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Lamezia Terme - Martedì scorso è stato presentato il libro di Giovanni Amendola, matematico e teologo, dal titolo “Dio al crocevia. Come credere nel XXI secolo” (Paoline). Dopo la breve presentazione del rappresentante di Pax Christi Lamezia Nino Campisi, movimento promotore dell'evento, vi è stata l'introduzione del prof. Salvatore Diodato, filosofo, che ha presentato i relatori evidenziando la stringente attualità dell'argomento, ha preso la parola il prof. Filippo D'Andrea, teologo e filosofo, che ha esordito cogliendo la linea di garanzia dottrinale del libro nel Catechismo della Chiesa Cattolica ed approdando sul tornare a “fare esperienza di Dio, come sentiero preferenziale del credere nel tempo contemporaneo”.

“Sono innumerevoli i teologi ed i filosofi convocati nel libro che percorrono tutta la storia del pensiero cristiano e non, - prosegue - offrendo un impostazione in tre sentieri: Mistico-logico da sant'Anselmo a Wittgenstein, Eucaristico-cosmologico da san Tommaso a Teilhard De Chardin, antropologico da Kant a Rahner per arrivare al primato del camminare nella 'realizzazione di Dio', nel senso di vivere l'esperienza cristiana nella propria esistenza come qualificazione dell'essere incarnato in Cristo e nella ricerca di senso”. E, concludendo ha affermato che “il volume offre una valida originalità riprendendo, con le categorie teologiche attuali, antiche sensibilità di autocoscienza credente ed ecclesiale fondate sul primato della conversione spirituale-rinnovamento permanente nell'identità fondante del Vangelo che rende il necessario dialogo interreligioso e culturale, autentico e fecondo. Si tratta di trovare un equilibrio dialettico tra ciò che si è e chi è l'altro (fedi, culture, storie). Relazione indispensabile tra i due poli che si trova nell'incrociare il Dio del Gesù della storia e del Cristo della fede, presente in forme, modi e densità diversi, in ogni credo e popolo, come viene colto del Concilio Ecumenico Vaticano II sulla scorta di convincimenti teologici e di coscienza evangelica maturati in duemila anni di esperienze di Chiesa viva e pensante”.

Il prof. Giovanni Amendola, docente di “crocevia” giacché è di Matematica ed Informatica all'Unical e di Teologia all'Istituto Teologico Calabro, con un linguaggio chiaro e incisivo, oltre che piacevole, ha condotto i presenti nei contenuti del suo lavoro con passione e significatività, tra il suo pensare e la sua vita concreta dando testimonianza di un personale itinerario sperimentato negli anni sempre nel “crocevia” tra la vita interiore e quella esistenziale, dagli anni di formazione strettamente religiosa e quelli da adulto con la scelta di farsi una famiglia.

Infatti due suoi volumi li ha dedicati alle figlie, quasi per saldare la propria crescita di fede alla propria crescita umana. Il suo dire è stato convincente, probabilmente perché non proviene da studi disincarnati, fuori dalla pratica di vita, ma sono verificati da un sentiero personale di consapevolezza e crescita.

Nel corso della relazione ha citato, tra altro, il fondatore del movimento “Darsi pace”, Marco Guzzi, autore della prefazione del libro, rilevando l'importanza del suo impegno pluriennale dedito alla promozione di “Laboratori della fede” per crescere insieme nel fare 'esperienza di Dio', tanto urgente in questo tempo di crisi antropologica.

Il prof. Amendola ha fatto nascere tra il pubblico una forte curiosità di leggere e riflettere su questa sua fatica editoriale che può essere colta come un dono per la coscienza cristiana contemporanea.

Le conclusioni sono state affidate al Priore del Convento padre Vincenzo Arzente, che lo conosce fin dai tempi giovanili: “il professor Giovanni Amendola lancia una sfida cruciale alla teologia e alla cultura contemporanee: liberare l'Assoluto dalle gabbie dell'astrazione logica per restituirlo alla concretezza del vissuto”. E procede, toccando l'esperienza di Paola dell'Autore: “C'è una perfetta sintonia tra l'appello di Amendola a una fede capace di abitare le transizioni del presente e la testimonianza dei Minimi, in cui la spiritualità si misura sulla capacità di farsi carico della sofferenza altrui nella quotidianità”. E prosegue affermando la sintonia teologica del libro con l'orizzonte liturgico dell'avvicinarsi dell'Avvento, riferendosi ad un originale teologo francese del XVII secolo, il beato fra Nicole Barré dell'Ordine dei Minimi e fondatore della Congregazione delle Suore del Bambino Gesù da decenni a Sambiase e molto amate per la loro presenza concreta e vicino ai sofferenti ed all'infanzia: “Al cuore della dottrina del beato Barré pulsa la certezza che il mistero del Natale non sia un evento confinato al passato, ma un fatto perenne: bisogna che Dio si faccia in noi”. Per cui, “Il dolore, la gioia, il limite e la relazione con l'altro non sono più distrazioni dal divino, ma i fili stessi con cui Dio tesse la Sua presenza nella storia dell'uomo”.

Il volume sarà presentato in diverse località calabresi nei prossimi mesi.

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