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Lamezia Terme - Primo giorno di visite guidate al Putridarium di San Domenico, un suggestivo ambiente ippogeo ubicato sotto l'abside della chiesa afferente al Convento domenicano, uno dei luoghi più antichi e affascinanti della città. La chiesa è stata restaurata dalla Soprintendenza per l'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Catanzaro e Crotone fra il 2022 e il 2023, per poi passare successivamente al restauro del Putridarium. L'ambiente è una sorta di piccola cripta circondata di apposite sedute dotate di un foro o colatoio, dove i cadaveri dei monaci appena deceduti venivano posti a deteriorarsi e a "colare" i liquidi corporei fino a rimanere scheletro - un percorso di purificazione necessario prima del passaggio all'altra vita. Al loro cospetto i confratelli si recavano regolarmente a pregare, in una forma d'accompagnamento, creando un canale di comunicazione fra la vita e la morte, e per ricordare la caducità dell'esistenza umana. L'usanza dei Putridaria, presenti in numerosi conventi di diversi Ordini - ad esempio a Napoli, Ischia, Cosenza, Mormanno - fu osteggiata dalla Chiesa

Unknown_40c38.jpgL'ingresso del Putridarium di San Domenico

Controriformista, anche a causa delle condizioni insalubri di questi ambienti, che per via del proliferare di batteri e dell'assenza di prese d'aria causavano la morte di molti monaci, ma fu abolita solo nell'800. Il piccolo ambiente sotterraneo restaurato a San Domenico conta otto sedute, e risale, come riportato in un'iscrizione ritrovata all'interno, al 1534. È presente sulla parete di fondo un dipinto in stile Rinascimentale-tardo gotico dell'Ecce Homo in forma di trittico, con due soldati ai lati, probabilmente realizzato da un frate, per via del tratto che ricorda le iconografie dei codici miniati. Presente un dipinto anche sul soffitto, forse uno stemma, per decifrare il quale, come riferito dalla Storica dell'Arte della Sovrintendenza di Catanzaro e Crotone Marianna Leone, si attende l'avvio della seconda fase di restauro.

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"A causa della delicatezza della superficie del dipinto, determinato dal variare delle condizioni di temperatura e umidità all'interno, dopo la costruzione della scala d'accesso che ha sostituito la botola originaria, per restaurare il Putridarium non era possibile utilizzare pennelli o altri arnesi da restauro tradizionale", ha spiegato l'architetto Davide Serra della Soprintendenza di Catanzaro e Crotone, " e si è tentato dunque un restauro totalmente innovativo realizzato con nanotecnologie, il primo in Calabria". Sorprendenti i risultati, non ancora pubblicati e che dunque non è possibile diffondere, ma certo perfettamente coerenti con quelli del restauro della chiesa, illustrati dalla dottoressa Marianna Leone con il supporto dell'architetto Davide Serra, dell'avvocato Daniele Russo, e dell'amministrativo Jessica Lico della Soprintendenza di Catanzaro e Crotone. Un viaggio attraverso le pitture di Francesco Colelli e gli stucchi napoletani di Pietro Ioele, a cinque minuti da casa nostra.

Giulia De Sensi 

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