
Lamezia Terme - Un eloquio trascinatore, sul filo della più spontanea teatralità, quello di Pietrangelo Buttafuoco, scrittore, giornalista, filosofo, conduttore televisivo, primo ospite della sedicesima edizione de “Il Sabato del Villaggio”, l’ormai storica rassegna culturale condotta da Raffaele Gaetano, che quest’anno avrà come tema la creatività. E difatti Buttafuoco più che un intellettuale ama definirsi un artista, creatore di storie capaci – come in quest’occasione – di “far incontrare le persone”.
L’ultima è contenuta nel romanzo “Sono cose che passano” edito da La nave di Teseo, in cui mette in scena ancora una volta la sua Sicilia attraverso un’ambientazione che si muove fra Cefalù e Capo d’Orlando. Ne sono protagonisti una coppia di nobili d’altri tempi, che pur abitando gli anni ’50 del secolo scorso, vivono in una forma cristallizzata d’eleganza, capricciosa e affascinante, che riporta indietro di quasi mille anni, mostrando la caducità del mondo e allo stesso tempo la sua eternità. Gli zii di lei sono del resto i fratelli Piccolo: Lucio, il noto poeta novecentesco; Casimiro, il mago spiritista; Agata Giovanna, psicanalista e botanica. Attorno a loro una serie di aneddoti molto saporiti, e varie comparse d’eccezione, da Ezra Pound ad Alester Crowley, in un libro che ha il sapore delle cose oscure, vane e bellissime di cui solo certe anime in via d’estinzione sanno compiacersi. Buttafuoco – che, secondo le parole del sindaco Mascaro “sa incantare con le parole” – sembra essere una di quelle, e lo rivela raccontando al pubblico storie incredibili – sull’esilio a Lipari di Curzio Malaparte, sull’arrivo di Michelangelo Antonioni alla villa Orlandina dei Piccolo, sul soggiorno siciliano di Juan Carlos di Borbone. Storie che sanno ammaliare come le tracce di una nobiltà che forse non esiste più, ma che a passo di danza difende le proprie vestigia con lo scudo dell’ironia, fino alla morte. Una morte che per Buttafuoco è in fin dei conti presenza eterna.
Giulia De Sensi


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