
Lamezia Terme - Una storia calabrese, che fa rivivere i quartieri ai margini di una Lamezia mai citata, negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza dell’autore, il giornalista e scrittore Antonio Cannone, che raggiunge con questo romanzo il traguardo della maturità: “AMalavita”, Edizioni Città del Sole, è un libro che si può leggere in diversi modi, proprio come il titolo. Un romanzo in cui si può scegliere di mettere l’accento sul degrado, o sui semi di speranza che la penna getta lungo la strada che lo attraversa. “Non una storia di ‘ndrangheta”, secondo il responsabile di Città del Sole Franco Arcidiaco, ma semplicemente uno spaccato sociale in cui la criminalità organizzata fa parte della vita e si respira come l’aria, insieme a tutto il resto – povertà materiali e culturali, abusi e soprusi, violenza sulle donne, riti tribali di iniziazione all’età adulta. Il tutto visto attraverso gli “occhi di brace” di Totò, il giovane protagonista, che ardono di una voglia di riscatto difficile da saziare. Attorno a lui personaggi così realistici da richiamare, come osservato dai relatori Ugo Floro e Luigi Muraca, la narrativa di Pasolini, di cui Antonio Cannone è fervido lettore. C’è il boss del quartiere, don Ciccio, che tiranneggia quale amministratore unico di una giustizia che non esiste, basata sul codice non scritto dell’illegalità.

Ad appoggiarlo personaggi “grigi” della borghesia, fra cui un bancario senza troppi scrupoli, talmente cosciente del suo crimine da preservare accuratamente il proprio figlio da qualsiasi coinvolgimento: Leo è “un ragazzo per bene”, uno di quelli che vivono al di qua del muro oltre il quale si muove una gioventù che vive, o sopravvive, in un degrado al quale cercherà di ribellarsi. Oltre quel muro vive anche Totò, che si troverà a dover scegliere, come tutti, fra diverse strade, compresa quella della malavita. Dunque, un romanzo di formazione ma anche una denuncia civile nei confronti di un modello di società strutturato, difficile da eradicare ma possibile da descrivere e analizzare per rendere le giovani generazioni capaci di operare, appunto, la scelta giusta.
Giulia De Sensi


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