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Lamezia Terme - Riportiamo le reazioni di associazioni e movimenti del mondo politico in merito alla realizzazione degli impianti a biomasse in via del progresso.  

Meetup 5 stelle: infruttifero incontro stamattina

"L’incontro di stamattina al Comune è stato infruttifero. Il sindaco, infatti, ha solo preso tempo, affermando una cosa già nota a tutti: le opere realizzate fino ad oggi sono illegittime e vanno fermate. Peraltro, non è stata data risposta ai cittadini che chiedevano di conoscere i dettagli del progetto presentato. Tant’è che ancora non abbiamo alcuna notizia certa sulle dimensioni, e numero, di tali impianti, nonché sulle modalità di utilizzo previste. Le centrali a biomasse, cioè dei piccoli inceneritori, non vanno realizzate e quelle esistenti vanno chiuse come dice la UE. Non è questione di area urbanistica o di regolamento. La combustione di qualunque materiale, specie se rifiuti, produce sempre ceneri, diossina e polveri sottili che nessun filtro può fermare. Tali sostanze vengono disperse nell’ambiente dal vento e quest’ultimo non conosce confini geografici, né distingue tra aree urbane e non abitate. Per questi motivi la mobilitazione del Meetup 5 Stelle di Lamezia proseguirà fino a quando non verrà dichiarato il no definitivo a tutti gl’impianti d’incenerimento".

Altra Lamezia: No agli impianti a biomasse su via del Progresso

Stamattina abbiamo partecipato, davanti al comune, alla protesta contro le centrali a biomasse che si vorrebbero realizzare nei pressi di via del Progresso, per ribadire il nostro no a questi impianti altamente nocivi e per portare la nostra vicinanza ai residenti. È ormai nota a tutti la richiesta di autorizzazione relativa alla costruzione di due centrali all’interno di un’azienda situata nei pressi di una delle principali arterie di ingresso della città, in una zona densamente abitata. Una delegazione di 4 manifestanti è stata ricevuta dal Sindaco e nel corso dell’incontro è emerso che una prima richiesta di autorizzazione era stata presentata alla precedente amministrazione comunale e che i lavori erano partiti tramite il silenzio-assenso. Era dunque seguita una sospensione in autotutela ma nonostante ciò i lavori sarebbero proseguiti. Le costruzioni finora realizzate sarebbero dunque abusive e resteranno bloccate fino al 17. Sono stati ottenuti poi ulteriori controlli nell’area interessata dai lavori e intanto è stato fissato un nuovo incontro per la prossima settimana. Occorre dunque che comitati e cittadini continuino a vigilare su quanto sta accadendo all’interno del cantiere, senza abbassare la guardia e senza fidarsi delle promesse, dall’altro lato è necessario continuare con le iniziative di lotta e di pressione nei confronti dell’amministrazione comunale affinché metta in campo tutte le azioni possibili per bloccare questo progetto, sia esso abusivo o in regola, facendo prevalere così gli interessi collettivi su quelli di un singolo.

Piccioni (Lamezia insieme): su centrale biomasse dialogo e confronto con esperti in materia

