
Lamezia Terme – Il fratello Gabriele e la madre, ormai gravemente malata, non hanno ancora perso la speranza: nonostante siano esattamente trascorsi 6 anni dalla scomparsa di Vincenzo Pronestì, ancora non si danno pace. Chiedono, come ogni 6 gennaio da quando si sono perse le sue tracce, che si riprendano nuovamente le ricerche per poter almeno piangere sulla tomba del loro congiunto.
“Vogliamo che non si dimentichi mio fratello – ci tiene a precisare il fratello Gabriele - non soltanto per ricordare la persona che era, ma per chiedere nuovamente, come abbiamo del resto fatto in tutti questi anni che si sono succedute più amministrazioni comunali e prefetti, che vengano riprese le ricerche per dare sepoltura a Vincenzo”.

Quel 6 gennaio 2012
Quella mattina del 6 gennaio 2012 aveva piovuto abbondantemente. Vincenzo Pronestì, 39 anni, si allontanò da casa in pantofole e pigiama senza avvertire la madre, intenta a preparare il pranzo dell’Epifania. Di ritorno dal Tabacchi, il fratello Gabriele, si accorse della sua scomparsa.
Il primo pensiero dei familiari fu quello che l’uomo potesse essersi allontanato per raggiungere il reparto di psichiatria di Lamezia, essendo in passato stato un paziente, ma così non fu.
Intorno alle 10.30 del mattino poi, la convocazione dal Commissariato. Vincenzo Pronestì era stato avvistato da alcuni testimoni nei pressi del parco fluviale di via Ferlaino. Secondo il racconto di uno di loro che ha provato a fermarlo, Pronestì avrebbe fatto un primo tentativo per poi scivolare a terra. Infine percorse altri due metri e si gettò, venendo risucchiato completamente dal torrente Piazza, che in quei giorni era particolarmente impetuoso e l’incessante pioggia si era riversata su tutto l’hinterland.

Le ricerche senza esito
Le ricerche non furono rese facili proprio per questi motivi. Immediatamente dopo la segnalazione fu perlustrato tutto il corso del torrente che sfocia a valle nel fiume Amato e che era particolarmente ingrossato. Intervenne il nucleo specialista speleo alpino fluviale, i sommozzatori, la cooperativa Malgrado Tutto, la Lipambiente e anche i vigili del fuoco. Di Vincenzo però, nessuna traccia. I suoi pantaloni del pigiama vennero ritrovati la mattina successiva. Le ricerche ripresero nei giorni successivi dopo più riunioni con l’allora prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci. La scarsa visibilità di quei giorni inficiò poi le ricerche successive, che si interruppero, senza esiti, giorni dopo.
L’ennesimo appello dei familiari ai commissari del Comune e al prefetto Latella
Tanti gli appelli che la famiglia in questi anni ha lanciato affinchè si potesse mettere fine definitivamente a questa triste vicenda. Una vicenda che, a loro parere, fu trattata in maniera superficiale. “Non si proseguirono le ricerche – ci ha ribadito nel corso di questi anni Gabriele Pronesti – perché si era ormai sicuri che il suo corpo fosse irrecuperabile. Non penso che il corpo di mio fratello sia arrivato fino a mare, bisognerebbe nuovamente perlustrare da dove Vincenzo si è gettato, fino al fiume Amato, senza tralasciare nulla”. A distanza di sei anni, l’appello accorato dei familiari resta sempre quello che si riprendano nuovamente le ricerche, appello che questa volta rivolgono ai commissari prefettizi del Comune e al prefetto di Catanzaro Luisa Latella.
A.R.
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