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Lamezia Terme – “Fuori il bullismo, dentro l’empatia”, questo lo slogan che riassume perfettamente l’evento tenutosi stamane presso la sala consiliare del Comune ed organizzato dal Settore Servizi alla Persona in collaborazione con l’I.C. “Gatti – Manzoni – Augruso. Un appuntamento, rivolto alle classi terze della scuola secondaria di primo grado del suddetto istituto comprensivo, che ha l’obiettivo di promuovere la prevenzione e la sensibilizzazione, tra i giovani e la comunità scolastica,  riguardo una tematica di così forte rilevanza sociale ed educativa.

A prendere per primo la parola, davanti ad una nutrita platea di giovani studenti, è stato il neo assessore in pectore alle politiche sociali Mimmo Gianturco, il quale ha affermato come “il bullismo non nasca mai dal nulla e trovi terreno fertile a discapito di chi pensa di essere da solo, e quindi messo in disparte. Per questo è importante parlarne  in questa sede. Bisogna investire nell’ascolto dato che i ragazzi a casa oramai parlano più con gli atteggiamenti che attraverso le parole. Di conseguenza, necessita capire proprio quello che non dicono ma che fanno soltanto trasparire. Quest’amministrazione, anche attraverso i propri Servizi Sociali, è vicina ai ragazzi, alle rispettive famiglie ed agl’insegnanti”.

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“Quest’incontro  serve a fare rete – ha aggiunto la dirigente del Settore Servizi alla Persona, Stefania Petronio -  e sarà il primo di una lunga serie, proprio per mettere a fuoco una problematica purtroppo all’ordine del giorno”.

L’assessore alla Pubblica Istruzione, Spinelli, ha esortato i presenti “a partecipare attivamente alla cosa pubblica. Ognuno di voi deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni contro la piaga del bullismo. Vi invito, quindi, ad osservare se qualche vostro compagno è vittima di ciò. Segnali importanti, in tal senso, potrebbero essere il cambiamento della voce, del carattere o dell’umore. Potreste accorgervene dal cambio delle loro abitudini. Non dobbiamo mai voltarci dall’altra parte o dire ma a me che interessa. Specialmente oggi che si vive soprattutto sui social, dobbiamo fare di tutto per lasciare una società migliore alle future generazioni”.

La vice-preside Caterina Bettiga ha letto il messaggio  della propria dirigente scolastica Antonella Mongiardo, impossibilitata a partecipare di persona a causa di concomitanti impegni istituzionali. Parole invitanti i giovani a comportamenti sani  e rispettosi, per spegnere l’eccessiva conflittualità che si vive nelle classi tra docenti e alunni e tra i primi ed i genitori dei ragazzi. “Già dall’anno scorso, l.C. Gatti – Manzoni – Augruso -  le parole della professoressa Francesca Fiore - ha istituito un tavolo anti bullismo di concerto con i Servizi Sociali del Comune di Lamezia. La sottoscritta è uno dei dieci docenti referenti di tale tavolo tecnico assieme alle dottoresse Leopoldo e De Lorenzo in rappresentanza dell’ente comunale. Si è iniziato un percorso composto da cinque tappe. Innanzitutto all’interno di ciascuna classe si è provveduto a realizzare dei kit e dei racconti video corali. La seconda tappa è consistita nell’aver messo a disposizione degli studenti, e delle loro famiglie, una filmografia sulla problematica in questione. Abbiamo quindi realizzato delle mostre diffuse, attraverso cartelloni colorati  esposti in ogni angolo del plesso. Un video finale ha poi unificato le singole mostre dei vari istituti. La quarta tappa la stiamo vivendo stamattina in quest’aula consiliare, essendo fondamentale costruire delle reti solide attraverso una stretta sinergia tra tutte le componenti in gioco. L’ultimo degli step sarà incentrato sulla formazione dei docenti, affinchè siano in grado di riconoscere i primi segnali di bullismo”.

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Federica Certomà, psicologa del Settore Servizi alle Persone del Comune, ha spiegato cosa s’intende per bullismo e le gravi conseguenze che esso comporta per la vittima: depressione, uso di sostanze o alcol, e ansia, fino all’autolesionismo, che può addirittura sfociare in gesti estremi. “Le sue caratteristiche sono l’asimmetria di potere tra bullo e vittima, l’intenzionalità e la ripetitività di tale comportamento. Esiste, poi, una forma diretta di bullismo, tipica del genere maschile, ed una indiretta, invece espressione di quello femminile. Il cyberbullismo, essendo amplificato dai social, ha conseguenze ancora più gravi”. Certomà ha quindi messo a fuoco la differenza tra sostenitori del bullismo, aiutanti del bullo ed aiutanti delle vittime, questi ultimi, purtroppo meno numerosi. Infine vi sono i cosiddetti spettatori passivi, i quali vedono ma fanno finta di niente. “Il mezzo più importante per contrastare il bullismo – ha concluso – è l’empatia. Non a caso il bullo ne ha davvero poca”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero della pedagogista Roberta De Lorenzo, la quale ha ricordato come il livello di empatia venga rafforzato con il lavoro di gruppo tra le docenti. “Ognuno deve fare il suo, creando, così, un’interazione costruttiva tra gli alunni. Il bullo, infatti, non è abituato a reggere il confronto”.

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Stefania Leopoldo, assistente sociale del Comune, ha raccontato ciò che succede, illustrando i vari e progressivi passaggi, quando a chi fa il suo lavoro viene segnalato un caso di bullismo o cyberbullismo. “L’assistente sociale non è vero che ruba i bambini alle famiglie. In realtà fa ben altro: ascolta e protegge le vittime, lavorando assieme, e non contro, le figure genitoriali. Solo in casi estremi, nonché rari, può essere disposto l’allontanamento dei figli dal tetto familiare”. Quindi un accorato invito ai ragazzi seduti in platea: “Se siete vittime di bullismo non esitate a chiedere aiuto, perché non è una debolezza questa. Se invece vi capita di assistere a tali scene, non fate finta di niente ma segnalate prontamente la cosa agl’insegnanti, alle Forze dell’Ordine  o anche direttamente a noi assistenti sociali del Comune. Ai bulli invece dico di fermarvi perché siete sempre in tempo per farlo”. A concludere l’evento, la testimonianza diretta, in video collegamento, di chi, come Francesco Gullo, è stato vittima di bullismo per tanti anni, sin dalle scuole elementari e fino a quelle superiori, prima di trovare la forza di uscirne più forte di prima.

Ferdinando Gaetano