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Lamezia Terme - Franco Cimino ricorda Francesco De Pino, protagonista della vita politica e amministrativa di Lamezia Terme, ripercorrendone l'impegno civile, la passione per il bene comune e l'idea di una politica intesa come servizio alla comunità.

"La notizia giunge improvvisa. E sorprende. «Francesco De Pino, ragioniere, ottantasei anni, più volte consigliere comunale e assessore di Lamezia Terme, è morto.» Sorprende chi lo ha conosciuto. E sorprende ancora di più una città che, per tanti anni, ha trovato in lui un punto di riferimento morale, politico, culturale e umano. Direi anche religioso, se con questa parola si intende il sentimento profondo del servizio verso gli altri. Perché Ciccio De Pino ha vissuto così: donando sé stesso. Gratuitamente. Senza mai chiedere nulla in cambio. Tutto ciò che faceva era orientato al bene comune, alle due realtà che più amava: la gente e la sua città. Lamezia Terme non era, per lui, soltanto un luogo da amministrare. Era una comunità da costruire. Lo spazio nel quale le relazioni umane si intrecciano con la politica, le istituzioni con la cultura, la fede con la laicità, la responsabilità personale con quella collettiva. La città dell’uomo.

Questo era il suo ideale. Per Ciccio De Pino città e uomo erano inseparabili. Non esiste una buona città senza buoni cittadini, così come non esiste una buona politica senza persone capaci di mettere il proprio io al servizio del noi. Era questa la sua idea della politica: non il potere, ma il servizio. Non l’interesse particolare, ma la ricerca del bene comune. Non la conquista del consenso, ma la costruzione della giustizia sociale, l’unica vera misura della felicità collettiva. La cultura era lo strumento indispensabile di questo cammino. La considerava una luce, perché soltanto la conoscenza permette di comprendere la realtà, difenderla e trasformarla. Le città diventano allora il luogo nel quale le persone incontrano le istituzioni, cuore della democrazia, e dove le idee prendono forma nei progetti, nelle opere, nelle decisioni pubbliche. Era questa la lezione di Ciccio De Pino.

Lamezia Terme fu il suo grande amore. La politica la sua vocazione. E, se mi è consentito dirlo, la Democrazia Cristiana rappresentò per lui la casa naturale nella quale quegli ideali potevano tradursi in impegno concreto. Amava profondamente la sua città. E l’ha servita con umiltà, competenza e dedizione. Molte delle intuizioni sul suo sviluppo nacquero dalla sua capacità di guardare avanti. Uno sviluppo troppo spesso frenato dagli egoismi, dalle miopie, dalle tante forme di ignoranza e, soprattutto, da una insufficiente tensione morale che ha segnato, nel tempo, una parte significativa delle classi dirigenti della Piana. Contro tutto questo Ciccio si è battuto. Lo ha fatto nel suo partito, nel Consiglio comunale e nella società lametina. La sua era una voce mite, ma capace di farsi ascoltare. Mai gridata, eppure autorevole. Dietro ogni suo intervento c’erano studio, riflessione, passione. Era un tecnico, ma possedeva una autentica formazione umanistica. Leggeva continuamente. Studiava senza sosta. Lo faceva perché non si riteneva mai arrivato. Voleva essere all’altezza delle idee che sosteneva e rispettare sempre l’intelligenza di chi lo ascoltava. Era di una generazione che considerava la politica una disciplina dello studio prima ancora che della parola. E lui parlava. Parlava a lungo. Talvolta bisognava persino interromperlo. Io non lo facevo quasi mai quando presiedevo le assemblee del nostro partito. Non soltanto perché ciò che diceva era sempre interessante, ma per quella specie di fanciullezza che accompagnava il suo modo di argomentare. Una fanciullezza che non era ingenuità, ma purezza. Onestà. Fiducia negli uomini. Capacità di credere ancora nella forza delle idee. Combatteva battaglie dure. Sosteneva le proprie convinzioni senza piegarsi a compromessi che le svuotassero di significato.

Eppure non aveva nemici. Perché non considerava mai nemico chi la pensava diversamente da lui. Questa è forse la sua lezione più attuale. Con la fine della Democrazia Cristiana non terminò il suo impegno civile. Anche quando fu progressivamente emarginato dalla politica attiva, continuò a vivere da uomo politico. Fino all’ultimo. Continuò a interrogarsi sul destino della città, a sentire come propri i bisogni della gente, soprattutto di chi era più povero: non soltanto di pane e di lavoro, ma anche di dignità, di diritti e di speranza. È questa l’eredità che ci lascia. In un tempo nel quale la politica fatica a essere creduta, uomini come Ciccio De Pino ricordano che essa può ancora essere esercizio di servizio, di cultura e di umanità. Non il luogo della convenienza personale, ma quello della responsabilità verso gli altri e della fedeltà al bene comune. Ed è questa la ragione per cui il suo ricordo continuerà ad accompagnare la vita della città. Ciccio De Pino è stato, e rimarrà, una costante lezione di politica. Oggi Lamezia Terme perde un protagonista della sua storia recente. Ma perde soprattutto un esempio. Perché Ciccio De Pino apparteneva a quella generazione che considerava la politica una forma alta della moralità pubblica. È questa l’eredità che ci lascia. Ed è questa la ragione per cui il suo ricordo continuerà ad accompagnare la vita della città. Ciccio De Pino è stato, e rimarrà, una costante lezione di politica. Di tutto questo, anch’io dal profondo del cuore lo ringrazio". 

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