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Lamezia Terme 29 maggio – Pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale di Lamezia, svolto in occasione dell’arrivo della “Carovana antimafie”.

"In questi giorni stiamo assistendo a numerosissime manifestazioni organizzate per la commemorazione delle vittime delle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Di solito non vi partecipo perché molte, molte sono intrise di retorica ed ipocrisia. Ho, invece, aderito a questa iniziativa perché la ritengo vera, autentica, effettiva, senza un filo di ipocrisia. Mi piace perché coinvolge magistrati, forze dell'ordine, l'Avvocatura, il personale amministrativo, associazioni culturali e, specialmente, perché coinvolge i giovani e riesce a sensibilizzare i cittadini. Tuttavia, ricordiamoci che il miglior modo per ricordare le vittime della criminalità organizzata è impegnarsi quotidianamente per il rispetto delle regole, adoperarsi per il ripristino della Giustizia Italiana; credo sia  giunto il momento storico, in questo Paese, di isolare chi opta per l’illegalità; di chiamare delinquenti e non “furbetti di quartiere” chi ruba allo Stato; di non fare i processi nei salotti televisivi ma di potenziarci per poterli fare nelle aule d’udienza; di accantonare una classe politica-amministrativa che interloquisce con la malavita, che consente a questa gentaglia di fare affari e di divenire consiglieri comunali, sindaci, parlamentari, ossia rappresentanti del popolo. Qualcosa non è andato nel nostro Paese se abbiamo consentito alla mafia, a quattro straccioni, di divenire impresa, la più grossa delle aziende italiane, di fatturare annualmente miliardi. Vogliamo chiederci come sia stato possibile se non attraverso la connivenza di una fascia grigia intermedia? Credo che questo Paese abbia finalmente deciso di cambiare, grazie alle nuove forme di comunicazione i giovani vogliono riappropriarsi della democrazia, partecipare attivamente, creare il loro futuro ma, sommessamente, mi permetto di dire è forse giunto il momento di creare il presente.

Ed allora, ragazzi, iniziate a farlo subito: quando qualche vostro compagno vi propina quali idoli il capo dei capi, farabutti sanguinari, rispondete che i vostri idoli sono ben altri, sono i servitori dello Stato che hanno perso la vita per un ideale di Giustizia; quando vi propinano escort come modelli di successo nel cinema, nel teatro, nel mondo dello spettacolo, rispondete che il nostro popolo è stato il creatore dell’arte, del teatro, del cinema, della cultura. Quando vi dicono che la Giustizia italiana non funziona, rispondete che siamo stati noi ad inventare il Diritto, siamo stati la culla del Diritto e che la Magistratura italiana è stimata da tutti i Paesi del mondo per la sua autonomia e professionalità e che qualcun altro non vuol farla funzionare. E’ giunto il momento che l’Italia esalti il valore della Legalità!

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Credo sia giunto il momento di agire e rendere edotta l’opinione pubblica delle difficoltà enormi in cui versa il servizio giustizia e che tale servizio costituisce il biglietto da visita di un Paese che vuole definirsi democratico e civile. E’ giunto il momento di spiegare alla gente comune ed ai giovani che i Palazzi di Giustizia sono presidi di legalità, e principalmente possiedono un volto umano, quello dei loro Giudici, avvocati e del loro personale amministrativo; noi siamo uomini e donne, con le nostre famiglie, i nostri problemi, dobbiamo iniziare a metterci la faccia e dobbiamo spiegare che noi tutti costituiamo un Servizio per la collettività. Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai miei collaboratori amministrativi è immane e si ripercuote, credetemi, anche sulla qualità della vita di noi tutti; cosa questa che non credo sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un giudice, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di se stesso nell’attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare. Dobbiamo spiegare alla gente comune che, se davvero si vuole combattere la criminalità, anziché trasferire occorre assumere personale amministrativo e magistrati per coprire i paurosi vuoti d'organico; necessita dare certezza alla pena, mandando in galera chi dopo un giusto processo viene condannato; semplificare le norme processuali da finte garanzia difensive che servono solo ad ostacolare la giustizia per giungere a facili prescrizioni dei reati.

So bene che la revisione delle circoscrizioni giudiziarie è auspicabile e come giudice non posso criticare un testo di legge, ma io non posso tacere, non posso non evidenziare che il CSM e l’ANM desiderano una intelligente rivisitazione della geografia giudiziaria del nostro Paese; non posso esimermi dal dire che nel settore Giustizia non si deve tagliare ma investire, che servono maggiori risorse per strumenti informatici e  aggiornamento professionale, pretendo un trattamento economico adeguato all'impegno professionale dei miei giovani magistrati perché non può essere ritenuto più gravoso fare il commesso alla Camera o al Senato a Roma che il giudice in Calabria; basta con amnistie e indulti per svuotare le carceri, bisogna crearne di nuovi e metterci dentro, veramente, i delinquenti; basta alla delegittimazione dei magistrati. Insomma fatti, fatti e solo fatti e niente ipocrisia e retorica.

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Molti hanno considerato la questione della soppressione del Tribunale di Lamezia come una semplice “scaramuccia locale”, una questione di campanilismo, un tentativo di far prevalere interessi locali a quelli nazionali. Non è così! Per noi magistrati lametini non sarebbe certo un problema insormontabile recarci al lavoro, la mattina, a Vibo, o Paola, o a Catanzaro, ma figuratevi!, siamo sottoposti a continui trasferimenti… ci siamo abituati. Io ed i miei colleghi siamo scesi qui, oggi, perché è giusto, è una giusta causa perché questo Tribunale è uno dei pochi in Calabria, per le sue caratteristiche, a corrispondere pienamente ai criteri suppletivi che ne consentono la permanenza. Anzi, la qualità del contenzioso, le peculiarità urbanistiche della città, la sua facile raggiungibilità, la presenza, ahimè, di una delle più agguerrite forme di criminalità organizzata ormai radicata nel territorio, imporrebbe l’espansione della nostra circoscrizione ed il potenziamento della struttura consentendo al nostro tribunale di divenire ufficio accorpante e non accorpato. Ma come si fa ad avere come riferimento i capoluoghi di provincia quando tutti sanno che sono stati il frutto di scelte clientelari e di bassa politica tant’è che li vogliono annullare? Ed anche sotto il profilo economico che, giustamente, sta tanto a cuore al nostro Governo, si risparmierebbe perché, innanzitutto, il nostro edificio, architettonicamente bello e capiente, appartiene al Ministero della Giustizia e non al comune ed inoltre quest’ultimo, coraggiosamente, sì coraggiosamente, si è recentemente fatto carico degli oneri economici di un eventuale ampliamento dell’organico del Tribunale. Avrei tante cose da dire ma debbo fermarmi, mi conosco.

Vi ringraziamo, io ed i miei giudici che ho l’onore di rappresentare, i miei collaboratori amministrativi, tutti noi vi esprimiamo gratitudine; vi ringrazio di cuore per essere passati dal mio Tribunale e da Lamezia Terme, è stato un segnale di grande attenzione verso questa città, la terza città della Calabria, una città in pieno sviluppo economico e demografico e che, proprio per tal motivo, è particolarmente appetibile per la delinquenza, una città che negli ultimi anni si è avvicinata al suo tribunale ed ai suoi giudici perché ha capito che finalmente giungevano indagini e condanne serie, una città che, lo vedrete nelle prossime settimane, sta reagendo ed ha deciso da che parte stare. Credetemi, in questo momento, di questa iniezione di fiducia ne avevamo e ne avevo, personalmente, bisogno".

Pino Spadaro, presidente del Tribunale di Lamezia

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