
Lamezia Terme - "Martedì 13 ottobre 2026 alle 19,00 la Chiesa di san Francesco di Paola nel quartiere di Sambiase a Lamezia Terme ha ospitato, promossa Pax Christi, una Veglia di preghiera per la 112^ Giornata mondiale del Migrante e del rifugiato. Era presente a curare le riflessioni dei presenti Padre Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano che opera a Castel Volturno di Castel Volturno, realtà ad alta densità migratoria dove è sorta la Casa Black & White https://blackandwhitecv.it/".
"Il filo conduttore che ha incanalato la riflessione è stato il Messaggio di Papa Leone del 27 Settembre 2026; il messaggio, ripreso da padre Filippo anche il giorno dopo nell’incontro con gli studenti del Polo Tecnico professionale (Ex Ragioneria) “Rambaldi – De Fazio”, ci invita “a volgere il nostro sguardo su aspetti diversi del complesso fenomeno migratorio, con al centro il dramma dei bambini coinvolti. “Migranti minorenni vulnerabili e senza voce”, li ha definiti Papa Francesco: “essi sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi quando per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari”. Dei bambini vulnerabili che hanno vissuto esperienze tragiche o che non ci sono più, vittime della fame, delle guerre, della crudeltà e dell’indifferenza dei potenti ha parlato padre Filippo".

"A conclusione della veglia, intessuta di canti di dolore e di speranza, gli intervenuti hanno assistito, con forti risvolti di commozione, al dialogo immaginario (lamento civile) a due voci tra un bambino morto e la mamma “Moussa Diarra-Corpo estraneo”, tratto dal libro “Alla sinistra del Padre. Lettere per resistere” (Gabrielli Editore), del prete veronese Marco Campedelli. Il Bambino, avvolto in un sacco di plastica, si rivolge alla madre e dice: Mamà, non tutti i corpi sono uguali. Io sono un corpo estraneo qui… “Ma che significa corpo estraneo? Chiede la mamma. “E’ come una lisca di pesce che ti resta conficcata nella gola, e la devi sputare; io sono la lisca di pesce conficcata nella gola di questo corpo sociale. Mi hanno sputato mamà . Sono un corpo estraneo".
"Un dialogo struggente che pone alcuni interrogativi che esigono una risposta: Il contenuto della veglia sollecita con forza il Cristiano a scegliere se farsi sacerdote o levita che volta le spalle al Giudeo ferito; oppure convintamente Samaritano, anche se straniero ed eretico, che lo soccorre? Quale Vangelo bisogna seguire? Quello dell’amore fatto di aiuto concreto e compassionevole: “chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me” oppure chi considera il minore, solo e venuto da lontano, una lisca di pesce che ostruisce la gola del nostro corpo sociale e, per tale ragione da sputare? A quale Vangelo fanno riferimento i tanti fedeli raccolti nelle nostre Chiese, mentre si battono tre volte il petto davanti all’altare di Cristo? A chi affidano la loro salvezza? “Anche tu sei mio fratello, anche Tu sei uguale a me. Non importa se sei rosso, se sei giallo oppure nero; hai le stesse mie mani sei un ragazzo come me”. Questo ritornello del canto iniziale ci impone di non considerare nessuno un estraneo o addirittura uno scarto della nostra società”.
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