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Lamezia Terme - Nella Chiesa Santuario B.V. Maria S.S. del Soccorso a Magolà di Lamezia retta da Don Carlo Cittadino si è svolta la presentazione del volume “Martiri per la giustizia. Martiri per il Sud. Livatino, Puglisi, Diana, Testimoni della Speranza” a cura di Massimo Naro e Sergio Tanzarella. Vi sono stati i saluti di accoglienza del Parroco che ha ringraziato calorosamente i presenti accorsi numerosi, lo Storico del cristianesimo prof. Sergio Tanzarella, docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, sez. San Luigi Gonzaga a Napoli, alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e Fondatore e Presidente dell'Istituto di Storia del Cristianesimo, nonché autore di innumerevoli volumi tra i quali l'Opera Omnia su don Milani, la biografia più autorevole su don Peppe Diana, suo allievo al Seminario di Posillipo, e tanti altri prestigiosi lavori storici; ed il prof. Filippo D'Andrea, promotore e moderatore del convegno, Referente della Pontificia Accademia di Teologia e delegato per la Calabria dell'Istituto di Storia del Cristianesimo.

Sergio Tanzarella ha tracciato con alta competenza le figure di don Puglisi, don Diana ed il Giudice Livatino sottolineando il loro martirio di significato profondamente cristiano ed il coraggio con cui hanno testimoniato, ciascuno nei modi del loro stato esistenziale, la loro fede nell'impegno formativo e sociale, nell'orizzonte della pastoralità i due sacerdoti e nel campo della giustizia istituzionale il Magistrato. L'illustre Studioso, casertano, ha tracciato un'analisi della realtà di Casal di Principe nei tempi di don Peppe Diana e la situazione attuale dal dopo martirio sacerdotale e, pur con grande realismo, ha donato fiducia nella capacità del Sud di sollevarsi dal sentimento di rassegnazione e fatalismo. Anche l'esempio fino al sacrificio della vita di don Pino Puglisi è stato trattato come seme di risurrezione civile ed etica, offrendo ai partecipanti al convegno parole di fiducia e speranza sociale.

Il Giudice Livatino, il primo magistrato beatificato, che consacrò la sua vita “Sotto la protezione di Dio”, come scrisse nel suo diario con l'acronimo “STD” (Sub Tutela Dei), disse con grande effetto questa indiscutibile verità: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Don Pino Puglisi, anche lui beato, regalò fiducia collettiva col suo martirio, e resta indimenticabile la sua famosa frase: “Se ognuno fa qualcosa allora si può fare molto”. Invece del Prete martire di Casal Di Principe, di cui è stata avviata la causa di beatificazione, rimane indelebile la lettera che scrisse con suoi confratelli dal titolo coraggioso e netto: “Per amore del mio popolo non tacerò” che ispirò i vescovi della Campania. Un documento di grande attualità: “le chiese oggi hanno bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla realtà; in particolare dovranno fare promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”. Un documento in cui viene scritto con chiarezza l'appello “Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo 'profetico' affinché gli strumenti della denuncia e dell'annuncio si concretizzano nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili”.

Filippo D'Andrea, nel suo intervento, ha ricordato l'alto magistrato e presidente dell'Azione Cattolica Lametina, Francesco Ferlaino, ucciso il 1975, mentre stava occupandosi di un processo sulla mafia siciliana, e dei due giovani netturbini, Scouts lametini, vittime innocenti della 'ndrangheta. Ma anche di due sacerdoti, uno calabrese di nascita ed un altro di adozione, che hanno combattuto con la formazione della coscienze cristiane e dell'impegno sociale, ambedue vittime di attentati mafiosi, come don Italo Calabro deceduto il 1990, di Reggio Calabria, in corso di beatificazione e don Giorgio Pratesi, salesiano romano, presente a Locri fino alla sua morte, il 2000.

D'Andrea ha ricordato anche la figura di padre Giovanni Vercillo, religioso di san Francesco di Paola e poeta, suo amico e straordinario formatore di coscienze di centinaia di giovani negli anni '70- '80 a Sambiase di Lamezia Terme, e deceduto il 1990 a soli 46 anni, su cui ha pubblicato il libro “Padre Giovanni Cozzolino. Sorriso di Dio. Giovani, Carità, Mistero”con la postfazione di padre Vincenzo Arzente, ancora giovane seminarista, che lo ha accudito negli ultimi mesi della sua vita al Convento di Paola, e la prestigiosa prefazione di Sergio Tanzarella.

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