più numerosi, migliaia i partecipanti, per difendere il loro diritto alla salute. E nonostante la presenza di molti esponenti politici, di destra o sinistra, ascoltando i cittadini presenti al corteo, la maggior parte delle colpe sarebbero da attribuire alla classe politica che, negli anni, non è riuscita ad imporsi per difendere il nosocomio lametino.

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Da piazza della Repubblica il corteo, con in testa il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro e i venti sindaci del comprensorio lametino, tutti con la fascia tricolore, si è mosso sfilando per le vie della città fino all’ospedale, dove il mondo politico, quello ecclesiastico, i comitati, le associazioni, gli studenti e i semplici cittadini, si sono concentrati per gridare il loro dissenso alle decisioni di Scura. Sul palco allestito per l’occasione, tutti i sindaci e il Vescovo di Lamezia Terme. “Noi non siamo solo numeri” ha affermato il primo cittadino di Soveria Mannelli, Giuseppe Pascuzzi per il distretto socio sanitario del Reventino che ha poi aggiunto: “la sanità deve tornare ad essere materia dei sindaci, dei territori e dei dirigenti. Non può venire un commissario a gestire la sanità in Calabria, anche perché ha dimostrato di essere un fallimento”. Pascuzzi, così come già anticipato anche da altri esponenti del mondo politico, ha auspicato di continuare questa battaglia uniti, qui o nelle piazze di Roma: “difendere con le unghie e con i denti il nostro territorio, sempre nel rispetto della legge, ma le leggi devono essere giuste”.

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“Questa è una battaglia di democrazia – ha affermato poi il sindaco di San Pietro a Maida, Pietro Putame – per dire no a questi atti autoritari e poco democratici del commissario Scura”. Revocare il decreto e rivedere tutta l’organizzazione della sanità nell’area catanzarese, queste le richieste gridate con forza dai primi cittadini che si sono dimostrati uniti e compatti in una vera e propria battaglia che riguarda sì la città di Lamezia ma tutto il comprensorio lametino che conta un bacino di utenza veramente molto vasto. Una battaglia che, come promesso oggi, non si fermerà ma andrà avanti nei prossimi giorni fino a quando Scura non deciderà di aprire un confronto. “Oggi ha vinto il popolo” ha affermato il primo cittadino di Lamezia, Paolo Mascaro che si è rivolto al commissario Scura e a quelli che lui ha definito “gli oscuri burocrati che stanno distruggendo i territori”.

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“Ridiscutere di un sistema sanitario che metta il malato al centro del problema – ha aggiunto - lasciando da parte la bieca operazione numerica di chi crede che una vita possa valere una percentuale”. “Quel decreto - ha continuato – è stato stilato da burocrati chiusi nel buio delle loro stanze, che hanno offeso territori e cittadini, senza consultare i sindaci. Loro – ha proseguito - debbono immediatamente ritirare quel decreto, ritirare quell’affronto verso il popolo. Scura – ha aggiunto - confrontati con il popolo che non conosci”. Riduzione dei posti letto, trasferimento o perdita dei posti di lavoro per parte del personale medico, diversi i reparti depotenziati, secondo quanto stabilito da Scura e Urbani nell’assestamento della rete ospedaliera calabrese, e dieci completamente soppressi: Tin, Neonatologia, Malattie infettive, Dermatologia, Otorinolaringoiatria, Odontoiatria e Stomatologia, Microbiologia e virologia, Servizio Trasfusionale, Malattie endocrine, Nefrologia.

Una vera e propria spada di Damocle che aleggia sull’ospedale lametino e che rischia di far divenire questa struttura, una grande scatola vuota. “Creiamo un’azienda che sia veramente unica - ha affermato il primo cittadino lametino - con l’integrazione dell’ospedale di Lamezia nell’azienda unica Renato Dulbecco.E’ necessaria – ha concluso poi Mascaro - una diversificazione equa delle eccellenze sui territori”. Intanto continuerà fino al 3 aprile la raccolta firme per la salvaguardia dell’ospedale. 

C.S.

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