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Lamezia Terme - Una realtà virtuosa nel panorama della sanità calabrese il Centro Protesi Inail di Lamezia Terme, attivo ormai da otto anni nell'area industriale della città, "in una posizione baricentrica che favorisce l'arrivo di pazienti sia dalla Calabria che dalle regioni limitrofe - Campania, Basilicata, Sicilia e Puglia - poiché il Centro di Lamezia è una realtà unica nel sud Italia per le cure e i servizi erogati". A dirlo è la dottoressa Maria Rossella Frangella, responsabile del Centro, che in collaborazione con la dottoressa Simona Amadesi, responsabile dell'Area Comunicazione Istituzionale, ne racconta la storia e le caratteristiche di operatività che lo rendono oggi all'avanguardia nel settore della riabilitazione protesica.

"Il Centro Protesi Inail di Lamezia Terme è stato inaugurato il 15 gennaio 2018", spiega la responsabile, "fa parte del Polo integrato Inail di Lamezia Terme, che comprende anche il Centro diagnostico polispecialistico della Direzione regionale Inail e il Centro ricerca Inail di Lamezia Terme e, nell’ambito delle proprie attività, opera in raccordo operativo e funzionale con la degenza riabilitativa dell’Asp di Catanzaro. Dopo una fase iniziale di sperimentazione, dall’ottobre 2019 la struttura è pienamente operativa e persegue l’obiettivo di garantire il massimo recupero possibile della persona con disabilità. Infatti il trattamento personalizzato prende avvio dalla prima visita tecnico-sanitaria durante la quale l’ équipe multidisciplinare definisce il progetto protesico e l’obiettivo riabilitativo basato sulle specifiche caratteristiche del paziente". Oggi lavorano nel Centro 32 operatori, con varie professionalità - medici, infermieri, tecnici ortopedici, assistenti sociali, psicologi, fisioterapisti, amministrativi - e sono attualmente in trattamento 25 pazienti di cui due assistiti in regime di ricovero residenziale e uno in regime di ricovero semiresidenziale.

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"Le patologie trattate più frequentemente riguardano le amputazioni di arto inferiore", sottolinea Frangella, "sia transfemorali sia transtibiali, cioè sopra e sotto il ginocchio, causate da infortuni sul lavoro, malattie, incidenti, malformazioni congenite. Il Centro, che accoglie sia infortunati sul lavoro, sia invalidi civili, interviene con un trattamento protesico-riabilitativo integrato: la costruzione della protesi su misura infatti viene affiancata da un contestuale training riabilitativo per l’insegnamento al corretto utilizzo, elemento essenziale per la piena efficacia del progetto e il massimo recupero dell’autonomia della persona". Tante le storie di pazienti che grazie al lavoro del Centro ritrovano una parte della propria vita che credevano perduta per sempre, recuperando non solo salute ma anche speranza e nuove possibilità. "Ogni paziente ha una storia a sé e ogni storia clinica e personale merita un’attenzione specifica", ricorda a questo proposito la dottoressa Frangella, "Sicuramente realizzare la prima protesi con cui un bambino di pochi anni ha avviato i primi passi è stato un momento di forte emozione e di orgoglio, anche per la gioia manifestata dai genitori.

Particolarmente significativa è anche la storia di un signore di ottantaquattro anni con amputazione di arto inferiore e un quadro clinico aggravato da ulteriori patologie. Presso il nostro Centro, grazie alla sinergia dei nostri professionisti sanitari e tecnici, il paziente è stato trattato con un approccio globale e attraverso un percorso personalizzato ha ottenuto non solo il recupero funzionale, ma anche un importante miglioramento del benessere psicofisico e della qualità della vita. E comunque vedere il sorriso dei nostri assistiti, dopo il trauma subito e al termine di un percorso spesso complesso e impegnativo, rappresenta la conferma più concreta del valore del lavoro svolto e dell’impatto che la riabilitazione protesica può avere nel restituire autonomia, fiducia e prospettive di vita".

Giulia De Sensi

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