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Crotone - Facevano prostituire alcune donne, tra le quali anche mogli e compagne, in appartamenti e in un hotel, ma prevalentemente per strada, anche nei pressi di luoghi affollati e di giorno. Un'attività che avrebbe fruttato ad ogni singolo sfruttatore migliaia di euro di guadagno con picchi che sarebbero arrivati a 90.000. L'organizzazione - composta da otto persone, di cui sette stranieri e un italiano - dedita allo sfruttamento della prostituzione è stata smantellata dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone che, in esecuzione di un'ordinanza del Gip hanno arrestato sei persone - quattro in carcere e due ai domiciliari - e sottoposto a sequestro preventivo un noto albergo crotonese. Due persone sono indagate in stato di libertà.

Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale aggravata - ipotizzata nei confronti di un indagato - e minaccia grave. Tra i destinatari del provvedimento anche due donne per aver occasionalmente favorito l'attività di nuove ragazze nel giro illecito.

L'operazione scaturisce da una indagine dei militari della Tenenza di Isola di Capo Rizzuto, coordinata dalla Procura di Crotone diretta da Domenico Guarascio, dalla quale sarebbe emersa l'esistenza del gruppo, la cui base operativa era a Isola di Capo Rizzuto, mentre l'attività di prostituzione si consumava prevalentemente a Crotone. Gli incontri in auto, secondo l'accusa, avvenivano in pieno giorno anche nel cuore della città, tra i vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati di stadio e ospedale e, persino, a ridosso dei parchi giochi.   

Pur essendo le donne a gestire in autonomia il procacciamento dei clienti, gli uomini ne garantivano l'accompagnamento e la successiva vigilanza. Il giro d'affari era imponente e totalmente sommerso. Gli accertamenti economico-finanziari, condotti dai militari della Tenenza in sinergia con il Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, hanno smascherato il lussuoso tenore di vita degli indagati a fronte di redditi dichiarati pari a zero. I clienti, espressione di ogni ceto sociale e professionale, giungevano anche dalle province di Catanzaro e Cosenza.    Le donne, secondo gli investigatori, "apparentemente consenzienti e soggette allo stigma sociale, erano in realtà vittime di una manipolazione psicologica da parte dei loro stessi mariti e compagni" che avrebbero usato i figli piccoli, portati in auto durante gli accompagnamenti, per eludere i controlli.    Uno degli indagati è accusato anche di violenza sessuale perché, avrebbe costretto anni fa una familiare, all'epoca minorenne, a subire ripetuti abusi, tentando anche di avviarla al meretricio.

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