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Lamezia Terme – Un documento, sottoscritto dall’area critica del Pd cittadino, è stato inviato ai segretari del partito comunale, provinciale e regionale, in occasione dell'assemblea del circolo svoltasi ieri, 27 maggio. Nel documento nel puntare il dito contro l’attuale gruppo dirigente locale, i firmatari parlano di “una profonda crisi politica e democratica” che avrebbe contribuito al crollo del consenso elettorale registrato negli ultimi appuntamenti di voto. Da qui la richiesta di “una svolta radicale” nella gestione del circolo cittadino e l’avvio di un percorso realmente inclusivo e condiviso.

Di seguito il documento integrale.

“Le difficoltà del centrosinistra calabrese sono palesi e sono emerse già con chiarezza nelle elezioni regionali dell’autunno del 2025. Non è mancata l’unità ma il radicamento di partiti che hanno avuto difficoltà anche a compilare le liste, segno questo di una carenza strutturale di ceto dirigente. La maggiore responsabilità va ricondotta al Pd, il partito più strutturato, che non ha neanche tentato di esprimere un candidato alla presidenza ed è apparso costantemente dilaniato da guerre intestine, rispetto alle quali il ruolo del gruppo dirigente regionale e nazionale è apparso caratterizzato da un’assenza di linea politica e da una grave incertezza nelle scelte. Rispetto a un consolidato quadro di difficoltà, i risultati delle amministrative di qualche giorno fa aggravano la situazione, assegnando al centrodestra città importanti, a partire da Reggio Calabria, prima governata dal centrosinistra, che passa al centrodestra al primo turno. Nella maggior parte dei Comuni al voto prevale il centrodestra che conquista al primo turno anche Crotone, con un centrosinistra e un Pd che in casi eclatanti, come Gizzeria e Carlopoli, nella provincia di Catanzaro, hanno persino rinunciato a partecipare alla competizione. Con questo abdicando al dovere di offrire agli elettori un’alternativa al malgoverno delle destre e al prevalere di interessi particolari nella gestione degli enti locali. Lamezia ben conosce queste difficoltà che il centrosinistra ha cercato di superare nelle amministrative di maggio/giugno 2025 con una candidatura forte ed unitaria, proposta dal locale gruppo dirigente del Pd anche se osteggiata a lungo all’interno del partito. Nonostante non sia risultata vincente, la scelta politica ha comunque conseguito un risultato importante con il Pd diventato il primo partito in città ed un risultato molto significativo della lista del Sindaco, espressione lei stessa del Pd. Non si è stati capaci o non si è voluto tesaurizzare questo risultato, che pure è stato importante anche per la forte partecipazione giovanile registrata in questa occasione. E all’oggi non sembra si sia capita nemmeno la lezione del referendum sulla Riforma costituzionale che, anche in Calabria, ha visto vincente il fronte del No sul tema delicato della giustizia, con la dimostrazione di come i cittadini siano attenti e partecipi quando si tratta di difendere la Costituzione e la vita democratica. L’alta astensione alle elezioni, diventata da tempo un dato strutturale difficile da ribaltare, segna una distanza dai partiti politici, nei quali molti cittadini non ripongono più la loro fiducia. Recuperare un legame con i cittadini dovrebbe essere un obiettivo ed un assillo costante ma non sembra che si vada in questa direzione. Quello che prevale è una logica di potere che, nei diversi livelli di dirigenza, ricorre ai proconsoli senza cercare adesioni alle proprie decisioni e senza spendersi nel promuovere il consenso della base elettorale. Intanto il contesto politico della città di Lamezia Terme, ad un anno dall'insediamento dell'Amministrazione di centrodestra, è caratterizzato da un vuoto politico senza precedenti, con un'amministrazione paralizzata da conflitti interni ed un'azione amministrativa inerte. In questo quadro, il Partito Democratico locale ha manifestato una grande debolezza proprio sul terreno della capacità progettuale, della visione strategica, della dialettica e del confronto, con il rischio evidente di essere risucchiato nell’immobilismo e nella irrilevanza politica. Tale inefficacia politica non è il frutto di una semplice difficoltà congiunturale ma è la diretta conseguenza di una profonda crisi democratica interna, caratterizzata da una gestione che ha sistematicamente violato le norme dello Statuto nazionale e del Codice Etico, paralizzando la vita del partito e soffocando il pluralismo. La gravità della situazione e dei comportamenti posti in essere dal gruppo dirigente, a partire dall’auto-nomina del capogruppo in Consiglio comunale e dal tentativo maldestro di impedire l’entrata nel gruppo del PD dell’On. Doris Lo Moro, ha raggiunto un tale livello di insostenibilità da indurre la candidata a Sindaco del centrosinistra, figura storica e di primo piano del partito, ad abbandonare dopo sette mesi il Gruppo consiliare del PD per passare al Gruppo misto. Su questo avvenimento il gruppo dirigente non ha ritenuto che fosse necessario mettersi in discussione e interrogarsi su una questione che impoveriva ulteriormente il partito nel fronte comune dell’opposizione politica e forniva alla città la visione plastica di una dirigenza preoccupata di autotutelarsi e sorda all’aggravarsi della perdita di credibilità davanti ai cittadini. Tutto questo si è riproposto nella vicenda dell'estromissione di un Consigliere comunale dalle Commissioni consiliari, con annessa sospensione dal partito. Tale misura ha assunto la sostanza di un provvedimento disciplinare motivata da posizioni politiche, in aggiramento delle garanzie che vietano di sottoporre un iscritto a procedimento disciplinare per posizioni assunte nell'esercizio del mandato elettivo. Naturalmente senza che avvenisse una riflessione sull’accaduto per reimpostare la collaborazione politica e rimediare allo sconcerto avvertito dall’opinione pubblica su quanto stava avvenendo nel Partito democratico. La gestione personalistica del partito ha preso corpo anche in tante altre occasioni, a partire dalle nomine fatte negli organi consultivi del Consiglio comunale (Consulta dello Sport, Consulta Giovanile, Commissione pari opportunità), per i quali non si è accettata la proposta di ricorrere a valutazioni comparative sui requisiti per la selezione, e si è provveduto alle nomine in maniera unilaterale, senza alcun coinvolgimento degli iscritti. Inoltre, nello svolgimento dei lavori nelle Commissioni consiliari aleggia un clima consociativo, con gli esponenti della dirigenza del partito che in alcuni casi si allineano alle scelte della maggioranza senza esercitare il ruolo critico che i cittadini si attendono, come è emerso nella recente trattazione di pratiche urbanistiche portate in Consiglio dall’Amministrazione sulla base di scelte discrezionali non sorrette da reali interessi pubblici. A questo si aggiunge anche il sottrarsi al dovere di fornire testimonianza su valori fondanti di una sana visione della vita politica cittadina. Il caso più recente attiene ad una circostanza dall’alto valore simbolico e civile. Si tratta della commemorazione delle vittime innocenti di mafia Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, operai del Comune uccisi durante il lavoro in un agguato mafioso.

