
Lamezia Terme, 3 dicembre – Si è svolto questa mattina, presso la sala Napolitano del comune di Lamezia, il convegno contro la violenza sulle donne organizzato dalla Questura e dal Commissariato di Lamezia per sensibilizzare i giovani studenti delle superiori su un tema così delicato e che non sembra trovare una battuta d’arresto. Il Sindaco di Lamezia, nel ringraziare gli intervenuti, ha voluto ricordare nel suo breve discorso introduttivo la figura di Adele Bruno, uccisa per mano dell’ex fidanzato spiegando di aver “dedicato delle borse di studio a suo nome che voi dovrete portare avanti”. Il sindaco ha menzionato anche il centro Antiviolenza Demetra e il suo desiderio che del tema se ne parli anche e soprattutto in istituti superiori dove più forte è la presenza maschile. Il prefetto Antonio Reppucci, invece ha ricordato il “carattere preventivo e formativo” della convenzione di Instambul che si occupa proprio del tema della violenza di genere oltre a dare importanza al fatto che sia le associazioni che le istituzioni e forze dell’ordine facciano rete. “Ciascuno di noi – ha aggiunto - dovrebbe essere un volontario ed i diritti ed i doveri dovrebbero camminare parallelamente”. Anche il vescovo Cantafora, nel prendere la parola, ha spiegato ai ragazzi presenti come su un tema come quello della violenza sulle donne bisogna focalizzarsi di più sull’essere persona. “Siamo tutti persona – ha detto il presule - questo è l’antidoto per rispettarci l’uno con l’altro e contenere le nostre istintualità. Bisogna uscire da una mentalità provinciale e collaborare con la giustizia ma, soprattutto, cambiare noi stessi”. Tra un intervento ed un altro sono stati proposti dei video di casi di cronaca. Sullo schermo sono corse le tristi storie di Yaria, Sarah, Melania e anche della lametina Adele Bruno.

Poi è stata la volta di chi con la violenza sulle donne, per motivi di lavoro, ha quotidianamente a che fare. Per Veruska Pingitore, responsabile dell’Ufficio Minori della Questura di Catanzaro, “la violenza spesso è muta. Quando nei nostri contesti familiari la tranquillità viene turbata da un padre violento non nascondetevi – esorta la Pingitore - ma alzate anche voi la voce e accompagnate le vostre mamme dove possono trovare aiuto". Dello stesso avviso il sostituto commissario Maria Gaetana Ventriglia che ha spiegato come spesso non si denuncia “perché si tratta spesso di una persona che si ama o per motivi culturali, sociali ed anche economici. A volte però - aggiunge - le donne trovano la forza di denunciare quando c’è pericolo per i figli”. La Ventriglia ha poi spiegato come esistano comunque “prove oggettive di supporto e riscontro alle semplici denunce. Non bisogna neanche pensare che una particolare condizione di debolezza possa essere motivo per non denunciare. Tale situazione può essere cambiata con la cultura”. Particolarmente interessante l’intervento della responsabile del Centro Antiviolenza Demetra nella persona di Anna Fazzari che ha spiegato i motivi psicologici che sottendono determinati comportamenti, tracciando il profilo della vittima (spesso con bassa autostima) e dell’aggressore, un uomo capace di agire anche e soprattutto a livello psicologico sulla vittima che considera come oggetto di sua proprietà. Per la Fazzari è importante conoscere per “essere tutti attori di questo processo di cambiamento”. Per la presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Catanzaro, Elena Morano Cinque “gli uomini che manifestano violenza non valgono nulla” e menziona alcuni progetti istituiti sul territorio lametino dalla Provincia di Catanzaro come lo sportello aperto di “giustizia minorile” ed i progetti “stalking, catene invisibili” che si basa su un corso di autostima e il progetto Ophelia per assistenti sociali che si terrà nell’ospedale di Lamezia. “Se anche con i nostri progetti – ha concluso – riusciremo a salvare almeno una donna avremmo centrato il nostro obiettivo”. A prendere la parola poi anche il sostituto procuratore Santo Melidona e il presidente del Tribunale Bruno Brattoli che ha esortato i ragazzi: “tutto dipende da voi e toccherà a voi fare tesoro di quello che avete appreso oggi ed anche con il vostro aiuto questa piaga potrà sicuramente essere attenuata”. Infine, prima di cedere la parola ai ragazzi, il questore Guido Marino ha formalizzato l’impegno della Questura ad effettuare singoli incontri presso i vari istituti lametini per affrontare ancora questo così come altri temi che coinvolgono i ragazzi ed il loro futuro. Il Questore, rispondendo poi ad alcune domande poste dai giovani studenti delle scuole, ha trovato il modo di spiegare come il termine “femminicidio” utilizzato per questo genere di contesti e reati sia “la peggiore offesa perché sottende una sottile forma di discriminazione”. I giovani, dal canto loro, hanno posto diverse domande che hanno riguardato in termini pratici la possibilità di difendersi, le forme di tutela messe in campo dallo Stato e maggiori spiegazioni sui profili del molestatore.
Virna Ciriaco
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