
Lamezia Terme – Non sappiamo se la strategia del silenzio porterà a qualcosa di concreto, certo è che da quando è calato il silenzio da parte della Farnesina e dall'agenzia di stampa libica Lana sembra sia scemata l'attenzione a livello nazionale per la vicenda che vede coinvolti i due operai rapiti in Libia. Si lavora sottotraccia, la situazione nel Paese del nord Africa è critica, il governo di Ali Zeidan è in equilibrio precario e si sta cercando di raccogliere i voti necessari per farlo cadere. La zona in cui si trovavano a lavorare i due connazionali, la Cirenaica, è ad alta tensione perché divisa tra frange d'integralisti che cercano di avere il predominio del territorio. Una zona ad alto rischio, dunque, confermata dalle parole del console Federico Ciattaglia. In queste ore, comunque, si sta anche cercando di capire come mai, nonostante tale zona fosse considerata così pericolosa, ci fosse ancora chi viveva e lavorava proprio nell'area attorno alla città di Derna, il luogo dove sono stati rapiti Scalise e Gallo e dove stavano eseguendo dei lavori stradali per conto della General World. Un'area, quella vicino a Derna, invasa sia da gruppi jihadisti che da quelli vicino ad Al Qaeda che proprio in Cirenaica hanno, da tempo, invaso il territorio. Una situazione di equilibrio precario dove anche simboli italiani a Tripoli, proprio in queste ore, continuano ad essere bersaglio dei nostalgici di Gheddafi. Questo perchè l'Italia, secondo i gheddafiani, sarebbe "colpevole" di aver accolto per un addestramento a Cassino i militari dell'esercito del governo libico. Un nuovo raid "punitivo", infatti, è stato compiuto in queste ore nel cimitero italiano di Tripoli, uno dei pochi resti dell'epoca coloniale nel Paese nordafricano. Una situazione non semplice su cui sta via via calando il silenzio mentre dovrebbe rimanere alta l'attenzione per poter sperare di portare al più presto a casa Francesco Scalise e Luciano Gallo.
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