Sull’ipotesi di costruzione di una centrale biomasse in Via del Progresso, occorre subito fare chiarezza e attenersi a valutazioni tecniche del progetto, salvaguardando tre principi fondamentali a mio avviso imprescindibili che cito in ordine di importanza: la salute dei cittadini, la sostenibilità ambientale, il sostegno da parte dell’amministrazione pubblica a quelle imprese che, nel rispetto delle leggi, vogliono investire nell’innovazione tecnologica e nell’efficientamento energetico . Come movimento “Lamezia insieme”, grazie al prezioso e impagabile contributo dell’ingegnere Gianluca Nunnari, abbiamo posto il tema dell’investimento nelle energie rinnovabili e della green economy tra i punti chiave del nostro programma, come risorsa su cui puntare per una città moderna, in grado di misurarsi con le altre città italiane, attivando un circolo virtuoso di crescita economica ed occupazionale. Tutto ciò non può prescindere dalla necessità di un dialogo costruttivo e non ideologico con i cittadini, i movimenti, le associazioni; un dialogo che necessariamente richiede il contributo di esperti in materia, in modo da escludere qualsiasi opposizione strumentale. La legislazione italiana, recependo la normativa europea,  offre una definizione molto ampia di “biomassa”, includendo tutta “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, compresa la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde urbano nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”. Noi non siamo per un'opposizione ideologica e aprioristica ma si deve essere ben chiari su due aspetti tecnici fondamentali: il materiale che si vuole bruciare; il tipo di sistema di filtraggio. Una centrale di biomasse infatti è come una sorta di “camino” che può bruciare materiale di vario tipo ed è su questo punto che occorre fare una prima valutazione:  la produzione di energia da biomasse non è “nociva “ di per  sé,  ma dipende dal tipo di combustile utilizzato. Ben venga bruciare alcuni componenti organici quali il legno, e gli scarti di potatura ad esempio. Non certamente i rifiuti. Perché la produzione di energia avvenga nel rispetto delle leggi e in condizioni di sicurezza per l’ambiente e la salute dei cittadini è  inoltre necessario che la centrale sia dotata di filtri adeguati per contenere i gas nocivi e che tali filtri vengano controllati e monitorati nel tempo, come è avvenuto e avviene nelle centrali di tutta Italia, anche in quelle calabresi. Un altro tema su cui vorrei soffermarmi è quello della trasparenza e della partecipazione: occorre che il Comune e i cittadini abbiano una conoscenza approfondita del progetto che si vuole realizzare, dei vantaggi e degli svantaggi per la collettività. Contrariamente a quanto è stato affermato, non esiste la possibilità del silenzio – assenso: in base alla normativa nazionale recepita da quella regionale,  che prevede diverse tipologie di autorizzazione agli impianti a seconda delle loro soglie di potenza, è sempre e comunque necessario il via libera dell’amministrazione pubblica competente che è tenuta a visionare il progetto, a verificarne la conformità alle leggi e a concedere o meno l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto. E’ bene proseguire nella direzione dell’ascolto e del confronto con il comitato di cittadini che si è costituito e che nei prossimi giorni interloquirà con l’amministrazione comunale. Comitato al quale va il nostro apprezzamento per essere stato vigile e baluardo di democrazia e che ha tutto il nostro sostegno in linea con quanto detto sopra. L'auspicio è che l'amministrazione attui un confronto arricchito dalla valutazioni di esperti della materia e professionisti che ci aiuteranno a capire di cosa si sta parlando, a prescindere da posizioni di parte, e a giungere a soluzioni il più possibile condivise, nell’interesse di tutta la comunità, avendo sempre ben chiaro che il primo principio a cui attenersi è quello di tutela della salute dei cittadini.

 Nicola Mastroianni rischi connessi ad attività biomasse va contro diritti dei cittadini

Apprendo della realizzazione di questo insediamento produttivo dai media locali e, obiettivamente, la sola idea di vedere nella centralissima arteria stradale di Via del Progresso, a ridosso della città, una centrale biomasse palesa lo stridente conflitto urbanistico e ambientale poiché la tipologia dei rischi connessi all’attività cozza con i più elementari diritti dei cittadini a vedere tutelato l’ambiente in cui vivono e la propria salute pubblica. L’area in questione da qualche mese rientra nelle aree a funzioni produttive integrate previste dal nuovo PSC, quale ambito delle funzioni di eccellenza urbana, e oggettivamente, viene difficile comprendere la ratio di un tale agglomerato industriale che, laddove sostenibile, potrebbe e anzi dovrebbe invece insediarsi nella sua naturale collocazione che è per l’appunto l’area industriale distante dalla città e dagli abitanti. Dichiaro pertanto la mia vicinanza e il mio sostegno ai cittadini che questa mattina hanno manifestato le loro preoccupazioni e le loro ansie al Sindaco Mascaro, al quale mi appello anch’io per sollecitare una rapida verifica delle autorizzazioni amministrative accordate al proponente l’investimento nella speranza che la lagnanza dei nostri concittadini possa risolversi nel più breve tempo possibile con l’interruzione definitiva del progetto a ridosso della città oppure con lo spostamento e la delocalizzazione dello stesso nell’area industriale. Ad ogni modo, auspico l’intervento tempestivo delle istituzioni che a vario titolo hanno partecipato all’iter concessorio affinché il progetto venga sottoposto al vaglio scientifico di una Valutazione di Impatto Sanitario al fine di preservare e salvaguardare il nostro territorio e la salute della popolazione.

