
Lamezia Terme – La voce forte e chiara di Flavia Carlini ha risuonato al Chiostro Caffè Letterario, in piazzetta San Domenico a Lamezia Terme. L’attivista, politologa e divulgatrice politica, seguita da quasi 500mila follower, è stata protagonista di uno degli ultimi appuntamenti di Ormeggi Festival Letterario, giunto alla sua quinta edizione dopo quattro giornate dense di incontri e con la partecipazione di numerosi ospiti. Il suo stile semplice, diretto e incisivo rende accessibili anche ai più giovani temi complessi che spaziano dalla politica ai diritti, fino alle questioni internazionali.
Flavia Carlini, 30 anni, è originaria di Napoli ma residente a Roma, sui suoi canali si occupa principalmente di diritti umani, parità di genere, giustizia sociale e attualità politica, temi che approfondisce attraverso i social ma anche interventi pubblici, programmi tv, radio podcast e conferenze. Ha anche un canale Youtube “Taglio netto”. Carlini è tra le ideatrici e vicepresidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti fondamentali: un progetto apartitico che permette a chiunque voglia di entrare in Senato e presentare le proprie proposte, esperienze, progettualità. I risultati del percorso saranno poi portati all’attenzione delle sedi decisionali.
Flavia porta a Lamezia il suo “Uomo morto non mente. La notte più oscura della Repubblica” (SEM 2025). Come autrice ha anche pubblicato con Feltrinelli “Noi vogliamo tutto. Cronache da una società indifferente”. A dialogare con lei, la giornalista Caterina Caparello. Un incontro particolarmente sentito in terra calabrese, poiché l’inchiesta ricostruita dall’autrice sotto forma di romanzo riporta alla luce una delle pagine più oscure e meno conosciute della storia repubblicana, una vicenda che affonda le sue radici anche in Calabria.
“La Calabria - dichiara Flavia Carlini - è il cuore di quello che è stato il colpo di Stato. Le sue radici affondano in Calabria durante i moti di Reggio. È li che si sono creati quei legami che nei mesi successivi si sono rivelati nel golpe Borghese”. Per Carlini i moti di Reggio di cui poco si è parlato “ci raccontano la paura di rimanere indietro. La paura della marginalizzazione di questo sud lasciato sempre per ultimo. Questo focolaio è stato raccolto dalla destra, mentre, il comunismo e la sinistra se n’è disinteressato… perché hanno fatto prima loro e si sono intestati la rivolta”. La destra, quindi, racconta l’autrice, ha saputo cogliere quell’occasione per raccogliere la rabbia e incanalarla: “La Calabria così è rimasta una terra di destra”.
Protagonista è “un uomo ponte” Lucrezio Fiorenzo Amodio, nato a Reggio Calabria. Attraverso il suo sguardo - ormai da anziano - Carlini accompagna il lettore in un viaggio tra trame occulte, segreti di Stato e verità scomode che hanno segnato la storia del Paese. “È un libro di storia politica - afferma - però mi piace rimanere nel presente e vedere l’impatto del passato nel presente”. Il romanzo inchiesta è il risultato di un accurato lavoro di ricerca durato oltre un anno e mezzo e racconta quello che viene definito un “colpo di Stato” - programmato per la notte dell’Immacolata del 1970 - un golpe che viene raccontato “come fallito e che, invece, è riuscito a definire equilibri, dettare rapporti di forza, plasmare la politica e modellare il tempo a venire”.

Un golpe nel quale, sottolinea “noi oggi ci siamo dentro”. Anni di studio racchiusi in quello che definisce “una sorta di diario di un uomo di destra”. Una storia raccontata, descrive Carlini “dal punto di vista di un neofascista. Questo può essere equivoco ma, secondo me se non riusciamo a capire il motivo che porta una persona a determinate scelte, se non capiamo che cosa muove quel pensiero non riusciamo a capirlo e sconfiggerlo”.
Da Reggio all’Iran, dalla politica all’attualità, Flavia è un fiume in piena. Non le manda certo a dire. “Io non ho paura di parlare perché per paura finisci per non dirle le cose. Ho ricevuto così tante querele e denunce, gli avvocati costano. Ci sono tante cose che vorrei dire e non posso”. La riflessione si sposta sul piano dell’informazione: “Molte cose non le sappiamo e l’informazione può manipolare il futuro” dice. E Caparello, moderatrice dell’incontro, aggiunge: “da giornalista dico che a livello nazionale è l’informazione sana e pulita che talvolta manca”.

Altro tema affrontato: dietro una tv con sempre le stesse facce, ci sono i giovani. “Si dice che i giovani non si interessano alla cose, ma su quali basi? se le variabili sono errate? I giovani hanno altre forme di partecipazione come, ad esempio, quello di boicottare alcuni prodotti, non devono per forza partecipare ai comizi”. Flavia racconta anche un po’ di sé, dall’amore per gli animali, che si manifesta in scelte e acquisti consapevoli, alle sue giornate fatte di studio, ricerche e letture: “studio e scrivo”, dice. E capisce chi, come suo padre torna a casa stanco dopo una giornata di lavoro e riflette: “Il capitalismo ci ha tolto il tempo. Chi lavora non ha forza e tempo per informarsi attraverso saggi e libri e allora si basta su quello che vede in tv: non hai tempo per cercare un’alternativa”.
Scende tra il pubblico a rispondere alle domande dei presenti: “io non sono una persona neutrale e non lo sarò mai”. Il rischio di oggi, rispetto anche alla politica di un tempo, è che “oggi abbiamo perso l’identità”. E, l’incontro aperto dalla parola oscurità di conclude con una riflessione: solo attraverso la conoscenza del passato si può rendere meno oscuro il futuro.
Carlini ha portato così i presenti negli anni ‘70, in una Reggio Calabria in fiamme negli anni dei Moti, con migliaia di cittadini in protesta contro la decisione di assegnare a Catanzaro il ruolo di capoluogo della Regione Calabria. È il ritratto di un’Italia che sembra appartenere al passato ma che, tra parole, simboli e dinamiche di potere, continua a riaffiorare con sorprendente attualità. “Come si costruisce il futuro sopra un passato sepolto?”.
Ramona Villella



