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Lamezia Terme - “Ci troviamo in grande difficoltà con l’entrata in vigore di questo provvedimento. Intanto, noi non siamo investigatori e non possiamo investire economicamente per fornirci di personale addetto agli ingressi a chiedere il green pass. Tutto ciò, pur con la consapevolezza delle responsabilità di ognuno di noi, non fa che causarci enormi disagi”. A parlare così, Enzo, uno dei titolari di una paninoteca del centro cittadino, luogo d’incontro di molti giovani adolescenti e non solo che stigmatizza la decisione del Governo in merito all’obbligatorietà di chiedere il “lasciapassare” ai clienti per entrare all’interno del locale e certificare l’avvenuta vaccinazione al Covid (prima o doppia dose) o aver effettuato un tampone, decreto in vigore da ieri.

“Per chi ha spazi all’aperto è diverso - aggiunge Enzo - ma noi rischiamo di assistere a tanti avventori che rinunciano e vanno via. E poi chi sono io che devo chiedere i dati personali di un cliente; si tratta di una evidente violazione della privacy. Secondo il mio modesto parere, chi fa queste leggi non ha idea di cosa sia fare il ristoratore. Immaginate cosa può accadere il fine settimana quando gli avventori aumentano, con tanti ragazzi anche sopra i 16 anni ai quali chiedere di esibire il pass o la certificazione del tampone. Si blocca tutto col rischio che i giovani cambino idea e se ne vanno in un altro locale all’aperto o rinunciano del tutto”.

Rimanendo sempre nel centro storico fra le vie adiacenti a corso Numistrano, incontriamo altri esercenti con locali e bar che alternano spazi all’aperto e al chiuso. “Che dire - evidenzia Pasquale - io ho soprattutto tavoli all’aperto ma trovo quanto stabilito dal Governo una decisione molto contraddittoria. Green pass o tampone nelle ultime 48 ore, insomma gli esercenti devono anche vestirsi da carabinieri o poliziotti per chiedere documenti. Non lo trovo un modo congruo per affrontare il problema”. Anche Renato, titolare di un bar, evidenzia le sue perplessità di un provvedimento che acuisce i disagi degli operatori. “Dopo un anno e mezzo di sacrifici, si tira fuori una decisione che non regge nella quotidianità. All’interno non entrerà nessuno e nei pochi tavoli all’aperto si rischia di creare assembramenti e impazienza fra i clienti”. 

Ma non solo ristoratori e baristi. Anche dalle palestre arrivano non poche critiche. “È assurdo che quanto stabilito - sottolinea Rosanna addetta all’accoglienza di una struttura - possa essere seguito alla lettera. Dovremmo avere personale impiegato per controllare all’ingresso l’esibizione del tampone. E non possiamo obbligare noi a farglielo fare. Ognuno dovrebbe essere responsabile a prescindere e aver fatto il vaccino, ma noi non possiamo obbligare nessuno. Certo, l’ideale sarebbe che si possa trovare l’assoluta condivisione e presentarsi vaccinati o tamponati sempre. Ma, ripeto, non possiamo noi obbligare nessuno e rischiamo di perdere clienti o di allontanare chi ha intenzione di iscriversi in palestra”. Da ieri dunque in vigore l’esibizione del certificato verde e non saranno pochi i problemi che si presenteranno per i cittadini e i proprietari di tutti quei locali dove è previsto l’obbligo di presentarsi muniti del pass. Tutte le opinioni sono legittime e le responsabilità non sono più singole ma assumono una connotazione collettiva.

A.C.

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