Alla cerimonia del 24 maggio di questo anno, a 35 anni dal duplice omicidio, la dirigenza del Circolo del PD e la dirigenza del Gruppo del PD in Consiglio non hanno sentito il dovere di garantire la propria presenza. In un territorio come quello lametino, segnato dalla presenza della 'ndrangheta, queste assenze trasmettono un messaggio allarmante. In questo clima compromesso di gestione del partito senza una linea politica che veda nell’unità un obiettivo per svolgere quel ruolo di opposizione intransigente che gli elettori ci hanno consegnato e su cui ripongono le ultime speranze per il riscatto della città, oggi si propone un’assemblea degli iscritti con un ordine del giorno che riconferma la volontà di continuare la gestione di un partito autoreferenziale. Si è lasciato passare un anno da un congresso cittadino, che ha registrato la frantumazione di un’unità di intenti che nel partito e nel centrosinistra locale sembrava essersi realizzata per la competizione elettorale amministrativa. E si procede senza che ci siano segni di ripensamento sulla logica predatoria della maggioranza affermatasi con l’esito di un congresso, travolto dalle polemiche e dai dissidi. La dirigenza ha già rifiutato di affrontare la necessaria revisione della conformazione degli organismi di partito che si era data, in una logica che offrisse la possibilità di risanare i danni prodottisi nel congresso, e ha scelto di operare con atti di forza che hanno prodotto sfiducia in molti degli iscritti e smarrimento nel corpo elettorale. All’ordine del giorno della convocazione dell’Assemblea degli iscritti del circolo PD lametino si legge la proposta di ampliamento del Direttivo e dell’Ufficio di segreteria, in una logica esclusivamente numerica, che non dà prospettive alle richieste formulate e accettate a suo tempo dalla Dirigenza Provinciale del partito e che sono rimaste localmente inevase. Si è atteso con pazienza l’apertura di un confronto serio sui temi e un approccio realmente inclusivo, nella piena consapevolezza di essere personale politico radicato nel territorio e portatore della responsabilità verso un ampio e significativo consenso elettorale. Non si tratta di aggiungere qualche sedia per far accomodare dei nuovi convitati negli organismi ma di correggere gli abusi di una maggioranza che ha occupato il partito nelle sue diramazioni dirigenziali senza rispetto e tutela della voce della minoranza. Si è andati dall’occupazione del ruolo di Capogruppo in Consiglio prima che il Gruppo si costituisse nella sua pienezza, al designare un Presidente dell’Assemblea locale con una sorta di chiamata diretta senza passare dall’elezione nella stessa assemblea degli iscritti. E gli esempi potrebbero continuare con le tante inopportunità e violazioni che sono state sempre denunciate.

