
Lamezia Terme – “Dobbiamo partire da una presa d’atto. A Lamezia Terme il tema dei beni culturali, e in particolare di quelli archeologici, sembra non avere più il posto che merita nella programmazione amministrativa e, soprattutto, nel dibattito pubblico”. È quanto sostiene il presidente dell’Associazione Archeologica lametina, Rocco Purri che, attraverso una riflessione sul tema spiega e si chiede: “è probabile che la prima sia una diretta conseguenza della seconda. Come fare allora per tentare di risvegliare l’interesse generale sulla tematica archeologica? Può essere utile trovare nuovi incanti e nuovi miti da proporre alla città e all’amministrazione locale di turno?. La suggestione, l’incanto, la meraviglia smuovono le montagne e il caso lametino, negli anni passati, ne è stata una prova lampante. Il fascino della mitica Terina e la storia delle origini del Castello di Nicastro hanno alimentato numerose iniziative: studi, mostre, convegni e anche scavi, che hanno portato a risultati importanti ed inimmaginabili: alla localizzazione ed al ritrovamento della sub-colonia di Crotone nelle vicinanze del villaggio di S. Eufemia Vetere, ad esempio, come anche alle indagini archeologiche del castello normanno-svevo e, infine, alla realizzazione del museo archeologico cittadino, che è un grande vanto della città. Questi sogni, coltivati tutto sommato da poche decine di appassionati, sulla base di soli richiami di letteratura, non sempre intellegibili, e sul supporto di scarsi riscontri sul terreno, non hanno prodotto solo risultati scientifici, ma hanno saputo coinvolgere enti, associazioni, decine di studiosi e migliaia di cittadini”.
Secondo Purri “oggi, purtroppo, sembra di stare in un momento di “letargico torpore”, in un calo di attenzione che dispiace. Non si riesce neanche a tutelare e a valorizzare quanto è emerso in quarant’anni di ricerche. Un esempio lampante di questo stato di cose lo si può constatare recandosi all’Abbazia Benedettina di S. Eufemia, dove lo stato di degrado è direttamente proporzionale alla valenza storica del monumento. Chi visita oggi i resti dell’Abbazia deve constatare, con dolore, come una "selva selvaggia" avvolga testimonianze così preziose. Gli straordinari pavimenti policromi in tessere marmoree, che adornano la parte absidale, sono invasi da sterpi spinosi, che ne compromettono la stabilità, spostandoli oltretutto dalla loro posizione originaria. Un disastro!
Come ricreare, allora, quell’incanto che ha mobilitato tante risorse e reso, non molto tempo fa, il lametino un luogo di interesse turistico-archeologico al pari di località blasonate come Locri, Sibari, Crotone e Reggio. Solo il recupero del patrimonio cittadino e la seduzione di nuove possibili scoperte possono, a nostro avviso, rimuovere quella negativa apatia, in cui Lamezia e il suo comprensorio sono piombati di recente”.
Il presidente dell’Associazione Archeologica lametina, allora, si chiede: “Su quali elementi, allora, dovremmo fare ricorso per stimolare enti, associazioni e cittadini a riprendere un discorso ormai abbandonato? Per fortuna le occasioni non mancano e la base di riferimento è molto più strutturata rispetto a quaranta o cinquanta anni fa. Le conoscenze acquisite negli anni passati forniscono oggi non pochi spunti, su cui programmare le possibili nuove ricerche”.
E tali spunti, a titolo d'esempio, secondo Purri potrebbero essere:
- “Il Tempio mai ritrovato: sistema di tegole e coppi del sarcofago in terracotta, rinvenuto a San Sidero anni fa e ora esposto nel Museo Archeologico Lametino, è stato una vera sorpresa. Messo in relazione con le due antefisse, esposte pure nel museo, rimanda infatti alla possibile esistenza di un importante luogo di culto nel territorio lametino. Lo studio delle tegole utilizzate come copertura della tomba esclude categoricamente una destinazione di tipo funebre. Anzi, suggerisce l’esistenza di un importante edificio di culto, di cui allo stato attuale rimangono solo queste tracce. Il rinvenimento di quel che resta di questo tempio consentirebbe di aggiungere un tassello decisivo per storia della città di Terina e di tutto il suo comprensorio.
- La necropoli orfica: il chiodo bronzeo, rinvenuto molti decenni fa a Capo Suvero dall’Associazione Archeologica Lametina,con la scritta a rilievo AIΩNOΣ (di Aion), divinità legata al tempo infinito, apre all'ipotesi affascinante dell’esistenza di una necropoli orfica, di cui sarebbe interessante conoscere sia l’origine che lo sviluppo.
- La necropoli di San Sidero: è l’area da cui provengono le due tombe monumentali riferibili alla fine del IV - inizio del III secolo a.C., oggi esposte nel nostro museo archeologico. tratta, presumibilmente, di una delle necropoli principali di Terina,un sito ancora ricco di segreti, dove forse è celata parte della storia della città magnogreca.
- La Cripta dell’Abbazia:è il cuore dell'Abbazia Benedettina di Sant’Eufemia Vetere, che non è stato ancora esplorato.
- Il Monachesimo Greco: la storia dei monasteri di San Costantino, dei SS. Quaranta Martiri e di Sant’Eufemia rappresentano un patrimonio narrativo considerevole, non valorizzato ancora pienamente.
- I livelli bizantini del castello di Nicastro: un approfondimento delle ricerche al castello per scoprire i livelli bizantini possono dare risposte interessanti sulle origini dell’antico edificio a cui è verosimilmente legata la nascita della città di Nicastro”.
In conclusione, afferma: “le suggestioni e le motivazioni, necessarie per stimolare nuovamente cittadini e autorità civiche del comprensorio e per sollecitare nuovi studi e nuove ricerche, non mancano di certo. Per tale motivo, l’Associazione Archeologica Lametina, insieme ad altre realtà associative del territorio, si farà carico in tempi brevi di promuovere nuove attività sui temi accennati, coinvolgendo i cittadini, l’Amministrazione Comunale e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Calabria”.
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