
Lamezia Terme - La discriminazione razziale come non è mai stata raccontata, nel libro di Nogaye Ndiaye “Universo parallelo. Il paradigma del privilegio”, edito da People nel 2024, presentato a Ormeggi Festival da Valentina Stella. Laureata in Giurisprudenza, attivista nota sui social per la pagina “La difesa del diritto perfetto” dove tratta di cittadinanza, ius soli e altri diritti negati, Nogaye Ndiaye, per dare l’idea all’occidente di cosa significhi davvero subire costantemente discriminazione, nel suo romanzo capovolge il mondo, immaginando la storia di una bambina bianca, Martina, costretta a fuggire con la sua famiglia da un’Europa povera che non può offrirle un futuro, verso un’Africa ricca dove sarà costretta in modo più o meno subdolo a omologarsi allo status quo, rinnegando la propria cultura e identità. Ѐ ciò che sistematicamente accade, in senso inverso, anche nella realtà, ed è accaduto a Nogaye Ndiaye nella sua vita, raccontata nel primo libro “Fortunatamente nera” – “ho dovuto sospendere il tour di presentazioni a causa delle polemiche e del mio conseguente esaurimento”, dice più o meno scherzosamente.
“Fino a 21 anni mi sono fatta chiamare “Noghina”, perché in Italia nessuno riusciva a pronunciare il mio nome”, spiega infatti, “E una mia professoressa del Liceo ha deciso addirittura, in totale autonomia, di chiamarmi Anna. Stranamente riusciamo tranquillamente a pronunciare nomi come Schwarzenegger e Dostoevskij, ma i nomi africani sono troppo difficili”. Sarà necessario un viaggio in Senegal alla riscoperta delle proprie radici, e un successivo non facile viaggio interiore, per scavare le ragioni che l’avevano spinta in qualche modo a cercare di cancellare la propria cultura, identità, appartenenza, per restituire a Nogaye Ndiaye il proprio nome, e per spingerla a cercare di far aprire gli occhi alla gente che quotidianamente discrimina. Molteplici a questo proposito i fatti, piccoli e grandi, raccontati nel libro, sintomo di una cultura diffusa difficile da sradicare, il danno ulteriore del pietismo occidentale e della pornografia del dolore, le microaggressioni quotidiane, il “cat calling di cui nessuno parla” che una ragazza nera subisce in un occidente dove il suo corpo è ipersessualizzato dall’esotismo, una narrazione dell’Africa deumanizzata e stereotipata, e la sindrome del “salvatore bianco” che si sente “chiamato”.
“L’Africa in realtà non chiama nessuno”, conclude Ndiaye, “vorrebbe invece essere lasciata in pace, perché con tutte le risorse che ha – in questo senso è il paese più ricco del mondo – da sola potrebbe farcela tranquillamente. E nel 2026, con gli strumenti che abbiamo, l’ignoranza rispetto a questi temi è una scelta molto consapevole”.
Giulia De Sensi
La terza giornata di Ormeggi
Si è aperta con un confronto tra Guglielmo Mastroianni e Rita Giura sul tema “Garlasco e gli altri: come un delitto diventa chiacchiera da bar” la terza giornata della quinta edizione di “Ormeggi-Festival letterario” al Chiostro Caffè Letterario, in piazzetta San Domenico a Lamezia Terme. Il giornalista lametino, da anni a Mediaset - si legge in una nota - ha messo in relazione una lunga serie di crimini, da quello di Avetrana con l’omicidio di Sarah Scazzi a Brembate con quello di Yara Gambirasio, fino a quello di Garlasco tornato prepotentemente al centro dell’attenzione mediatica. Tutti delitti caratterizzati da una vittimologia simile ma soprattutto da una straordinaria morbosità da parte del pubblico.

Sollecitato dalle domande di Rita Giura, Mastroianni ha spiegato come non siano i giornalisti, né tantomeno le redazioni dei vari programmi di approfondimento giornalistico a decidere i temi da trattare, quanto piuttosto le richieste del pubblico da casa. È lo share, l’attenzione dello spettatore a decidere la programmazione e gli argomenti oggetto di trasmissioni. Se lo share è alto, l’emittente avrà più pubblicità. Le storie di crimini come quello di Garlasco fanno share e portano quindi introiti alle emittenti televisive. Per questo se ne continua a parlare e se ne parla sempre di più. Argomento spinoso e scomodo che ha provocato la reazione dei presenti al Chiostro. Altro argomento affrontato è la deontologia professionale del giornalista che si occupa di criminalità, soprattutto quando si parla di extracomunitari o minori. Deontologia spesso, troppo spesso, elusa o violata a scapito di quelle che dovrebbero essere le regole del buon giornalismo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA