
Lamezia Terme - Una narrazione avvincente attraverso le vite di cinque donne che hanno illuminato la filosofia del ventesimo secolo, nel saggio “Cuori pensanti” della professoressa Laura Boella, presentato all’Uniter in occasione dell’8 marzo. Ordinaria di Filosofia Morale ed Etica dell’Ambiente all’Università degli Studi di Milano, Boella è nota per i suoi studi sull’empatia oltre ad essere una delle maggiori studiose italiane del pensiero femminile del ‘900. Nell’incontro, arricchito dalle parole conclusive del Vescovo Schillaci, l’autrice, introdotta dalla presidente Costanza Falvo D’Urso e dalla professoressa Aldina Mastroianni, ha dialogato con la vicepresidente Gabriella Colistra dell’universo di Etty Hillesum, Edith Stein, Simon Weil, Hanna Arendt, Maria Zambrano, in “cinque brevi lezioni di filosofia per tempi difficili”, come recita il sottotitolo del libro.
Ed effettivamente, fermo restando le diverse personalità e le differenze sostanziali del loro pensiero, non si può negare che queste cinque donne abbiano in comune l’aver attraversato periodi di sofferenza e persecuzione – le prime quattro in riferimento agli orrori del nazismo, l’ultima a causa della dittatura di Franco in Spagna – dando alla luce tuttavia germi di rinascita, presenti nel riverbero ancora attuale del loro pensiero. Li ritroviamo nel “cuore pensante” della Hillesum – che dà il nome al saggio – capace di farsi carico anche di chi, dopo la deportazione “non riesce più a sentire e a pensare”; o nel concetto di “croce” di Edith Stein, che contempera gli studi filosofici sul concetto di empatia con la scoperta illuminante della fede cattolica; nel pluralismo culturale di Simon Weil, che la porta a ritenere ogni forma di spiritualità e di credo – anche ciò che il cristianesimo considera eresia – come radicata sul principio della compassione e dell’umanità verso il prossimo.

E poi Hannah Arendt, che in realtà “non scrisse teorie, ma piuttosto si interrogò ininterrottamente cercando un perché che desse senso a cose che apparentemente non ne avevano”, ci dice Boella. Cose come il male, che “è senza radici, si diffonde come un virus. E contagia. Solo il bene ha radici, perché affonda in un’idea di umanità che è responsabilità, giudizio, discernimento di ciò che è giusto o non lo è”. Infine l’idea di nascita e di rinascita che è nel pensiero di Maria Zambrano, intesa come tensione fra l’oscurità delle viscere del nostro inconscio e la luce in cui veniamo al mondo, un mondo che comunque tutte queste donne hanno amato, anche combattendo con la sofferenza, in una lotta che le ha viste comunque vincitrici.
Giulia De Sensi
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