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Lamezia Terme - Saggio pedagogico, inchiesta giornalistica, manuale: è un libro multitasking quello di Francesca Barra, nota giornalista televisiva – nonché mamma – autrice de “I no che vorrei dirti. Smartphone, chat e social. Guida pratica per genitori smarriti”, edito quest’anno da Giunti e presentato sul palco di Ormeggi Festival, dove Barra ha dialogato con il giornalista Guglielmo Mastroianni.

Un libro nato per far discutere e per accendere i riflettori su una tematica attuale: l’utilizzo dei social media, dell’IA e in generale dei contenuti digitali da parte di bambini e adolescenti, fatto già oggetto di polemiche e spesso di controversie legali in varie parti del mondo, laddove l’accesso di un minore alla rete rischia di ingenerare azioni violente, autolesive, alienanti o comunque – nel migliore dei casi – una pervasiva dipendenza. “Spesso noi, come adulti, non siamo più interlocutori credibili per i nostri ragazzi”, spiega Barra, “tutti i loro dubbi li sciolgono attraverso un unico strumento: lo smartphone. Senza capire che quest’oggetto non gli vuole bene. Che il fine ultimo dei gestori della rete è monetizzare, manipolare, influenzare i nostri gusti per fini commerciali”. Dunque un saggio che chiama in causa esperti di pedagogia, psicoterapeuti, responsabili di comunità per minori in difficoltà, e che ha portato Barra a compiere in prima persona un percorso formativo – Laurea in Psicologia, Master in Criminologia, Corso sull’Algoritmo. Un percorso che la porta ad affrontare temi come l’ipersessualizzazione precoce di bambini e adolescenti che si espongono in rete, l’identificazione del minore con l’adulto, e “l’idea che tutto si possa mostrare, che non ci sia più nulla da custodire, che fra on-line e off-line non ci sia in fondo più nessun confine e nessuna differenza. E se non ci si arrabbia per il fatto che debba venire qualcuno dall’UE a metterci dei limiti, questo è un segno del nostro fallimento”.

Ma se nulla è ancora del tutto perduto, da che parte ricominciare? “Il ruolo della comunità è fondamentale”, sottolinea Barra, “Non quella comunità che commenta e vuole sapere tutto: una comunità che abbia a cuore la nostra vita. Oggi molti ragazzi non hanno un adulto di riferimento al di fuori della cerchia familiare, e questo è grave. Servono adulti che mostrino ai ragazzi la differenza fra il bene e il male. Invece oggi gli adulti che interagiscono in rete si comportano esattamente come gli adolescenti che praticano il cyberbullismo. Serve invece avere una visione, ascoltare, parlare con i ragazzi. Perché le parole hanno un peso”. Barra si esprime anche sulla sua esperienza come vittima di deepfake. “Ho denunciato perché ritengo che il personale debba diventare politico, quando questo può aiutare la comunità. Io ho gli strumenti, sia economici che morali, per difendermi. Ma tante donne si sentono invece colpevoli, come se avessero causato certi reati. Dunque l’ho fatto per dare un esempio ai miei figli e perché altre vittime non pensassero più di essere la causa di tutto questo. Una società migliore è una società che si fa carico di cose simili, senza minimizzare. Il mio è un invito alla responsabilità collettiva. Perché i social non hanno cambiato le persone: le hanno solo rivelate”.

Giulia De Sensi

La seconda giornata di OrmeggiFest

Dopo la presentazione del libro di Francesca Barra, sul palco è salita Claudia Fauzia “Con il mare dentro” (DeAgostini 2025) che ha dialogato con Roberta Vezio. Il romanzo racconta la storia di Lucia, una ragazza di 17 anni che vive un forte conflitto tra i propri sogni e una realtà dominata da aspettative e ruoli di genere tradizionali. Il suo desiderio è diventare apneista, ma si scontra con un ambiente che considera il mare e le sue sfide come un territorio “degli uomini”. L’autrice ha raccontato che il suo è un romanzo di formazione contemporaneo, ambientato tra la Sicilia e il mare delle Eolie, che intreccia avventura, mistero e riflessione sui diritti e sull’autodeterminazione.

Un altro appuntamento interessante della seconda giornata di “Ormeggi Festival” è stato il racconto di Arturo Scotto, deputato alla Camera per il Partito Democratico e di Saverio Tommasi giornalista di Fanpage, tutti e due con l’esperienza difficile della “Flotilla” in quanto partiti da Genova con il tentativo di arrivare a Gaza. Di quella esperienza Scotto, ha poi scritto un libro dal titolo “Flotilla. In viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta (Giunti, 2026). Il libro racconta in prima persona la partecipazione dell’autore alla missione della Global Sumud Flotilla, una flottiglia di imbarcazioni partita dal Mediterraneo con l’obiettivo di raggiungere Gaza e portare solidarietà e aiuti alla popolazione palestinese. Scotto descrive la sua decisione di imbarcarsi sulla nave Karma, i dubbi iniziali, la traversata e gli eventi che seguono: l’attesa, la tensione, il sorvolo dei droni, l’intervento delle forze israeliane, l’arresto e la detenzione.

A chiudere l’intensa serata la visione del documentario “Formiche” (2021, 90′) di Valerio Nicolosi. Nicolosi prima della visione integrale è stato intervistato in collegamento remoto da Guglielmo Mastroianni ed ha spiegato le motivazioni di montare in un unico filmato il racconto di viaggio di uomini, donne e bambini che cercano di raggiungere l’Europa fuggendo da guerre, povertà e persecuzioni. Il film segue da vicino diverse storie reali: le traversate in mare con le navi di soccorso (come quelle di ONG tipo Open Arms), le marce lungo la rotta balcanica e le lunghe attese nei confini, spesso in condizioni estreme e pericolose. Il titolo “Formiche” ha detto il regista richiama proprio l’idea di persone che si muovono in massa lungo le rotte migratorie, spesso invisibili e vulnerabili, ma spinte da una forte necessità di sopravvivenza e di futuro. "Sabato e domenica ancora “Ormeggi Festival” da non perdere".