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Catsello-lamezia-240419.jpgLamezia Terme – “Non riusciamo ad individuare ragioni significative e logiche sull'abbandono dei beni preziosi della nostra città. Essi rappresentano la nostra storia e la nostra identità. Non riusciremo mai a capire chi siamo se ignoriamo da dove veniamo” lamenta in una nota Giuseppe Gigliotti, presidente “Italia Nostra” Lamezia e vicepresidente “Italia Nostra” Calabria. “Emblematica è la perenne chiusura di quanto rimane del Castello svevo normanno – continua Gigliotti - è singolare che nessuna seria volontà progettuale si curi di come rendere fruibile il Castello. Puntando sull'agibilità e salvaguardia di un monumento che potrebbe rappresentare, inserito in un contesto più ampio, una risposta al degrado socio-economico-culturale in cui versa Lamezia Terme. Un romantico rudere in posizione pericolante sul letto di un fragoroso torrente che scorre giù in una valle boscosa”. Così descriveva il Castello di Nicastro, nel 1778, lo scrittore britannico Henry Swinburne. Il Castello, icona e simbolo della città. Uno dei monumenti più antichi ed importanti da visitare in tutta la Calabria. Il rudere sorge sul colle di San Teodoro, dominando la città”.

“Il Castello normanno svevo di Lamezia Terme ha origini molte antiche, venne eretto intorno al IX secolo per volere dei bizantini che oltre al Castello iniziarono ad avviare la costruzione del borgo di Nicastro, come struttura di difesa per la Piana di Sant’Eufemia dagli incursori. La sua posizione a strapiombo sul colle roccioso, consentiva non solo un’ottima difesa, ma anche un controllo della Piana fino al mare. Venne fatto ampliare all’interno da Federico II, che ordinò la costruzione di caserme successivamente adibite a carceri. Sempre Federico II fece costruire un mastio pentagonale e una cinta muraria. Altre modifiche vennero aggiunte da Carlo V di Spagna. Suggestiva la vista con le Porte della città di Nicastro. Porte che identificano la storia dei nicastresi e il loro passato ricco di cultura e di impegno. Porte che sono invase da erbacce, segnaletiche stradali, fili e rifiuti. Cosa volete di più?  - conclude Gigliotti - cosa possiamo aspettarci da chi non muove un dito per ridare dignità e speranza non solo al patrimonio storico-culturale, ma anche e soprattutto ai lametini?”.

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