
di Maria Scaramuzzino
I colori variopinti dei palloncini, il suono scoppiettante dei fischietti, gli striscioni che da giorni siamo ormai abituati a vedere, appesi davanti al tribunale. La manifestazione per la difesa del Palazzo di giustizia di Lamezia si è snodata per le vie cittadine con grande vivacità ma, per l’ennesima volta, con poca gente. In prima linea gli avvocati, gli impiegati del tribunale, le associazioni che dal primo giorno hanno sposato la causa come la Caduceo e Casapound. A caratterizzare il corteo anche la presenza dell’amministrazione comunale lametina guidata da Gianni Speranza, affiancato da altri primi cittadini del comprensorio; da Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto; da Andrea Campinoti, sindaco di Certaldo e presidente nazionale di Avviso Pubblico. Confusi tra la folla di poco meno di mille persone, anche alcuni consiglieri comunali lametini, il presidente del consiglio provinciale di Catanzaro Peppino Ruberto, il presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto e il consigliere regionale Mario Magno.

Nei giorni scorsi, gli appelli erano stati numerosi ed accorati per invogliare la gente a partecipare alla marcia pacifica, ma i lametini sono rimasti ancora una volta a casa nonostante in diecimila abbiano firmato la petizione popolare contro la chiusura del tribunale. Gli avvocati esponenti del comitato civico nato per salvare il “palazzo” si sono detti comunque soddisfatti della manifestazione. “Da Lamezia parte un messaggio forte per i governanti. Non molleremo – ha detto Cesare Materasso – fino a che non avremo notizie certe sulla sorte del tribunale”. Accorata e passionale la dichiarazione di Paolo Mascaro che ha urlato: “Non possiamo abbassare la guardia, né tantomeno potremo essere contenti se sopprimeranno anche un solo ufficio. La città non deve tollerare una simile eventualità, perché Lamezia per ripartire deve mantenere quello che ha”. Anche il sindaco Speranza si è detto soddisfatto e orgoglioso della manifestazione e di tutta la battaglia per la difesa del tribunale che la città sta conducendo da settimane. “In tutta la Calabria e anche nel resto d’Italia si parla della nostra protesta che noi porteremo avanti – ha incalzato il sindaco – fino alle estreme conseguenze perché uno Stato che non corregge i suoi errori, non è uno Stato democratico”.

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