Il vero ordine del giorno da offrire alla discussione è il ripensamento delle forzature operate sullo statuto del Circolo del partito e il coinvolgimento in ruoli dirigenziali della presunta minoranza congressuale, che in città ha di fatto il maggiore peso elettorale in termini di voti ottenuti nella competizione amministrativa, in prospettiva di una gestione unitaria di una linea politica riconoscibile e condivisa. Le conseguenze di questo perseverare in una visione autoreferenziale sono state immediate nelle elezioni regionali e si sono concretizzate nella mediocrità delle percentuali ottenute dal PD nella circoscrizione di riferimento e nella mancata affermazione di candidati locali. Nel giro di soli quattro mesi il consenso è crollato da 4.755 voti ottenuti dal partito, a cui si possono aggiungere anche i 2.831 voti della lista civica di appoggio per un totale di 7.586 voti, ai 2.456 voti alla lista del PD alle regionali e agli 806 voti della lista di appoggio per un totale di 3.062 voti. Una disfatta consumatasi in poco tempo, che avrebbe dovuto pesare senza alibi sulle responsabilità dei dirigenti. Ne è pensabile che, per evitare confronti e discussioni interne al partito, si ricorra a congressi sostanzialmente virtuali, come quello consumatosi per l’elezione del Segretario regionale del PD Calabria, tenutosi con un solo candidato in lizza. Un caso in cui oltre al danno di un’elezione apparente si è aggiunta la beffa del lasciare tutto com’era, senza intervenire a correggere i vistosi limiti del governo regionale del partito. Si vanno avvicinando nuovi e ancora più gravosi impegni politici e amministrativi che richiedono un ripensamento radicale della linea politica del partito, che possa in modo credibile delineare un futuro per la regione, per la provincia e per il comune. Chiediamo una svolta radicale del modo di gestire il circolo di Lamezia e che venga avviato al più presto un vero percorso di confronto senza esclusioni né gerarchie precostituite. La mancata partecipazione all’assemblea indetta per il 27 maggio dal Circolo del PD di Lamezia ha il valore di una sfiducia nei riguardi dell’attuale gruppo dirigente locale che si estende al gruppo dirigente provinciale e a quello regionale messo fortemente in discussione anche dai risultati al primo turno delle amministrative in corso. Se ci fosse un sussulto di dignità e di responsabilità da tali gruppi dirigenti ci sarebbe da aspettarsi che, di fronte alle continue sconfitte accumulate in questi anni, smettano di occuparsi soltanto del loro futuro politico personale e si facciano da parte.  Noi lo auspichiamo e lo chiediamo”.

Seguono Firme:

  • Grandinetti Francesco
  • Chirico Deborah
  • Gallo Giovanni
  • Masi Gennarino
  • Pandolfo Antonio
  • Sirianni Antonio
  • Viola Giovanna
  • Trapuzzano Molinaro Vincenzo
  • Belvedere Francesco
  • Caparrotta Carmelina
  • Carnovale Scalzo Francesco
  • Cimino Angelo
  • Cimino Carmine
  • Cristiano Antonello
  • D'Agostino Francesco Maria
  • De Tuglie Marisa
  • Foti Concetta
  • Fragale Nella
  • Gallo Antonio
  • Gallo Giovanni
  • Giampà Giovanna
  • Grandinetti Giuseppe
  • Grandinetti Francesco
  • Grimaldi Vincenzo
  • Lo Moro Paolo
  • Lucchino Franco
  • Masi Teresa
  • Mazza Ernesta
  • Montesanti Anna
  • Pandolfo Giuseppe
  • Pandolfo Clementina
  • Perri Cesare
  • Piacente Riccardo
  • Pileggi Domenico
  • Rocca Dario
  • Sicilia Giovanni
  • Torchia Vincenzo