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Lamezia Terme - ''La mafia non da lavoro e non è la detentrice dello sviluppo economico della nostra società''. Con questa frase di Simona Dalla Chiesa dell'ufficio nazionale dei beni confiscati di Libera, può riassumersi il senso della giornata di riflessione che l'associazione di don Luigi Ciotti ha organizzato a Lamezia Terme per discutere del "riutilizzo sociale dei beni confiscati per la legalità, lo sviluppo sostenibile e la coesione territoriale". Un incontro, quello di oggi, nel corso del quale è stato fatto il punto sulla situazione in un momento in cui, come sottolineato da Domenico Nasone, coordinatore regionale di Libera Calabria, ''tra gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della nostra nazione certamente c'è la criminalità organizzata che in Calabria è 'ndrangheta. Oggi noi, però, vogliamo dimostrare che stiamo lavorando anche per utilizzare una risorsa che proviene dalla confisca dei beni mafiosi. Bisogna essere propositivi ed essere capaci di tracciare dei percorsi''. Ad apertura dei lavori Antonio Palmieri, segretario generale di Unioncamere Calabria, ha ricordato il protocollo d'intesa siglato con Libera in Calabria il 23 settembre 2013, ''la restituzione del maltolto genera economia. La criminalità organizzata - ha aggiunto - ha una capacità elevata di infiltrarsi nelle attività produttive ed il rischio è che si autoalimenti. Il rispetto della legalità costituisce un pilastro della convivenza civile''. Per Palmieri, poi, non vi è alcun dubbio sul fatto che ''l'economia illegale altera le regole del gioco e blocca la crescita e le camere di commercio sono impegnate su questo fronte per il ripristino della legalità''. Parole, quelle di Palmieri, cui hanno fatto eco le affermazioni di Dalla Chiesa che ha rimarcato il fatto che ''un'economia legale è più onerosa da portare avanti ed è per questo che dobbiamo chiedere aiuto alle alte Istituzioni per far sì che questo mercato legale diventi meno oneroso''.

Rapporto Libera, 11.238 beni confiscati, 1.708 aziende

Sono 11.238 i beni confiscati, fino al 31 dicembre 2012, in via definitiva. Tra questi ci sono 3.808 appartamenti, 2.245 terreni agricoli, 1.209 locali generici, 963 box e garage, 415 ville, 202 capannoni. Andando nello specifico dei dati relativi regione per regione, emerge che in Sicilia sono stati confiscati 4.892 beni, in Calabria 1.650, in Campania 1.571 ed in Puglia 995. I beni destinati e consegnati per le finalità istituzionali e sociali sono 5.859 (5.099 ai Comuni, 760 allo Stato per motivi di sicurezza, soccorso o altro), mentre per 907 non si è giunti alla consegna. I beni usciti dalla gestione, poi, sono stati 477, a causa della revoca della confisca o di esecuzione immobiliare. Per Libera i problemi da risolvere per "il loro pieno ed effettivo riutilizzo sono ancora molti. A partire da quei 3.995 beni ancora non destinati dall'Agenzia nazionale, di cui 1.666 bloccati dalle ipoteche bancarie. Gli altri ancora inutilizzati e occupati (1376) inagibili o da ristrutturare".

Passando alle aziende confiscate in via definitiva si parla di 1.708 totali di cui 623 in Sicilia, 347 in Campania, 161 in Calabria e 131 in Puglia. Circa la metà operano nel commercio (471) e nelle costruzioni (477), seguite da quelle alberghiere e della ristorazione (173) mentre sono 92 quelle che operano nel settore dell'agricoltura. Non mancano, poi, le attività immobiliari e quelle finanziarie, l'informatica ed i servizi alle imprese, le imprese manifatturiere e di trasporto, quelle che si occupano di sanità e servizi sociali e persino le società di produzione e distribuzione di energia elettrica, acqua e gas. Al riguardo da Libera sottolineano che le confische più recenti hanno riguardato alcuni impianti fotovoltaici ed eolici in Sicilia, Calabria, Puglia. Inoltre, quasi la metà delle aziende confiscate sono società a responsabilità limitata (796) seguite da imprese individuali (408), società in accomandita semplice (247) e in nome collettivo (141). Delle 1.708 aziende confiscate in Italia, 497 sono uscite dalla gestione mentre 1211 sono ancora in gestione dell'Agenzia nazionale. Le 497 uscite dalla gestione sono state cancellate dal registro delle imprese e liquidate e per 14 di esse la confisca è stata revocata mentre in 45 casi si è proceduto alla vendita a soggetti privati. Delle 1.211 ancora in gestione, invece, 393 sono ancora da destinate, 342 sono state destinate alla liquidazione, 198 hanno un fallimento aperto durante la fase giudiziaria, per 189 è stata richiesta la cancellazione dal registro delle imprese e/o dall'anagrafe tributaria. "Questi dati - afferma Libera - dimostrano che non è più rinviabile un serio intervento in materia per garantire la continuità d'impresa e salvaguardare i lavoratori delle aziende confiscate".

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