Italia nostra, questione biomasse andrebbe approfondita da un punto di vista legale

"Poiché l'argomento Biomasse è di attualità anche a Lamezia proviamo a dare un nostro contributo: la questione è semplice ed andrebbe approfondita da un punto di vista legale. In Italia esiste il Decreto Legislativo 155/2010 che, tra le sue finalità, prevede di “mantenere la qualità dell’aria ambiente, laddove buona, e migliorarla negli altri casi. E’ una finalità chiara, sensata e, sostanzialmente, rispettata fino a qualche anno fa. L’illegalità è dovuta al fatto che tutti questi impianti, una volta entrati in funzione, hanno peggiorato la qualità dell’aria dei territori che li ospitano con l’immissione in atmosfera di importanti quantità di ossidi d’azoto, polveri sottili e ultra sottili, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. Tutte le statistiche dimostrano che, da alcuni decenni, a parità di produttività, le emissioni inquinanti inviate nell’atmosfera del nostro Paese, sono drasticamente diminuite. Questo risultato è stato ottenuto migliorando i combustibili (gasolio a basso tenore di zolfo, benzina senza piombo), sostituendo olio combustibile e carbone con gas naturale. Questa tendenza, che ha comportato un progressivo miglioramento della qualità dell’aria del nostro Paese, si è interrotta con il proliferare di grandi e piccole centrali alimentate con biomasse, oltre ai “termovalorizzatori” di rifiuti urbani, in tutti i casi combustibili poveri e altamente inquinanti. Dunque, è inevitabile che tutti questi inquinanti provochino un sicuro peggioramento della qualità dell’aria e un proporzionale aumento di rischio sanitario per la popolazione esposta. Questo significa che il rispetto delle concentrazioni di inquinanti nei fumi, ammessi dalla Legge, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, al rilascio delle autorizzazioni per la realizzazione e l’entrata in servizio di questi impianti. L’autorizzazione ha valore solo se il progetto dimostra anche che l’entrata in funzione dell’impianto “mantiene la qualità dell’aria ambiente, laddove buona, e la migliora negli altri casi“. E questa duplice norma cautelativa è stata fatta propria solo dall’Emilia Romagna. Pertanto, ipotizzo che gran parte delle attuali autorizzazioni rilasciate ad impianti alimentati a biomasse, oltre che molti inceneritori per rifiuti urbani, siano illegittime".
Allora, se gli impianti a biomasse sono inquinanti e illegali, perché continuano ad esistere e a funzionare?
"Il problema è una mistificazione costruita ad arte. Negli USA, per esempio, fino alla fine degli anni 90, per la costruzione degli inceneritori c’erano degli incentivi pubblici, terminati i quali non se ne costruirono più. In nord Europa, invece, oggi, si continuano a bruciare rifiuti perché sono costretti a tenere in vita gli impianti al fine di ammortizzare i costi e gli investimenti fatti in passato. Ecco perché l’Olanda spinge per avere i nostri rifiuti. A Genova, per esempio, ci siamo battuti contro la costruzione del termovalorizzatore dopo una importante sollevazione popolare. Il contratto, che era già pronto, stipulava che il Comune di Genova si sarebbe impegnato a produrre un tot di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti l’anno e, se non si fosse raggiunta tale quantità, il Comune stesso avrebbe pagato una penale, che sarebbe stata a sua volta scaricata sulle tasse dei rifiuti dei genovesi. Poi, da un punto di vista ambientale, non è questione di essere scienziati o meno, un inceneritore trasforma un rifiuto urbano in una serie di composti inquinanti che in parte vengono immessi nell’ambiente e in parte diventano rifiuti tossici da smaltire".

 

 

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