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Lamezia Terme, 23 marzo – “La Chiesa lametina segue con attenzione l’evolversi della questione Rom che si avvia ad una svolta decisiva, in ottemperanza alle disposizioni dettate dalla Magistratura locale”. Queste le parole pronunciate dal vescovo di Lamezia Terme, Luigi Cantafora, sulla vicenda dello sgombero entro 30 giorni del campo Rom in località Scordovillo di Lamezia.

La Curia ha poi voluto spiegare ai fedeli come “il Procuratore della Repubblica, dott. Salvatore Vitello, ha deciso lo sgombero della baraccopoli di località Scordovillo entro 30 giorni, a causa delle condizioni disumane in cui vive la popolazione Rom: una situazione veramente insostenibile che non poteva davvero persistere, trattandosi di una questione annosa che si è trascinata nel tempo per decenni; popolazione che ad oggi è composta per la metà da bambini e bambine in attesa di un futuro con più salute, più scuola, più diritti di cittadinanza, che a Scordovillo non potrebbero di certo realizzare. È determinante, tuttavia, - aggiunge il vescovo di Lamezia Terme - affrontare questa prima fase di emergenza tenendo sempre presente un principio fondamentale: la dignità della persona. L’operazione di sgombero e quindi il trasferimento dei Rom in un’altra area, così come sembra si stia decidendo nelle sedi istituzionali preposte, è auspicabile che avvenga tenendo conto prima di tutto del fattore umanitario: si tratta di persone cui va dimostrato rispetto e che certo non possono essere sballottate da una zona all’altra della città come se fossero oggetti”.

“Il nostro auspicio, - dice monsignor Cantafora - è che non si vengano a creare nuove realtà similari a quella esistente a Scordovillo: non si può neanche immaginare di ricreare un nuovo ghetto, seppure con una nuova veste e in una nuova area, magari bonificata e più attrezzata rispetto a località Scordovillo che è emblema di degrado umano e scempio ambientale. Attraverso le associazioni che in questi anni hanno operato nel campo di Scordovillo, la Chiesa locale - sottolinea poi - ha sempre sostenuto la causa del popolo Rom e, certamente, continuerà a farlo anche dopo l’operazione di smantellamento del campo. La comunità ecclesiale lametina è sempre stata disponibile e continuerà ad esserlo per il futuro all’integrazione, all’inclusione sociale di questa minoranza etnica che in questo momento vive un grave stato emergenziale”.

Poi il massimo esponente della Curia lametina aggiunge “la Chiesa è pronta a collaborare con le altre istituzioni territoriali che sono preposte ad affrontare e quindi a risolvere questa grave situazione che si protrae ormai da troppo tempo. Ciò, al fine di garantire la difesa dei diritti umani di queste persone che in questa particolare fase storica per la città e per la Diocesi, necessitano di grande sostegno. Un’istituzione, un ente, singolarmente, possono fare ben poco. Allora è necessario unire le forze, e agire in piena sinergia. Alla società lametina, in tutte le sue componenti, l’invito rivolto è quello di essere meno indifferente e ostile, ma decisamente più dialogante e accogliente. Se in una società non c’è fiducia nell’uomo, e se questa fiducia non diviene sempre più oggetto di scambio tra il popolo e i suoi rappresentanti istituzionali, difficilmente si realizzeranno democrazia e bene comune.

Infine, il vescovo Luigi Cantafora invita “In questo frangente, in cui tante preoccupazioni agitano la città e le famiglie Rom, alla convivenza nella reciprocità e a collaborare perché soltanto assieme potremo rigenerare il bene della convivenza civile di cui abbiamo tutti diritto e bisogno”.